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Pittella da 38 giorni ai domiciliari non si dimette: “intervengano alte cariche dello Stato”

Il senatore del M5S Lomuti: "Affinché facciano capire a chi tiene in ostaggio la Basilicata, cosa è la democrazia"

Sia fatta la sua volontà, anche se (i suoi raccomandati, nda) hanno fatto tutti schifo”. Con queste affermazioni, intercettate dai giudici, stando a ciò che abbiamo letto sui giornali, i dirigenti di nomina governativa, in Basilicata, accettavano di promuovere nei concorsi i “prescelti con lista verde” segnalati da Marcello Pittella.

Questa “sua volontà” è costata al presidente Pittella, il 6 luglio scorso, la misura restrittiva degli arresti domiciliari nella sua casa di Lauria, con le gravi accuse di falso e abuso di ufficio, per il sistema dei concorsi truccati nella sanità lucana.

Dallo scorso 6 luglio, fanno esattamente 38 giorni di arresti domiciliari per il governatore, che non si è dimesso dalla sua carica di presidente della Basilicata, nonostante manchino pochi mesi alla fine naturale del mandato e, nonostante, sia stato sospeso dal suo incarico di governatore in virtù della legge Severino. 

È vero che in politica spesso non ci sono norme che obbligano a rispettare anche codici etici e che ognuno poi risponde alla propria morale, ma è vergognoso che la questione della Basilicata sia caduta in un silenzio tombale e sia ostaggio di un arrogante politico che non si dimette dal suo ruolo di presidente della giunta regionale.

Non dimettendosi, Marcello Pittella, contribuisce a tenere in piedi un Consiglio regionale che è più che delegittimato dai fatti penali che lo coinvolgono. Dando in tal modo la possibilità, a un Consiglio regionale sostanzialmente delegittimato, di cambiare la legge elettorale in pieno fine mandato e in condizioni rese estreme dai fatti di cronaca. Qui si calpesta anche la democrazia e non solo la politica della Regione, andando ben oltre il rapporto personale che Pittella mostra di non avere con l’etica politica.

Per molto meno, in Italia, sono stati sciolti interi Consigli comunali, mentre nel silenzio di molti si lasciano i lucani ostaggio di chi non solo ha accuse gravi da cui difendersi, ma si prende gioco anche della democrazia.

Di questa questione non ne parlano più i giornali, e questo lo posso anche capire, visto le proprietà a cui rispondono quasi tutti i media italiani. Ma occorre comunque che ne parli la gente e che ci si impegni tutti noi nel continuare a denunciare questa incresciosa situazione, affinché si induca il Governatore a dimettersi e a liberare la Basilicata dalla sua ingombrante figura politica. 

Tra l’altro, dovrebbe difendersi dalle accuse mossegli senza abusare della protezione che il mantenimento della carica inevitabilmente concede.

Spero che intervengano anche le più alte cariche istituzionali del Paese, affinché facciano capire a chi tiene in ostaggio la Basilicata, cosa è la democrazia e cosa è il rispetto delle istituzioni, unendosi a tutti i lucani che vogliono chiarezza e democrazia.

Arnaldo Lomuti – M5S Senato della Repubblica