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Flussi migratori, il racconto di Leogrande spazza via la paura e aiuta a riflettere foto

Nel libro del giornalista recentemente scomparso dati e storie di chi rischia la vita per un futuro migliore

I dati appena pubblicati dall’agenzia europea Frontex, per la loro chiarezza, lasciano persino perplessi. Per mesi si è parlato su tutti i media dell’urgenza di fronteggiare l’invasione dei migranti in arrivo sulle nostre coste e, più in generale, in Europa. Alcuni leader politici hanno fatto della paura di questa invasione una grande occasione di speculazione elettorale. I dati Frontex del 2018 dicono, però, tutt’altro: da gennaio a luglio il numero di arrivi nell’Ue attraverso le principali rotte è calato del 43%; nel quadro di generale riduzione, in Italia addirittura la contrazione è del -83% rispetto a luglio 2017; solo in Spagna risultano aumentati significativamente, pur in un contesto di generale riduzione. 

https://frontex.europa.eu/

Questa mancanza di corrispondenza tra il concitato dibattito politico e la realtà fattuale insegna quanto sia indispensabile attingere le informazioni dalle fonti corrette, prima di lasciarsi trascinare dal vortice di paura con cui, in tutta evidenza, si intende ipnotizzare gli elettori.

Spesso, nel dibattito, si confonde spudoratamente il piano della gestione dell’ordine pubblico e del contrasto ai reati con un problema di più ampia e complessa natura come quello dei flussi migratori. Che richiede la comprensione delle cause storiche, ambientali, economiche delle migrazioni, nonché l’individuazione di soluzioni a monte, che non possono ridursi al solo controllo delle frontiere e ai respingimenti. Senza affrontare la questione flussi a monte si rischia di far tattica, non strategia. 

La frontiera (Feltrinelli), di Alessandro Leogrande, è un libro che merita un’attenta lettura, che riporta il lavoro puntuale di un compianto giornalista – deceduto lo scorso novembre – che di immigrazione si è occupato con grande professionalità. Vi si intrecciano storie umane, naufragi, disperazione, aspirazione alla libertà e al riscatto economico e sociale. Da un lato il vantaggioso business degli scafisti, dall’altro una marea di disperati che accettano di viaggiare in condizioni inumane e persino il concreto rischio di non farcela, pur di fuggire da condizioni talmente inaccettabili da spendere migliaia di euro pur di lasciare il proprio paese di origine.

Con il suo lavoro, Leogrande ha provato “a raccogliere quante più storie riguardassero la frontiera mediterranea e il suo attraversamento, i viaggi in mare e quelli via Terra, sentire chi ce l’aveva fatta e recuperare testimonianze su quelli che non ce l’avevano fatta”.

Ne “La frontiera” prendono corpo le condizioni nei campi di concentramento libici, in mezzo al deserto, le storie di fratelli separati dalla morte durante un viaggio disperato; le efferate violenze, le figure di traghettatori senza scrupoli, in grado di intascare somme molto ingenti, anche centinaia di migliaia di euro, grazie al grande numero dei disperati.

Parla, questo libro, della disinvolta rapidità con cui gli italiani hanno rimosso il proprio passato colonialista e sorprende, invero, che proprio le nazioni che furono sotto il nostro dominio, siano tra quelle più coinvolte nelle rotte dei migranti. L’Eritrea, da cui parte un grandissimo numero di persone che fuggono dalla dittatura che prevede tra l’altro una coscrizione obbligatoria pluriennale; la Libia, che funge da infernale snodo logistico.

“I racconti peggiori riguardano sempre la Libia. Qui i trafficanti sembrano abbandonarsi a ogni delirio. I migranti vengono trattati come cani, picchiati per un nonnulla; alcuni ragazzi dicono di essere stati bastonati senza ragione. Violentare le donne di ogni età è la prassi. Uno dei racconti più agghiaccianti che Syoum mi ha riferito riguarda due ragazze prigioniere a Sebha nel cuore del deserto. Le hanno portate in un magazzino, le hanno cosparse di benzina e le hanno costrette ad avere rapporti sessuali: una delle due l’hanno uccisa”. I regimi esercitano pressioni tremende sui familiari rimasti in patria, utilizzandoli come arma di ricatto sui rifugiati all’estero.

Apprendiamo dalle pagine de La frontiera che le coste italiane non sono affatto l’unico percorso scelto dai migranti. Tra gennaio e agosto 2015, oltre 228000 persone sono entrate in Grecia attraverso le piccole isole dell’Egeo. Si trattava prevalentemente di siriani e afghani. Nello stesso anno, sono sbarcate in Italia poco più di 106000 persone e il 25% di esse era costituito da eritrei. “Nella loro crudezza i numeri ci dicono che non c’è un mondo intero pronto invadere l’Europa. Ci sono piuttosto alcune precise aree del globo esplose politicamente ed economicamente. Da queste zone proviene la maggior parte degli uomini e donne che accettano il rischio di imbarcarsi su carrette fatiscenti”.

Monitorando dati ufficiali, l’autore osserva che, sul lungo periodo, il confronto tra il numero degli sbarchi e il totale degli arrivi in Italia (via terra o via aereo, oltre viaggi di persone in possesso di un permesso di lavoro o di studio) restituisce un dato chiaro: la via dei barconi rappresenta meno del 10% dei migranti.

Nonostante l’impennarsi dell’azione mediatica in occasione dei naufragi più gravi, nonostante essi siano ormai associati da tutte le destre xenofobe europee a rischio di un’invasione, gli sbarchi non costituiscono la maggioranza degli approdi”.

Nel libro, oltre ai naufragi e alle violenze, ci sono anche tante belle storie di migranti che sono riusciti ad arrivare nel continente europeo, creandosi una nuova prospettiva di vita. La frontiera per alcuni è una linea mobile e valicabile, sul Mediterraneo o più a Sud. Qualcuno riesce a valicarla, lasciandosi alle spalle inferno e nostalgia. Questo libro aiuta a capire, a riflettere, ma soprattutto a non lasciarsi trascinare da commenti superficiali su un tema così delicato. Ci fa soprattutto rimpiangere un autore come Alessandro Leogrande.