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Il Mezzogiorno e la Basilicata nella prospettiva dell’integrazione euro mediterranea foto

Spunti per un rilancio del dibattito sul futuro della cooperazione tra le sponde del Mare Nostrum

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Sul Mediterraneo si affacciano 25 Paesi, è uno spazio vitale per tre continenti. E’ il crocevia di sogni di pace o di guerra. Per secoli è stato il mare di lingue, etnie, religioni diverse. Eppure il Mare Nostrum continua a rappresentare la speranza per milioni di donne e uomini che amano la pace, la concordia la fratellanza e aspirano alla prosperità dei popoli. Un destino interconnesso, un’inevitabile interdipendenza tra i Paesi del bacino hanno determinato lo stallo di un processo di costruzione di un mercato comune euro mediterraneo che fosse anche uno spazio comune di sicurezza e di stabilità politica. Prima la crisi nei Balcani, poi la crisi libica, le primavere arabe, la crisi economica, la crisi siriana e l’interminabile conflitto israeliano-palestinese hanno frenato quel processo di unione che partiva nel novembre del 1995 da Barcellona.

Nella città catalana fu lanciato il Partenariato euro – mediterraneo (PEM). Alla Conferenza di Barcellona parteciparono i 15 membri dell’allora Unione Europea e 10 paesi del Mediterraneo, inclusa la Turchia. Il Pem prevedeva la creazione di un’area di libero scambio finalizzata alla creazione di una cooperazione di natura politica, economica e sociale. L’obiettivo era quello di proporre una struttura multilaterale in cui collocare una serie di accordi di associazione che l’Unione Europea avrebbe dovuto stipulare in via bilaterale con i singoli Paesi. Quel percorso ha funzionato poco per ragioni ben note.

Nel 2003 qualcosa di nuovo si muove con la Politica Europea di Vicinato (PEV): programma che mirava a superare i problemi politici emersi nel corso degli anni Novanta, ma anche perché l’Unione Europea era sul punto di compiere il grande allargamento verso Est. Si cercò allora di ridimensionare i programmi e puntare a progetti ristretti a singole aree regionali. Fu la Francia di Nicolas Sarkozy, nel 2008, a spingere sull’acceleratore e puntare direttamente all’Unione per il Mediterraneo. La stessa Francia che poco dopo bombarderà la Libia di Gheddafi.

“Il 13 luglio 2008 nasceva durante il Vertice di Parigi l’Unione per il Mediterraneo (UPM) che aveva l’obiettivo di sostituirsi all’agonizzante PEV e aprire 44 Paesi – dai Balcani al Marocco, passando per Israele – alla cooperazione economica e politica a 360° con l’obiettivo di “costruire insieme un futuro di pace, democrazia, prosperità”. Fu un fuoco di paglia, perché già alla fine dello stesso anno Israele lanciò la nuova offensiva sulla Striscia di Gaza. Lo scoppio della crisi economica e, poco dopo, l’accendersi delle proteste nei Paesi arabi – con la caduta di alcuni dei regimi con cui lo stesso Sarkozy e i leader comunitari avevano fino a quel momento trattato, Mubarak in primis – tagliarono le ali al progetto di mediterraneo integrato.”. (Fonte OPI, Osservatorio di Politica Internazionale, Giuseppe Dentice).

Le cosiddette Primavere Arabe e la crisi economico-finanziaria non hanno fatto altro che far venire a galla tali criticità rimaste tutto sommato sommerse negli anni in cui nel bacino mediterraneo vigeva un sostanziale status quo. Soprattutto la crisi interna all’UE – che a conti fatti ha una profonda radice politica oltre che culturale –, la contrazione economica e la crisi del debito hanno non di meno costituito un ostacolo per i Paesi della sponda nordafricana, che sono dipendenti dall’Europa in termini di export, di entrate del turismo, di rimesse e di afflussi di investimenti. Questi fattori hanno concorso ad indebolire ulteriormente le economie dei Paesi della sponda sud, alimentando in parte i focolai sociali che sono stati alla base delle rivolte scoppiate nel 2011. (Fonte OPI, Giuseppe Dentice)

Sappiamo poi com’è andata a finire. A sancire la fragilità di qualsiasi progetto di regione politica euro-mediterranea è soprattutto l’assenza di un quadro politico coerente ed effettivamente condiviso. Ma di più influisce l’assenza di una vera e propria entità politica sovranazionale quale gli Stati Uniti d’Europa.

Se non c’è Europa tutto il resto diventa impossibile. Anche i Programmi di Bacino del Mediterraneo finanziati dall’UE nel 2007-2013 e nel 2014-2020 non sembrano aver prodotti risultati apprezzabili.

Perché bisogna riprendere con forza la prospettiva euro-mediterranea?

Russia, India, Cina e Paesi del Golfo, sono sempre più interessati ad assumere una leadership forte in un’area dalle potenzialità enormi. Lo abbiamo visto con la politica di Putin in Medio Oriente, con i massicci investimenti cinesi nelle infrastrutture commerciali di connessione con il Mediterraneo, con il ruolo determinate dei sauditi nella regione medio – orientale. Loro stanno scrivendo l’agenda politica del bacino mediterraneo. Un’Europa che agisca in ordine sparso sulle questioni della sponda meridionale del Mare, dove singoli Paesi puntano a tutelare i propri interessi e ad espandere unilateralmente la propria influenza, non favorisce processi di integrazione. Eppure è di questo che abbiamo bisogno. La cooperazione economica e politica tra le due sponde del mare, in una prospettiva di integrazione è una necessità storica dalla quale non si può prescindere. E’ come decidere tra guerra e pace, tra povertà e benessere, tra diritti umani e violazione dei diritti umani.

Con le destre sarà impossibile qualsiasi prospettiva di cooperazione

Ma l’aria che tira in Europa non lascia spazio all’ottimismo. Se i paesi del vecchio continente continuano a litigare tra loro, se l’onda di destra si espande ulteriormente, non sarà possibile riprendere processi di cooperazione che abbiano un futuro. E’ evidente che un’Europa aperta, capace di ridurre i conflitti interni trasformandoli in dialogo costruttivo, un’Europa civile culla dei diritti e delle libertà potrà riaprire le pagine di una storia di pace e prosperità nel Mediterraneo. Occorre dunque una svolta a sinistra, popolare, europeista che indebolisca le destre dei nazionalismi identitari e delle frontiere chiuse. Sarebbe interessante se i movimenti civili europei dessero vita ad un nuovo e rilanciato european social forum capace di mobilitare milioni di cittadini in tutti i Paesi su una piattaforma politica di respiro euro mediterraneo.

Il Mezzogiorno d’Italia e tutti i Sud d’Europa non avrebbero altro che da guadagnare da una politica sociale ed economica di integrazione tra le due sponde del Mediterraneo. La Basilicata sarebbe un territorio cerniera strategico, una delle porte girevoli del libero scambio, delle culture, della mobilità delle persone da e verso l’Europa, da e verso l’Africa settentrionale e mediorientale. Il dibattito, se interessa, è aperto.

 

 

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