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Aprire un negozio in Italia, siamo il paese più complicato nella UE

L’Italia, nello studio realizzato, ha fatto segnare un indice di 4,5 su 5, aggiudicandosi la maglia nera tra i 28 Stati membri relativamente alle restrizioni nell’apertura di nuovi negozi

Lo si dice sempre come un luogo comune, quello che l’Italia, per via della sua lenta e complessa burocrazia, è il paese in cui si riscontrano più difficoltà ad aprire una nuova attività. Ora questa diceria viene confermata anche dalla Unione Europea, che attraverso un indicatore ad hoc messo appunto dalla Commissione indica che il nostro paese è il più complicato per aprire un nuovo negozio e dove cominciano a pesare in modo rilevante anche le restrizioni che vengono imposte alle attività. Uno studio che ha la finalità di fornire una spinta alla risoluzione di questa situazione stagnante, grazie anche alle 28 linee guida non vincolanti realizzate appunto dalla UE che hanno la finalità di rafforzare la competitività del settore commercio al dettaglio nel territorio dell’Unione Europea.

Vista in quest’ottica aprire un negozio in Italia sembra essere una sorta di mission impossibile, sicuramente ci sono delle difficoltà tangibili dal punto di vista burocratico e una confusione generata dall’accozzaglia di norme e autorizzazioni necessarie, ma Enti e Istituzioni stanno mettendo in campo una serie di misure, agevolazioni e opportunità su tasse e partita IVA che rappresentano un interessante e un tangibile aiuto per chi vuole intraprendere il sogni di avviare una propria attività indipendente. In tale direzione vanno anche i nuovi servizi web, come la sezione del portale contributipmi.it, che offre un supporto valido e continuo per coloro che vogliono avere dettagliate informazioni su come aprire un negozio e affiancando gli interessati nello svolgimento delle pratiche burocratiche e nella richiesta di eventuali finanziamenti.

Tornando agli indicatori messi a punto dalla Commissione Europea, tra le misure che vengono consigliate ai paesi membri per agevolare il commercio al dettaglio, troviamo l’eliminazione delle restrizioni relative agli orari di apertura dei negozi, e quelle relative all’apertura di una nuova attività commerciali. Parallelamente a queste indicazioni, la UE consiglia anche il sostegno dei piccoli negozi storici presenti nelle varie città, che oggigiorno sono sempre più penalizzati dalla continua apertura di nuovi centri commerciali da una parte e soffocati dall’inarrestabile ascesa delle vendite via web dall’altra.

L’Italia, nello studio realizzato, ha fatto segnare un indice di 4,5 su 5, aggiudicandosi la maglia nera tra i 28 Stati membri relativamente alle restrizioni nell’apertura di nuovi negozi. A determinare questo elevato punteggio sono alcuni parametri restrittivi che nel nostro stato pesano in modo consistente verso coloro che cercano di aprire un’attività, come la questione delle dimensioni, i requisiti per i dati economici, le limitazioni dovuto alla localizzazione e il numeri di Enti o entità da contattare per l’avvio delle necessarie pratiche. Significativo per il rallentamento delle pratiche sono anche il numero di permessi necessari e la necessità di presentazione di valutazioni d’impatto.

Altri paesi dove è complicato aprire un negozio sono il Lussemburgo, Cipro e Gran Bretagna, mentre quelli in cui è più semplice sono l’Estonia, Lettonia, Slovacchia, Bulgaria e Repubblica Ceca. Per quello che concerne invece le restrizioni alle attività che possono essere svolte in un negozio l’Italia si trova a metà classifica UE, in questo caso le misure impattanti messe in atto nel nostro paese sono quelle relative alla limitazione su saldi e vendite promozionali e a ruota quelle relative ai canali di distribuzione. Il paese più restrittivo in questo campo è la Francia, a causa di tasse, rari, distribuzione e saldi, seguita da Spagna e Romania. I paesi più liberali risultano invece Irlanda, Estonia e Ungheria.