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Il bruco e la farfalla non sono uguali

Per un contributo al dibattito sulla nascita della nuova sinistra nel Paese

Amo la democrazia, con tutti i suoi difetti. E per questo so che quando qualcuno governa qualcun altro deve opporsi. Il problema che abbiamo oggi è che allo strapotere salviniano non esiste una vera ed efficace opposizione nel Paese. E’ una questione di linguaggi e di cultura. La sinistra di partito è impotente e ha reso impotente le culture di sinistra nel Paese. Culture fatte a pezzi dallo stesso Pd.

La sinistra di partito è morta. Tuttavia, non sono morte le culture di sinistra, che sono trasversali a partiti e ai movimenti, oppure sono orfane o finite nel deserto dell’astensionismo. Quelle culture che oggi possono salvare il salvabile e rilanciare un campo d’azione per il futuro prossimo. Ci sono però delle condizioni. Una di queste riguarda il linguaggio politico. Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito alla sconfitta di parole chiave, rivoluzionarie, capaci di indicare prospettive ideali e di governo alternative al neoliberismo e al neocapitalismo finanziario. Quelle parole che, entrando nei sentimenti, e facendo leva sulle emozioni, soprattutto dei più giovani, avrebbero aperto importanti spazi di manovra alle speranze per il futuro, com’è accaduto nel secolo scorso. Hanno vinto invece “protezione e tutela” su “liberazione e emancipazione”, “paura” su “apertura”. Ha prevalso l’ansia della crescita sulle ragioni dello sviluppo. Hanno prevalso, nella sinistra di partito, le parole usate dalla destra salviniana. Destra che nasce da lontano. In fondo a questa strada c’è la fine.

Liberare le persone dalle loro condizioni indesiderate e indesiderabili non è la stessa cosa che proteggerle. Creare le condizioni per l’emancipazione di queste persone dagli ostacoli individuali e sociali che ne impediscono l’autodeterminazione non è la stessa cosa che tutelarle. Un partito politico, un movimento politico, non tutelano. Non sono un Caf né un’associazione di volontariato che raccoglie cibo per i poveri.

I movimenti politici devono liberare le persone, i popoli, dalle condizioni di vita indesiderabili e indesiderate. Liberazione e emancipazione richiedono politiche, azioni, visioni, ideali, che nulla hanno a che fare con la protezione del bruco nel suo bozzolo rassicurante. Hanno molto a che fare con le farfalle che volano nelle agorà di tutto il Paese.

In tutti questi anni ha prevalso l’ansia politica di proteggere il bruco nella sua condizione e di tutelarlo fino allo stadio di crisalide. Oltre quello stadio, il muro. L’obiettivo della liberazione, ossia di creare le condizioni per lo sfarfallamento, è morto. Il risultato è che abbiamo tanti bruchi e poche farfalle. Ecco una differenza enorme che dovrebbe esserci tra cultura di destra e cultura di sinistra. La destra ha interesse a proteggere e tutelare i bruchi, evitando che diventino farfalle, perché in tal caso sarebbe sconfitta. La sinistra dovrebbe avere interesse a creare le condizioni affinché tutti i bruchi diventino farfalle, evitando che i bruchi prevalgano, perché in tal caso sarebbe sconfitta. E ciò che è accaduto. La gente preferisce essere un bruco protetto, tutelato nelle sue elementari sicurezze, piuttosto che una farfalla libera di volare. Perché? Perché si sono accorciati gli orizzonti e moltiplicati gli steccati.

E se tu sinistra di partito usi lo stesso linguaggio, fai leva sulle stesse emozioni e sugli stessi sentimenti della destra, non vinci, muori. Perché i bruchi non ti ascoltano. Se usi un linguaggio razionale, fai ragionamenti logici, realistici, non vinci, muori, perché la ragione, nel breve, difficilmente prevale sui sentimenti e sulle emozioni. E’ sempre il cuore a prevalere. Non puoi impedire a due innamorati di amarsi. Puoi avere tutte le ragioni di questo mondo, ma non la spunti, fino a quando accade qualcosa di sconvolgente, di drammatico. In quel momento forse uno di loro si renderà conto dei suoi errori. Allora uscirà finalmente dal bozzolo. Spesso questo accade quando è troppo tardi, dopo una guerra, dopo una dittatura feroce, dopo che il popolo ha imparato a sue spese a riconoscere gli errori che producono orrori.

Oggi sta accadendo la stessa cosa. La sinistra di partito dà i numeri sugli immigrati, prova a smontare la narrazione dell’invasione. Prova a dare numeri sulla criminalità per dimostrare che non è giustificata la paura predicata dalla destra. Prova a dimostrare, dati alla mano, che le sue politiche hanno prodotto effetti positivi. Prova a spiegare la realtà con la matematica. Non serve. Si perde tempo. La sinistra di partito è finita nello scacco matto. Se usi il linguaggio della realtà e della ragione, nessuno ti ascolta, perché i sentimenti e la dimensione emotiva che hanno avviluppato gran parte del popolo, sono impermeabili alla logica e alla ragione. Se usi il linguaggio della destra, provando ad orientare quei sentimenti e quelle emozioni dalla tua parte, hai già fallito in partenza. Che cosa rimane allora? Rimangono le culture di sinistra che negli anni si sono lasciate ingabbiare nei partiti cosiddetti di sinistra e nelle loro logiche di accumulazione del consenso e del potere. Partiti svuotati degli ideali e rivestiti con un pragmatismo fallimentare.

La cultura di sinistra, al pari della sub cultura di destra salviniana, è ovunque, trasversale, seppure differente nei comportamenti e nei linguaggi. C’è bisogno che quelle culture di sinistra siano ricomposte in un campo d’azione che abbia una forma organizzata ma leggera, aperta, inclusiva. Un campo dialettico di produzione politica, di elaborazione culturale e interculturale, di prospettive di liberazione dei cittadini dalle loro condizioni di fragilità, di povertà, di incultura e di analfabetismo sociale. Un campo interculturale della sinistra da cui nasce un soggetto politico nuovo, capace di opporsi alle destre e di proporsi come alternativa ad esse.

Bisogna uscire dalla situazione in cui ci ha portato la sinistra di partito. Il paradosso di oggi è che si può essere di sinistra a destra e di destra a sinistra. E questo è possibile perché nel frattempo abbiamo costruito una società asociale, un’economia amorale, istituzioni inaffidabili, partiti aziende.  In questa epoca di semplificazioni e banalità, l’unica semplificazione che andrebbe salvata è quella di riconoscere che esiste una destra e una sinistra.

Quella cultura di sinistra che può salvare il Paese e l’Europa dal declino non può essere ricomposta dal Pd, e cioè da chi l’ha fatta a pezzi. E allora? Bisogna ripartire dal linguaggio e da ciò che quel linguaggio racconta. Rifondare un linguaggio per comunicare con i cittadini, un linguaggio che chiami a raccolta le energie emotive e sentimentali delle persone. Se Salvini e quelli come lui in Europa e nel mondo, fanno leva sulle emozioni negative, distruttive, foriere di sentimenti egoistici, xenofobi, etnocentrici, di intolleranza, la sinistra deve far leva sulle emozioni positive che sollecitano sentimenti di solidarietà, apertura, tolleranza, amore, libertà. Certa sinistra di partito, al contrario, ha tentato e tenta di fare propri quei sentimenti “cattivi”, di sottrarli alla propaganda di destra e condurli nel campo della sua propaganda. E’ paradossale. E’ un errore grave.

Bisogna ri-unire gli oppressi, contro il tentativo fino ad oggi riuscito di chi vuole separarli e metterli in conflitto. Intanto gli oppressori se la spassano in  ogni angolo del mondo.

Il conflitto si è spostato verso il basso, a partire dall’ultimo ventennio del secolo scorso. Poveri contro poveri, precari contro garantiti, insegnanti contro la scuola, lavoratori contro il sindacato, pensionati contro pensionati. Come pedine manovrate da un algoritmo semplificato e tarato su variabili elementari.

Una sinistra moderna usa il linguaggio della “liberazione e dell’emancipazione”. Un linguaggio che costruisce prospettive, orizzonti, speranze, ideali e che remano in mezzo ai fatti. Liberare un lavoratore dalla schiavitù è un’affermazione che implica una politica, un’azione, una cultura radicali necessarie a scardinare la tristezza in cui sono caduti il nostro Paese, l’Europa, il Mondo. Usare il linguaggio della “protezione e delle tutele”, il linguaggio della paura e delle elementari certezze fisiologiche, implica il fallimento del progresso umano, implica una politica, un’azione, una cultura minimaliste, difensive, grazie alle quali cresce il dominio delle piccole e grandi oligarchie economiche, politiche e culturali.

Per fare un paio di esempi: Le battaglie per migliorare le condizioni dei lavoratori, non hanno liberato i lavoratori dalle loro condizioni di subordinazione e di sfruttamento. Le battaglie per migliorare le condizioni delle persone più povere non hanno liberato le persone dalla povertà. Sono battaglie che hanno portato, nel migliore dei casi, il bruco allo stadio di crisalide. Nel peggiore dei casi il bruco ha semplicemente cambiato pianta ospite. Ai più deboli, è sacrosanto, bisogna fornire la protezione a cui hanno diritto. La protezione, però, non può essere a vita, perché in tal caso la politica ha fallito. Prima o poi quella debolezza deve essere scardinata, prima o poi quella persona deve essere liberata da quella condizione, partecipando ella stessa alla sua liberazione. E’ in questa prospettiva, se vogliamo ideale, utopica, che dovrebbe ragionare la sinistra.

Dunque è evidente che debba nascere una sinistra di movimento, che usa il terreno della cultura come piattaforma di crescita. Che rilanci una nuova dimensione emotiva, sentimentale, ideale della politica e della partecipazione. Una sinistra che aspiri ad un mondo di farfalle e che combatta apertamente chi aspira ad un mondo di bruchi.

Tuttavia, il paradosso è che i gruppi dirigenti della sinistra di partito, appaiono essi stessi bruchi in difesa nei loro bozzoli. Intimoriti e confusi dalla metamorfosi radicale a cui la realtà li chiama.