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Primo Maggio. Il lavoro rende liberi se la scuola forma uomini liberi

Come dovrebbe essere una scuola connessa alla democrazia e allo sviluppo?

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Partiamo da un dato di fatto. L’istruzione è finalizzata alla crescita economica. L’unico orizzonte è dato dal Pil. Ciò contiene implicazioni importanti. La semplificazione meccanica dei rapporti tra scuola e crescita implica effetti sbagliati sull’idea stessa di scuola. Alla crescita economica, e quindi al mercato del lavoro, servono innovazioni tecnologiche. E queste innovazioni non esistono senza una buona istruzione nel campo delle hard sciences. Ecco che alle scuole si chiede un impegno preminente nelle discipline tecniche e scientifiche. Siamo quindi sottoposti da decenni a un’ondata scentistica che, tra l’altro, come dimostrano i dati, almeno in Italia, ha avuto scarsi successi. Siamo tra gli ultimi per competenze matematiche e scientifiche. In aggiunta, facciamo ancora peggio nelle competenze linguistiche. Insomma, la scuola serve a produrre lavoratori perché la nazione cresca economicamente. Salvo poi verificare che spesso serve a produrre disoccupati.

Questo, semplificando, è il collegamento tra scuola e crescita economica. Collegamento che non ha mai funzionato completamente e che, in alcuni paesi come l’Italia, registra continui fallimenti. E quando funziona, a beneficiarne sono in pochi.

Per molti economisti e politici progredire significa incrementare il prodotto nazionale lordo, quindi non esiste altro obiettivo che la crescita economica. Questo approccio non favorisce certo la sensibilità verso la distribuzione della ricchezza e verso le disuguaglianze. Per i partigiani della crescita economica l’istruzione classica, le arti, le lettere, gli studi umanistici, sono inutili nella scuola, poiché non necessari al successo economico personale o del Paese. Anzi, possiamo affermare che questi signori, come scrive Martha Nussbaum, le arti le temono. “Infatti, la sensibilità simpatetica coltivata e sviluppata è un nemico particolarmente pericoloso dell’ottusità, e l’ottusità morale è necessaria per realizzare programmi economici che ignorano le disuguaglianze.” Ecco perché i programmi letterari e di educazione artistica a tutti i livelli vengono tagliati in favore delle materie tecniche.

Per farla breve, una scuola collegata alla crescita economica, tende a produrre disuguaglianza, scarsa sensibilità alle questioni redistributive della ricchezza, scarsa importanza a argomenti di benessere quali la partecipazione, la democrazia, la cittadinanza consapevole, le libertà politiche, i diritti sociali e civili. Quindi il tema è sostanzialmente legato alla domanda: vogliamo un’istruzione per la crescita economica e per il profitto o una scuola che semina cultura per la democrazia e lo sviluppo? Nell’ultimo caso occorre un Paese che garantisca ad ognuno le “giuste opportunità di vita, libertà e ricerca della felicità.” Ciò vuol dire che nei ragazzi debbano svilupparsi delle capacità essenziali di cui un Paese attraverso il sistema scolastico e di welfare deve farsi carico.

La Nussbaum ha elaborato una tassonomia delle capabilities che costituiscono la soglia per cui una vita possa essere considerata all’altezza della dignità umana, e che quindi ogni governo dovrebbe garantire: a) vita; b) salute e integrità fisica; c) sentimenti; d) altre specie; e) gioco; f) controllo del proprio ambiente. Ma, per fare in modo che le generazioni future possano uscire dal “disincanto” per trovare delle certezze e/o delle possibilità di mettersi alla prova è necessario definire una proposta educativa che si rifà ad alcune delle capacitazioni previste nella tassonomia, ovvero:

Sensi, immaginazione e pensiero. Poter usare i propri sensi, poter immaginare, pensare e ragionare, avendo la possibilità di farlo in modo “veramente umano”, ossia in un modo informato e coltivato da un’istruzione adeguata, comprendente alfabetizzazione, matematica elementare e formazione scientifica, ma nient’affatto limitata a questo. Essere in grado di utilizzare l’immaginazione e il pensiero in collegamento con l’esperienza e la produzione di opere auto rappresentative, di eventi scelti autonomamente, di natura religiosa, letteraria, musicale, e così via. Poter usare la propria mente tutelati dalla garanzia di libertà di espressione rispetto sia al discorso politico che artistico, nonché della libertà di culto. Poter fare esperienze piacevoli ed evitare dolori inutili.

Ragion pratica. Essere in grado di formarsi una concezione di ciò che è bene e impegnarsi in una riflessione critica su come programmare la propria vita (ciò comporta la tutela della libertà di coscienza e di pratica personale e professionale).

Appartenenza. a) poter vivere con gli altri e per gli altri, riconoscere e preoccuparsi per gli altri esseri umani, impegnarsi in varie forme di interazione sociale ed essere in grado di immaginare la condizione altrui (proteggere questa capacità significa proteggere le istituzioni che fondano e alimentano tali forme di appartenenza e anche tutelare la libertà di parola e di associazione politica); b) disporre delle basi sociali per il rispetto di sé e per non essere umiliati; c) poter essere trattati come persone dignitose il cui valore eguaglia quello altrui. Questo implica tutela contro la discriminazione

Una scuola davvero connessa alla democrazia e allo sviluppo dovrebbe prevedere l’obbligatorietà fino a 18 anni, con un percorso scolastico che parte dalle materne e si chiude al liceo per tutti. Seguono due anni di specializzazione, a scelta, dove entrano in campo la tecnica, le scienze applicate, le discipline necessarie per l’ingresso nel mondo del lavoro. E’ preferibile studiare tre anni in più, anziché vagabondare inutilmente nel mercato del lavoro per chissà quanti anni ancora.

E, per chi lo desidera, i successivi 4 anni di università per le professioni, per la qualificazione delle competenze in diverse aree.

Ciò richiede strutture scolastiche completamente diverse dalle attuali. Ben fatte, accoglienti, ricche di spazi e di socialità. Quelle che funzionano dal lunedì al venerdì dalla mattina al tardo pomeriggio. Fornite di mense, palestre, laboratori artistici, biblioteche, mediateche, sala teatro, spazi dedicati alle tecnologie digitali. Una scuola bella e utile, necessaria. Una scuola che ti porta in viaggio, favorisce gli scambi con altri mondi e che sappia accogliere gli studenti viaggiatori degli altri mondi. Strutture scolastiche che siano cantieri di apprendimento e di sviluppo delle capacitazioni individuali e sociali. Cantieri di bellezza.

Insegnanti che siano anche educatori, preparati e perciò ben pagati. Ai quali sia restituita l’autorevolezza che è stata fatta a pezzi, anche per loro responsabilità.

I partigiani della crescita economica direbbero che una scuola così, sarebbe troppo costosa. Per loro natura questi signori non considerano i costi dei Neet, i costi dell’ignoranza, i costi sociali dello spaesamento di milioni di ragazzi destinati a crescere nell’incertezza e, spesso, nell’ottusità che tanto fa comodo alle élite dominanti. Non considerano i costi di un sistema scolastico e formativo che fa acqua da tutte le parti. E’ così che lo vogliono.

Occorrono 30 anni per i primi risultati, se si comincia subito. Ma ne vale la pena. E’ in gioco il futuro della democrazia e del lavoro che sarà.

Il lavoro rende liberi se la scuola forma uomini liberi.

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