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Tenta il suicidio recluso nel Cie di Palazzo San Gervasio. “Fatelo uscire”

L'appello della compagna Andra: "Non è un numero è una persona, portatelo in ospedale o affidatelo a me"

Riceviamo, in redazione, da Andra Silvia Ntareanu, questa mattina, una telefonata disperata. Lei è a Perugia, cittadina europea di origini rumene, i suoi documenti sono in regola. Il suo ragazzo Karim, o meglio il numero 175, recluso nel Centro di identificazione ed espulsione di Palazzo San Gervasio. Andra ci racconta della situazione di Karim Oussii, tunisino, già protagonista di reati commessi in Italia. Il ragazzo avrebbe problemi di salute mentale. Andra ci chiede di pubblicare il suo appello.

Nei giorni scorsi Karim avrebbe ingoiato oggetti (pezzi di vetro, chiavi, e altro) e ieri mattina, 5 maggio, si sarebbe tagliato le vene. “Lo hanno soccorso – ci dice Andra a telefono – e poi lo hanno portato in infermeria, senza portarlo al pronto soccorso di un ospedale, lo hanno rimandato nella sua camera” Adesso lui – continua Andra – non può mangiare e gli danno solo medicine per farlo dormire”.

Karim, nelle sue condizioni non potrebbe rimanere in quel Centro, dovrebbero ricoverarlo in un ospedale. Andra non riesce ad avere notizie più precise.

Quello che sa lo deve ad un amico di Karim che per telefono le ha raccontato la situazione di questi giorni.

Karim è una persona a rischio di suicidio e non può stare in quelle condizioni in quel Centro. E’ anche affetto da allergie. Andra ci invia le foto di alcuni documenti che dimostrano le gravi condizioni di salute di Karim.

Non sapevo a chi rivolgermi è ho chiamato voi, ci dice Andra. Al Centro non mi rispondono e quando qualcuno mi risponde mi dice sempre: “signora sta dormendo.”

Karim ha due figli minorenni sul territorio italiano.

Qual è l’appello che vuole fare alle autorità? Andra non ha dubbi: “Portate Karim in ospedale, o affidatelo a me che sono la compagna, cittadina europea che risiede in Italia regolarmente a Perugia. Karim non è un numero, il numero 175, ma una persona che ha bisogno di aiuto”.

Volevamo ascoltare i gestori del Cie, ma non c’è stato verso.