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Politiche culturali, “Molta spesa, poca resa”

Cisl: "La Basilicata non riesce ancora a capitalizzare i propri giacimenti culturali"

Bene il governo nazionale sullo sblocco dei fondi già stanziati per Matera 2019 ma occorre intensificare gli sforzi per fare della Città dei Sassi una fucina permanente di creatività in grado di generare reddito e lavoro”. A dirlo è il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella, che cita a questo proposito il recente studio “Io sono cultura” realizzato dalla fondazione Symbola in partnership con Unioncamere.

“Dallo studio emerge che la Basilicata non riesce ancora a capitalizzare i propri giacimenti culturali e a tradurli in attività economiche in grado di creare reddito e occupazione”, spiega il segretario della Cisl, evidenziando che “il sistema produttivo culturale e creativo della nostra regione, nonostante Matera 2019, si può considerare ancora una Cenerentola”.

I dati del rapporto sono abbastanza eloquenti: il sistema produttivo culturale e creativo della Basilicata produce solo il 3,5 per cento del valore aggiunto regionale, pari in termini assoluti a 381,4 milioni di euro, un livello ben al di sotto della media nazionale (6%) e inferiore anche alle performance di altre regioni del Mezzogiorno, con la sola eccezione della Calabria. Il quadro non muta se consideriamo l’incidenza degli occupati nel settore culturale (4,1%) che vede la nostra regione posizionarsi al penultimo posto della classifica nazionale.

Per il segretario della Cisl “alla luce di questi dati è lecito domandarsi perché i notevoli investimenti destinati negli ultimi anni alla filiera culturale non abbiano generato gli effetti sperati, alimentando ulteriormente il divario tra aspettative e realtà. Non ha certamente giovato la tendenza a polverizzare le risorse su una miriade di micro-progetti sostenuti unicamente dai trasferimenti monetari del mecenate politico di turno. Insomma, si è speso molto sugli eventi che generano consenso a breve e poco sulla formazione delle professionalità e sulla creazione di un’industria culturale in grado di auto-sostenersi e attrarre risorse private su concreti progetti di valorizzazione del patrimonio culturale regionale”, è la critica di Gambardella.

Si tratta di una tendenza – prosegue il segretario della Cisl – che in questi anni ha attraversato in modo trasversale le politiche di sviluppo regionale, politiche che oggi trovano proprio nella carenza di progettualità e nella bassa propensione imprenditoriale, anche nel settore culturale, il principale limite al raggiungimento dei target di spesa delle risorse comunitarie. La soluzione – conclude Gambardella – non è però la proliferazione di bandi dalla dubbia utilità e privi della necessaria visione strategica di lungo periodo, ma impiegare l’ultimo miglio della programmazione 2014-2020 per concentrare le risorse su pochi e circoscritti obiettivi”.