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Sequestrato inceneritore di Melfi, “acque potabili compromesse e grave pericolo per la salute”

Sigilli a ex Fenice. Elementi pericolosi e cancerogeni nella falda acquifera. Divieto di dimora per l'amministratore delegato della Rendina Ambiente

Il gip del tribunale di Potenza ha disposto il sequestro degli impianti di messa in sicurezza e bonifica dello stabilimento Rendina Ambiente, ex Fenice, di Melfi. Per gli inquirenti la mancata bonifica del sito inquinato avrebbe provocato “la diffusione di inquinanti all’esterno con la compromissione delle acque potabili con grave pericolo per la salute pubblica”.

Nelle falde acquifere, sarebbero finiti, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Potenza e condotte dai carabinieri del Noe elementi pericolosi e cancerogeni tra cui nichel, mercurio, floruri, nitriti, tricloroetilene, e bromodiclorometano.

Per l’amministratore delegato della Rendina Ambiente, Luca Alifano, il gip ha disposto il divieto di dimora in Basilicata. All’uomo viene contestato il reato di inquinamento ambientale per non aver proceduto alla bonifica del sito inquinato.