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La Basilicata è vittima di un’economia “malata” e di una politica sciagurata

Un commento all’ultimo rapporto Bankitalia sulla situazione economica e sociale lucana nel 2017

L’ultimo rapporto di Bankitalia sulla situazione economica e sociale della Basilicata nel 2017 non ci rassicura per niente. Sono anni, ormai, dati e indicatori segnalano la necessità di misure economiche e sociali in grado di fornire qualche certezza per il futuro. Purtroppo così non è e così non è stato.

L’andamento congiunturale non ha favorito l’occupazione. È proseguito l’invecchiamento della forza lavoro regionale. E’ diminuita la propensione dei giovani a partecipare al mercato del lavoro.

Nel decennio 2006-2016 circa 7.000 laureati, quasi 15 ogni cento residenti con lo stesso titolo, hanno lasciato la Basilicata.

La perdita di giovani laureati riflette anche la scarsa domanda di lavoratori con maggiore capitale umano da parte delle imprese lucane. E ciò segnala una certa arretratezza del sistema imprenditoriale locale.

Il 40% delle famiglie lucane è a rischio di esclusione o di povertà. La disoccupazione giovanile passa dal 34,2%al 38,1% . Il tasso di occupazione delle donne è attestato a livelli preoccupanti: 37,3%.

Nel 2017 il reddito disponibile delle famiglie lucane si è lievemente ridotto rispetto all’anno precedente in termini reali. Tuttavia, è aumentata la domanda di prestiti per il finanziamento della spesa per consumi. E questo non è un dato rassicurante.

L’economia lucana è ancora molto dipendente dall’industria dell’auto e da quella petrolifera. Industrie di derivazione esogena che hanno mortificato e bloccato sentieri di sviluppo fondati su patrimoni endogeni, anziché favorirli. E questo anche per causa di politiche regionali incapaci di mettere a valore le potenzialità locali interne. Anche per questo il tessuto economico lucano è fragile, molto fragile, gli manca una solida identità dello sviluppo.

Una vista più ampia sulle condizioni della Basilicata, per esempio sul disastrato sistema di welfare e sulla povertà educativa, sulle condizioni ambientali e sullo spreco delle risorse naturali, sul deficit infrastrutturale, sui dati demografici, ci fornirebbe un panorama ancora più preoccupante.

E’ evidente che non è più tempo di protocolli di intesa, tavoli, task force nate e morte nel giro di pochi giorni, commissioni di “esperti” e consulenti amici e chiacchiere in abbondanza.

E’ tempo di cambiare l’approccio alla programmazione per l’impiego delle risorse disponibili. E’ tempo di armonizzare le misure di contrasto alla povertà con quelle per l’occupazione. E’ tempo di una “politica industriale” nell’area del welfare sociale e del patrimonio naturale. Perché è tempo di investire nei settori ad alta intensità lavorativa. Sono solo alcuni esempi delle cose che andrebbero fatte subito perché direttamente dipendenti da variabili interne. Soprattutto, va fermata la politica sciagurata dell’uso clientelare delle risorse. Risorse che da leva di sviluppo si trasformano continuamente, da decenni, in leva di consenso elettorale.

La Basilicata è vittima di un’economia “malata”. Ha bisogno di cure. E’ vittima dei suoi recinti. Va liberata. E’ vittima di una politica giullaresca. Ha bisogno di serietà. E’ vittima di una politica sciagurata. Ha bisogno di politica. La Basilicata è vittima del ricatto occupazionale. Ha bisogno di riscattarsi. Subito.