Confesercenti Potenza: “prova del nove” per la ripresa economica regionale

"Le piccole medie imprese hanno bisogno di tornare a correre"

I nove punti – fisco, burocrazia, giustizia efficace, più credito alle imprese, innovazione e competitività, internazionalizzazione-made in Italy, turismo, lavoro formazione, una nuova Europa – che la presidente nazionale di Confesercenti Patrizia De Luise ha presentato all’assemblea nazionale di Reteimprese Italia sono la “prova del nove” per la ripresa economica, che passa attraverso le piccole e medie imprese, anche nella nostra regione. Lo afferma il presidente provinciale di Potenza di Confesercenti Giorgio Lamorgese.

Senza azioni e misure nazionali a breve e medio termine, con l’auspicio di avere al più presto un Governo del Paese – aggiunge – non sarà possibile alcuna ipotesi di rilancio che a livello regionale si sta faticosamente perseguendo, soprattutto in queste settimane segnate dall’esercizio provvisorio in Regione che si ripercuote ancor più negativamente sulle pmi. Penso al fisco: un aumento dell’IVA, in questa fase, potrebbe cadere come un macigno sulla crescita, una stangata che potrebbe portarci a bruciare oltre 23 miliardi di euro di consumi delle famiglie.

Le PMI hanno bisogno, per tornare a correre, anche dell’allargamento dell’area di esenzione dell’Irap, dell’esclusione dall’IMU degli immobili strumentali e dell’introduzione dei canoni concordati a cedolare secca per i locali destinati alla produzione o alle attività commerciali. E poi per sbloccare lo sviluppo dobbiamo agire anche sulla zavorra della burocrazia, che ogni anno, come ha ricordato la presidente De Luise, costa alle nostre imprese 22 miliardi di euro. E tra gli obiettivi di semplificazione, c’è anche la necessità di una giustizia più certa e rapida. I processi civili non possono durare, in media, 991 giorni. È un’enormità, soprattutto se si considera che ogni anno si aprono circa 500mila contenziosi.

Per noi – dice ancora Lamorgese – tra le questioni strutturali da risolvere prioritariamente c’è anche la carenza di credito, motore degli investimenti – e quindi dello sviluppo – delle PMI. Dal 2011 ad oggi, il credito bancario alle imprese è diminuito del 20%.Un vero crollo, che ha inciso particolarmente sulle prospettive di crescita, visto che quello bancario è il canale principale di finanziamento delle PMI in Italia. Siamo inoltre convinti che la competitività delle imprese e del Paese passi proprio attraverso la diffusione dell’innovazione. Un’innovazione che va intesa in senso allargato, non solo come ricerca e investimenti in tecnologia.

Quanto al lavoro e alla formazione, di fondamentale importanza, per tutte le imprese, è invece non fare passi indietro. Per questo diciamo no all’introduzione del salario minimo per legge ma anche ad ulteriori riduzioni alla durata dei contratti a tempo determinato; chiediamo anzi di individuare un regime che regoli meglio il lavoro occasionale, orfano dei voucher. Ma ogni sforzo sul piano del lavoro, però, sarà reso nullo se non faremo progressi anche sul fronte della formazione. La formazione è un elemento chiave anche per le piccole attività: per questo va ripristinato lo sgravio contributivo del 100% nei primi tre anni del contratto di apprendistato per le imprese con meno di dieci dipendenti.

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