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Quella storia pazzesca che ha mortificato il Sud. Si apra un’inchiesta parlamentare

Qualcuno deve rispondere del mancato accordo tra Italia e Cina su Taranto e la Basilicata

Nei giorni scorsi sono entrato finalmente in possesso della copia dell’accordo firmato nella primavera del 2012 tra l’allora ministro della coesione sociale, Fabrizio Barca, e la TCN, di proprietà per il 50% della Hutchinson e per il 40% della Evergreen, per lo sviluppo del Porto di Taranto.

Tanto per capire di cosa parliamo la Hutchinson è di proprietà di Li Ka Shing, uno degli uomini più ricchi al mondo ormai ritiratosi dalle scene dopo aver lasciato il posto al figlio. È anche la più grande impresa logistica del mondo, con sede ad Hong Kong e la Evergreen, con sede a Taiwan, è la seconda.

Il contenuto dell’accordo

L’accordo, costituito da 10 pagine più un allegato, è estremamente chiaro e leggibile sia nelle premesse, sia nei contenuti e sia negli esiti in caso di mancato rispetto di quanto stabilito tra le parti.

In sintesi si dice che la Evergreen e la TCT, dopo aver aspettato inutilmente dal 2001 che si realizzasse un pugno di infrastrutture, se “non si interviene con imperiosa urgenza per realizzare rapidamente le progettualità ancora pendenti” non solo avrebbero reso permanente il trasferimento di due linee, delle quattro, con il Far East da Taranto al Pireo, avvenuto nel 2011, ma avrebbero trasferito anche le due rimanenti.

L’accordo si chiude, prima di due pagine di firme, dicendo che “tutte le Parti firmatarie, consapevoli che il mancato rispetto dei tempi comporterebbe gravi conseguenze per il sistema portuale nazionale, si impegnano …”

Ma quali sono le Parti? Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Il Ministero della Coesione Territoriale, il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Regione Puglia, l’Autorità portuale di Tarano, il Commissario Straordinario, il comune e la provincia di Taranto e poi la TCT, la Evergreen e le Ferrovie dello Stato.

In cosa consisteva il ciclopico impegno? Una nuova diga foranea, il dragaggio di 2.300.000 mc di sedimenti, una cassa di colma, la riconfigurazione di 900 metri di banchina, il piazzale del Molo Polisettoriale, il consolidamento di un’altra banchina e la posa di rotaie lato mare e l’ammodernamento delle vie di corsa lato terra, il tutto da realizzare nel comodo periodo di tempo di due anni.

Sono quindi chiari gli interventi da fare e, soprattutto, i motivi di urgenza e le conseguenze nel caso di mancato rispetto degli accordi!

Stiamo parlando di 190 milioni di euro di investimenti interamente finanziati! Una fesseria in termini economici e operativi per un Paese che si illude di essere ancora una potenza economica mondiale.

Perché Taranto e il suo porto sono così importanti?

Non occorre essere dei geni per capirlo! Tant’è che io, che genio non sono, nel 2010 scrissi e pubblicai un saggio, che inviai a tutta la politica, locale e no, spiegando che l’interesse dei cinesi, rappresentati da Li Ka Shing, era strategico per tutto il Sud Italia. Dirottare parte dei traffici dal distretto portuale di Rotterdam – Anversa su Taranto significava cambiare il destino di gran parte del Sud. Le opere infrastrutturali necessarie al porto erano solo l’inizio e con un minimo di visione strategica si doveva integrare il Porto con il suo retroterra e metterlo in comunicazione rapida con le dorsali ferroviarie e autostradali tirrenica e adriatica. Spiegavo l’importanza della autostrada Lauria – Candela, del raccordo autostradale Pisticci – Taranto, del rafforzamento dei collegamenti ferroviari merci, dell’aeroporto intercontinentale di Pisticci in modo da rendere disponibile alla logistica integrata al Porto la enorme piana che da Pisticci si allunga verso Taranto. Taranto è l’unico porto italiano che per fondali, retroterra, posizione geografica può costituire l’alternativa ai porti nord europei ed essere l’Hub portuale del Mediterraneo per i commerci con il Far East.

Scrivevo, facendo un rapido ripasso della storia del Mediterraneo e ricordando gli studi di Henry Pirenne e Il Milione di Marco Polo, che il Mediterraneo prospera quando sono fiorenti e passano per il Mare Nostrum i commerci con l’estremo oriente e che la globalizzazione, più che una minaccia, era l’occasione storica per il Sud. Incitavo la politica a incalzare i cinesi per fare di Taranto il loro terminale di ingresso in Europa.

Descrivevo, sulla scorta della mia esperienza in Poste Italiane dal 1998 al 2001, anche come fare e attraverso quali strumenti operativi, delivery unit, fare in modo che fatto il piano questo divenisse operativo e che realizzasse quanto previsto.

Cosa è successo dopo la firma dell’accordo?

Tutto e niente.

Niente, sulle cose da fare. Sono passati i governi e sono inutilmente decorsi i due anni dell’accordo. Con tempi comodi, da notizie di stampa, apprendo che nel giugno 2017 sono finiti i lavori per la banchina prevista dagli accordi di aprile 2012, ossia quando avevano già smontato il traguardo e il pubblico era già a casa! Mi pare che stiano cercando un sostituto della TCT: dopo aver disgustato i numeri uno al mondo? Dopo aver fatto crollare anche la mitica pazienza cinese?

Tutto, sul fronte cinese

Speranzoso nel 2013 il governo cinese vara il più grande piano di infrastrutture mai concepito nella storia dell’umanità denominato ‘Le Nuove Vie della Seta”. Taranto è, come nella logica, centrale in questo piano e rappresenta la porta mediterranea per gli scambi merci con l’’Europa. Si parla di un trilione e mezzo di investimenti in infrastrutture!

A giugno 2015 il consorzio TCT venne messo in liquidazione e i cinesi emigrarono al Pireo. Dei colossali investimenti in infrastrutture all’Italia non resta nulla. Delrio mette a disposizione dei cinesi i porti di Genova e Trieste e si dimentica di tutto il Sud. Prodi per le vicende di Taranto dà la colpa ai burocrati ma si dimentica di dire che fu il suo governo nel 1996 a cancellare la Lauria – Candela dalle opere strategiche per lo sviluppo del Paese.

Ironia della sorte gli investimenti dei cinesi sul porto del Pireo rimetteranno in moto l’economia greca e la Troika, che invece la ha affossata, se ne assumerà il merito.

Di cosa si è parlato in Italia mentre i cinesi ci imploravano di occuparci di Taranto?

Nel mentre i talk show ci hanno spiegato tutti gli psicodrammi interni del PD, ci hanno convinto che un Paese possa prosperare senza nessuna visione dello sviluppo, del ruolo e degli interessi del Paese stesso nella economia mondiale. Ci hanno convinti che il debito si ripaga, invece di metterci a lavorare, tagliando pensioni e diritti e spese per assistenza, scuola, istruzione, ricerca e infrastrutture. Ci hanno avvisato del fatto che i cosacchi erano alle porte e bisognava resistere!

Rispetto alla media OCSE del 70% in Italia ci sono il 58% di occupati. I tedeschi sono al 75%. In altri termini ci mancano, rispetto alla media OCSE, 7 milioni di occupati: 4 al Sud, uno al Centro, uno al Nord Est e uno al Nord Ovest. Più della metà dei dipendenti pubblici ha più di 55 anni contro il 20% della Germania.

Gli economisti, pelosamente intervistati da Floris e compagni, ci hanno spiegato che si risolve tutto con il Job Act e con la legge Fornero. Ci hanno spiegato che non ci sono i soldi per finanziare le infrastrutture al sud. Non ci sono i soldi? Ma se non riusciamo a spendere 190 milioni di euro in due anni! Di che parlate?

Quando si parla di economisti bisogna però specificare

Confesso. Appartengo per curriculum alla categoria degli economisti industriali e dei manager. Ossia, nella scala dei correnti valori, a quelli che nei salotti buoni della economia e finanza sono considerati i paria delle discipline e del pensiero economico. Appena un gradino sopra dei ragionieri e i fiscalisti. Al vertice del pensiero economico ci sono invece i macro economisti e i monetaristi. Si divertono a fare girare modelli econometrici dove 190 milioni spesi in infrastrutture a Taranto hanno lo stesso moltiplicatore sul PIL di una tinteggiata a Palazzo Madama o a Montecitorio.  Mille euro in tasca a un pensionato o a un giovane hanno lo stesso effetto sui consumi. Per loro giganti del pensiero moderno con Michael Porter, Richard Florida o John Kotter sono degli illustri sconosciuti e pontificano su tutto e sono ascoltati da tutti anche ora che è più che palese che questi signori con i loro dogmi neo liberisti ci hanno portato in rovina.

Ci vuole una commissione di inchiesta parlamentare

Con tutta l’umiltà possibile e immaginabile imploro pubblicamente i Presidenti di Senato e Camera di istituire una commissione parlamentare di inchiesta su quanto è avvenuto a Taranto. Imploro parimenti il Presidente della Repubblica di esercitare in tal senso la propria moral suasion. Imploro, e nel loro interesse, i ministri del Lavoro e Sviluppo, del Sud e delle Infrastrutture di farsi carico di questa richiesta.

A cosa serve?

Credete che chieda questo solo per togliere dal volto di Calenda e Delrio, e di tutti i primi ministri che si sono succeduti, quel ghigno di arrogante superiorità nei confronti del mondo e che non possono avere, non essendo riusciti neanche a fare in modo di spendere due spiccioli su una infrastruttura portuale?

Tanto per dare una dimensione l’intero governo italiano, più una regione, un comune e una provincia in 12 anni, più due ultimativi, non sono riusciti a realizzare l’equivalente di una palazzina di 20.000 mq, 200 appartamenti da 100 mq ciascuno!!!

No. Il motivo è molto più serio. Se non si capisce perché tre ministeri, una regione, un comune, una autorità, eccetera non sono riusciti a realizzare in 2 anni e dopo una latitanza di altri 12 anni 190 milioni di euro di infrastrutture è inutile progettare qualsiasi azione di governo.

Occorre maturare una visione su come impiegare le capacità produttive inutilizzate, specialmente quelle del lavoro e al sud, per metterle al servizio dello sviluppo del Paese. Occorre capire che spazi ci sono per recuperare la centralità dei porti meridionali nei commerci con l’oriente. Quali infrastrutture realizzare in che tempi e con quali metodologie.

Occorre predisporre un piano operativo per la loro realizzazione e un organismo simile alla delivery unit istituita da Tony Blair per attuare le riforma nel Regno Unito.

Senza questa commissione di inchiesta non si matura la consapevolezza di come fare per fare in modo che le cose avvengano. Non si modifica la struttura economica di un Paese per decreto legge e se non si cambia paradigma ogni buona intenzione dell’attuale governo prenderà inevitabilmente le vie dell’inferno.