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Elezioni regionali, nel centrodestra lucano è in atto la corsa al posto migliore

"Così si rischia di consegnare la Basilicata ai responsabili dello sfacio"

Nessuno ha finora ricordato che la legislatura che si avvia a conclusione in Basilicata ha con la precedente due fattori identici ed uno differente. Quella a guida De Filippo venne travolta da rimborsopoli, quella attuale dall’arresto di Marcello Pittella. La prima però si interruppe traumaticamente con un sia pur breve anticipo rispetto alla scadenza naturale, quella in corso tenta disperatamente di resistere. In comune hanno anche il fattore “conservazione”. Entrambe hanno orientato la loro azione al rafforzamento del sistema di potere prodotto dall’intesa catto-comunista del 1995, con l’aggravante che in questa legislatura, a dispetto dei proclami gladatoriali di cambiamento della scorsa campagna elettorale, vi è stato un maggior carico di arroganza e di spregiudicatezza.

Alle passate votazioni regionali si recarono alle urne poco più del 50% degli elettori, dunque Pittella ha governato rappresentandone appena il 20%.  Non vi sono ancora certezze sulla data delle elezioni, quella del 20 gennaio non favorirebbe una larga partecipazione al voto, così come la confusione negli schieramenti maggiori regna sovrana. Vi sono allo stato tre sole certezze: Carmen Lasorella a capo di una civica (sembra la riproposizione aggiornata della lista di opposizione di Magdi Allam del 2010), Maurizio Bolognetti per i radicali e Antonio Mattia per i 5 stelle.

Il centro-sinistra è in attesa degli sviluppi del caso Pittella e l’ipotesi unitaria con Articolo 1 non è ancora stata accantonata. Annotiamo per il momento che la formazione guidata dal lucano Roberto Speranza è composta da esponenti politici ( lo stesso Speranza, Folino, Bubbico, ecc…) che del sistema di potere clientelare e assistenziale sono stati l’asse portante.

Nel centro-destra è in atto un movimento frenetico di posizionamento per guadagnare le postazioni migliori e sferrare l’assalto al carro regionale, emulando quello al carro della Madonna della Bruna a Matera, nella convinzione che questa sia la volta buona. Sul nome del candidato presidente si brancola nel buio ed, errore gravissimo, fino ad ora state avanzate ipotesi verticistiche, perdenti, come nel passato, per definizione.

C’è poca attenzione a due fattori decisivi: l’elaborazione di una proposta politica concreta, facilmente comprensibile, realmente alternativa, rivoluzionaria rispetto allo status quo, e la comunicazione di essa agli elettori lucani in modo efficiente ed efficace con un candidato presidente radicato nel territorio e che sia percepito per storia personale come uomo del cambiamento. La Sicilia dovrebbe aver insegnato qualcosa.

La Basilicata è interessata da un processo di desertificazione impressionante, perde circa 3.000 residenti all’anno, la popolazione invecchia, circa il 50% degli studenti scelgono sedi universitari del centro nord e molti di loro non faranno più ritorno, i dati sulla disoccupazione ci collocano al penultimo posto tra le regioni del sud e tutti gli altri indicatori statistici ci narrano di una regione al collasso. E’ ingrassato e continua ad ingrassare solo il ceto parassitario politico-burocratico intorno a cui ruotano, secondo un autorevole economista, circa 30.000 persone. Eppure vi sono risorse naturali che la potrebbero rendere, se ben gestiste, autosufficiente e portare alla piena occupazione. Neanche dal petrolio i lucani traggono benefici significativi. Ieri un amico da Roma mi ha inviato lo scontrino di un rifornimento di benzina, da noi alla pompa costa molto di più, ma è sufficiente andare sulla 106 jonica, passato il confine con la Puglia già a Ginosa il carburante costa di meno.

Il centro-destra ha l’occasione storica per proporsi al governo della regione, ma non deve dimenticare la lezione del 4 marzo: lega e 5 stelle hanno vinto perché hanno saputo offrire una proposta radicale di cambiamento e non hanno sbagliato un solo passaggio sul piano della comunicazione mass mediale. Il rischio serio è che in questa corsa al posizionamento, tra polemiche interne e scelte verticistiche, il carro regionale resti integro nelle mani del gruppo di potere che pur responsabile dello sfascio, ha dimostrato in passato di saper trovare nel collante del potere le ragioni per mettere a frutto la tentacolare rete di consenso che ha costruito negli ultimi 25 anni.

Vincenzo Maida, Centro Studi Drus