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Mafia nel Metapontino, quando i delinquenti erano quelli che denunciavano

Dall'escalation alla sottovalutazione. passando per l'inerzia delle istituzioni. Gli arresti della scorsa settimana ci dicono che qualcosa sta cambiando

Corna e tradimenti fra coniugi più importanti della criminalità organizzata. Durante gli anni in cui ho più volte denunciato l’inerzia della Procura della Repubblica di Matera che continuava a considerare cortocircuiti e fuocherelli l’escalation di incendi e intimidazioni in danno delle aziende agricole del Metapontino mi è capitato più volte di raccogliere lo sfogo di investigatori che mi raccontavano della loro frustrazione e del clima persino di intimidazione nei confronti di chi cercava di fare il proprio lavoro. Cose tipo: “Tu non sai che pena! Noi facciamo le segnalazioni di fatti di cui veniamo a conoscenza che coinvolgono “personaggi eccellenti” o possibili notizie su fatti di criminalità organizzata  e ci aspettiamo di avere l’incarico per approfondire indagini e invece niente, veniamo usati per fare relazioni su fatti di corna e tradimenti fra coniugi. Professionalmente umiliante. Alla fine rinunciamo”
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Quando Luigi Gay, l’ex Procuratore antimafia di Potenza, fu ascoltato dalla Commissione Antimafia nella stessa audizione a Roma in cui la Procuratrice della Repubblica di Matera (la sua collega Celestina Gravina) fu chiamata a spiegare perché non faceva indagini sui fatti di mafia (la stessa audizione in cui per discolparsi la Dott.ssa Gravina tirò fuori il dossier su di me che la criticavo pubblicamente), sostenne (più o meno) “certo che la Mafia nel Metapontino si sta organizzando. Noi abbiamo più volte segnalato alla Procura della Repubblica di Matera le circostane e richiesto le autorizzazione ad indagini delicate su fatti di mafia ma la Procura della Repubblica di Matera ha sempre fatto cadere le accuse per reati associativi rendendo, cosi, impossibile ricorrere a strumenti di indagine fondamentali come le intercettazioni e vanificando, nei fatti, la possibilità di raggiungere gli obiettivi investigativi”. Il fatto che in quella audizione (tre anni fa) il Procuratore Antimafia di Potenza nominasse con nome e cognome l’ “ex carabiniere” che aveva in dotazione Kalashnikov e lo indicasse come il “capo” sul territorio (quello Schettino arrestato in questi giorni) lascia capire che fin da allora il quadro della conoscenza su come stava penetrando la Mafia “militare” sul territorio era già noto agli inquirenti che avessero voluto vedere quanto stava accadendo e avessero voluto intervenire.
Invece la Procuratrice della Repubblica di Matera ha preferito, evidentemente, usare il suo tempo e i soldi pubblici in altro modo perseguendo altri reati gravissimi come lo spaccio di spinelli fra ragazzini o pericolosissimi delinquenti come quel Gianni Fabbris di cui ha chiesto l’arresto accusandolo di “rapina aggravata e estersione aggravata” per le iniziative in difesa delle aziende agricole oggetto di sciacallaggio sociale.

Il tentativo di intimidirci (e con noi di intimidire quanti denunciavano e resistevano) è fallito ed è stato il canto del cigno di un equilibrio morente.
Abbiamo saputo fare da soli anche grazie al sostegno di tanta parte della società lucana e senza ricorrere ai “padrini politici di riferimento” da dui ci guardammo bene (Matera esprimeva a quel tempo due autorevoli personaggi politici: Filippo Bubbico del PD, viceministro degli interni e l’avvocato Nicola Buccico, principe del foro e già componente in quota Forza Italia del CSM anche perché non siamo abituati a passare per le forche caudine e coltiviamo da tempo i sani principi dell’autonomia come base dell’azione sindacale (il viceministro degli interni se avesse voluto avrebbe potuto intervenire di sua sponte, per esempio).