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Lettera aperta a Ulderico Pesce

A proposito del Festival di Aliano, del petrolio e della questione culturale in Basilicata

Ho apprezzato molto ciò che hai scritto a Franco Arminio a proposito dei contenuti del Festival di Aliano. “Carlo Levi, se fosse esiliato oggi ad Aliano, racconterebbe la bellezza dei calanchi lucani ma anche il petrolio che viene estratto da sotto i calanchi spargendo morte, spopolamento e povertà.(…) “Vedere sul programma del festival di Aliano, il logo dell’ENI e/o della Fondazione Mattei, mi fa venire i brividi. Non li perdono, sono loro i colpevoli principali del tracollo della mia terra.  (…) Ogni anno ho suggerito a Franco Arminio di occuparci del tema petrolio. L’appello è sempre finito nel dimenticatoio.(…) Il suo volontario silenzio sul tema, mi offende, offende tutti i lucani (…) Nel programma, neppure un accenno al tema petrolio! E cos’altro deve succedere per parlarne negli spazi culturali della nostra terra?(…)”. Qui la lettera

Caro Ulderico, sono completamente d’accordo con te. Vorrei però riflettere pubblicamente sul tuo appello a chiusura della lettera: “Non possiamo più stare fermi. Non possiamo più subire. Non possiamo più tacere. Devono essere proprio gli artisti, gli scrittori, i poeti, a condurre questa nuova battaglia che è sociale, ambientale, culturale ed economica.”.

E’ proprio questo il punto. E chiedo: gli artisti, gli scrittori, i poeti chi? Chi sono, dove sono, che cosa fanno, come lo fanno. Questa regione, mio caro, è miserabile perché ha ridotto la cultura a una “mensa dei poveri” gestita da un potere arrogante e ignorante. La mensa dove gli artisti sono costretti a chiedere la carità per esprimere e promuovere la loro arte. E parlo degli artisti veri, i quali sono costretti a subire anche la concorrenza di quelli fasulli. Una specie di intellettuali di scorta del potere, di giullari improvvisati, artisti da camera nei palazzi della politica.

Non ricordo chi scriveva che quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti. E qui quel sole è basso, quasi rasoterra, costretto ad ombreggiare su una massa di mediocri che grazie alla politica campicchiano come possono dovendo però subire il ricatto sui contenuti. Gente che, sostenuta da circoli intellettualoidi, animati da un provincialismo estremo, una mattina si è guardata allo specchio e ha deciso di essere poeta, o scrittore, o pittore… E domandiamoci, mio caro, come mai, con cotanta intelligenza artistica, con questa folla di poeti, scrittori, giornalisti, intellettuali la Basilicata è così malandata.

Basta dare uno sguardo a Matera2019 ridotta a piedistallo della Cultura delle “elite”, dove i perimetri del coinvolgimento collettivo sono sempre più ristretti a una specie di borghesia grottesca che va a teatro per provare l’ultimo vestito firmato. Basta guardare alle sagre, fienile per il popolo. La nostra regione spende in media appena 60 euro al mese in consumi culturali, meno della Calabria. Cresce la “non partecipazione culturale” delle famiglie meno agiate. E se ci spostiamo sul versante della produzione culturale, le cose non migliorano.

Tutto questo perché la politica ha sempre avuto un atteggiamento diffidente nei confronti della cultura, perché, la politica, qui, è stata quasi sempre rappresentata ed esercitata da uomini incolti. E solo quando la politica riesce a sottomettere la cultura col ricatto dei contributi, concedendo elemosine, quella diffidenza si attenua. In queste condizioni hanno gioco facile le compagnie petrolifere che, grazie alle sponsorizzazioni, possono serenamente influenzare l’opinione pubblica con le loro campagne di marketing sociale. Ma questo non giustifica i grandi artisti come Arminio e altri che in diverse circostanze hanno assunto comportamenti ambigui e, per usare le tue parole, “offensivi”. Comportamenti che, sono certo, Arminio avrà modo di spiegare.

E qui, mio caro, dove 62mila abitanti sono analfabeti e 250mila sono analfabeti funzionali, la questione è seria. Il silenzio degli artisti, quelli veri, accanto alla soccombenza di quelli falsi, peggiorano la situazione.

Ti ringrazio per l’appello che hai lanciato. Facciamone l’occasione per aprire una questione culturale in Basilicata. A voi artisti il compito di farne una vertenza. A noi intellettuali liberi (scusa la presunzione) il compito di trattarla sul piano politico e sociale.

Che la cultura sia l’urlo dei lucani in faccia al loro destino. Il pubblico che applaude sia anche cittadino che si ribella.

Vediamo chi ci sta. Comunque è certo che siamo in due. Anzi no. Credo che Arminio risponderà al tuo appello. Sentiamoci.

Con ammirazione

Michele Finizio