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La Basilicata ha bisogno di Senso. Le promesse di cambiamento l’hanno distrutta

I programmi elettorali sono niente altro che un elenco di significati senza direzione

Cambiare che cos’é. Che cosa significa davvero in politica, cambiare. Nella storia il cambiamento è stato sempre l’anticamera di una nuova conservazione. L’affermazione di nuove élite, o se volete, di nuovi sistemi di potere.

“Il vecchio” prima di essere superato dal nuovo, era esso stesso nuovo, generato da un cambiamento precedente. E allora diciamo che il cambiamento si muove in un quadro ciclico, ma non necessariamente evolutivo. Ogni cambiamento genera, nel tempo determinato dalle circostanze storiche, altro cambiamento. E’ un ciclo che muove in una o più direzioni. Quando cammini sulla strada incontri scenari sempre diversi. Muovendoti da un posto all’altro, le cose intorno a te cambiano, ma tu sei sempre lo stesso, fino a quando le cose non ti cambiano e fino a quando tu non cambi le cose. In questa relazione tra cose che cambiano, che ti cambiano e che tu cambi, risiede il senso del cambiamento.

Senso inteso come significato e direzione. Se il significato non è coerente con la direzione, le cose ti cambiano senza che tu possa cambiare le cose. Se la direzione ha nulla o poco a che fare con il significato le cose non cambiano secondo le tue previsioni, anche se tu provi a cambiarle. Insomma, il cambiamento ha bisogno di Senso.  

Un esempio di cambiamento senza senso è dato dalla recente vicenda sulle decisioni governative circa l’immigrazione, Aquarius, e il censimento dei Rom. Politicamente in questo caso il cambiamento è stato proposto con un significato abbastanza chiaro: sicurezza dei cittadini e tutela degli interessi degli italiani. Questo significato sembra essere stato accolto da una parte importante della popolazione. Il problema nasce però in quella parte del senso che si chiama direzione. Quel significato in quale direzione porta? Quindi qual è il senso di quel cambiamento? In questa prospettiva i cittadini sono a rischio inganno. Perché quel significato, prendendo una direzione pericolosa, potrebbe mutare il senso e produrre un cambiamento indesiderato: le cose ti cambiano, ma tu non cambi le cose. Lo stesso si dica per la situazione che stanno vivendo gli elettori del M5S. Il cambiamento che hanno sbandierato in questi anni, subisce oggi una crisi di senso. I significati sono continuamente disturbati dalla realtà dei fatti che non mutano, la direzione è annebbiata dalle contraddizioni seminate dalla Lega sulla strada della coerenza interna al ragionamento politico dei 5S.

Nella prossima campagna elettorale regionale, come da consuetudine, tutte le forze in campo utilizzeranno la parola “cambiamento”. Una parola che ha ingannato spesso i popoli. Questa volta i cittadini devono provare a non farsi ingannare. Come? Chi propone il cambiamento deve dimostrare con quale armamentario sociale e approccio politico intende mettere in moto i mutamenti.

Chi propone il cambiamento deve dire prima e con chiarezza come intende attraversare il percorso, con quali strumenti e opzioni sia politiche sia sociali. Deve rendere visibile il punto di partenza e il punto di arrivo e cioè la direzione. Deve dimostrare la verità della coerenza tra significato e direzione. Semplificando, deve convincere in relazione a cosa, perché, come e quando. Il perché è il significato, il come e quando sono la direzione. Facciamo un esempio per capirci. Qualcuno propone un significato (aiutare i poveri) e una direzione (moltiplichiamo le mense per i poveri).  Aiutare i poveri può essere condivisibile, ma il come può essere discutibile. Eppure quel significato così generico e semanticamente ambiguo è molto coerente con quel tipo di direzione (le mense).

Se il significato cambia e diventa “liberiamo i poveri dalla loro condizione”, cambia anche la direzione: reddito minimo, di inclusione, investimenti nei settori ad alta intensità di lavoro, investimenti nel welfare sociale, nella scuola, e così via.

Sia nel primo che nel secondo esempio siamo in ogni caso in una condizione di chiarezza. Sono cioè resi espliciti sia il significato sia la direzione. Il cittadino può decidere, sulla base delle sue inclinazioni, delle sue conoscenze, delle sue competenze a quale delle due proposte di cambiamento aderire.

Tuttavia, accade spesso che il politico, il partito politico, il candidato rendano esplicito soltanto il significato. Un significato quasi sempre sintetizzato in uno slogan con lo scopo di attrarre il consenso tout court. E’ qui l’inganno. Intorno ad un significato privo di direzione e quindi intorno ad una proposta di cambiamento privo di senso, si aggiungono il carisma del politico o magari la sua presunta credibilità. Il tutto si espande in un campo emotivo congiunturale che caratterizza la popolazione e il gioco è fatto. Salvo poi scoprire, per esempio, che i significati delle proposte della Lega, vanno in una direzione assolutamente pericolosa, inconcludente, illusoria e in fine deludente per i cittadini che al quel significato hanno aderito. Salvo poi scoprire, per fare un altro esempio che riguarda la Basilicata, che il significato “Petrolio, lavoro, ricchezza” anziché migliorare le condizioni dei lucani, le ha peggiorate.  La “rivoluzione” di Marcello Pittella si è trasformata in “involuzione”. Se riflettiamo un attimo, i programmi elettorali sono niente altro che un elenco di significati senza direzione.

E quindi? Niente. In questa prossima campagna elettorale bisogna fidarsi soltanto di chi propone cambiamenti che abbiano un senso. Un solo esempio e concludo. Tutti diranno: lavoro ai giovani! Bene. Perché il politico sia credibile, deve dirmi: a) la condizione di partenza, e cioè tutti gli indicatori attuali relativi alle condizioni occupazionali dei giovani in Basilicata, per esempio tasso di occupazione giovanile N; b) in che misura quella condizione di partenza cambierà a metà mandato e a conclusione del mandato, N+; c) come, con quali strumenti, misure, risorse, politiche, intende cambiare quella condizione di partenza.

Quando insieme al significato esiste una direzione coerente, e cioè quando il cambiamento ha un senso, mi sento meglio tutelato sul versante delle competenze e della credibilità del politico. Perché tutti sono bravi a dire “lavoro ai giovani”, ma pochi sanno come fare. Tutti sono bravi a dire “cambiamento!” ma pochi sanno davvero di che cosa si parla. La Basilicata ha bisogno di profondi e radicali mutamenti di senso, ha bisogno di visioni, non di punti di vista. Buona fortuna.