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La morte dei diritti umani foto

Quello di cui abbiamo bisogno non è nelle vetrine di Natale

Nel 1948 nasce la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Lo strumento che avrebbe dovuto salvaguardare i diritti fondamentali e la dignità di ciascun individuo senza distinzione “di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” (articolo 1 della Dudu).

Tra il 1965 e il 2009 altri 8 documenti tra patti e convenzioni arricchiscono il panorama internazionale della salvaguardia dei diritti da quelli civili politici e sociali a quelli economici fino ai diritti dei disabili, dei migranti, delle donne, delle persone LGBT, dei bambini, delle popolazioni indigene. Siamo inoltre pieni di carte che riguardano la salvaguardia e la protezione dell’ambiente. Siamo passati dai cosiddetti diritti di prima generazione risalenti alla Rivoluzione Francese a quelli di terza generazione dei giorni nostri.

Tuttavia, basta guardarsi intorno per accorgersi che quei diritti sono una chimera. Dal 1948 ad oggi la storia ci consegna scenari di morte, violenza, odio, predominio del denaro sull’uomo. Basta ricordarsi l’Africa, lo sfruttamento a cui sono stati e sono  sottoposti i Paesi di quel Continente, i bambini di quei Paesi. Genocidi, fame, malattie, morte. E poi le guerre in estremo oriente dalla Corea al Vietnam, alla Cambogia. Ricordiamoci il Medio Oriente, il Libano, la Palestina, Israele. E l’Europa, ciò che è accaduto nell’ex Iugoslavia. L’Iraq, l’Afghanistan, la Siria. E poi il terrorismo internazionale. E ancora la Libia.

Dignità, libertà, uguaglianza, fratellanza? Ma di cosa stiamo parlando. Della dignità dei bambini congolesi o di quelli thailandesi? Della libertà degli occidentali schiavi di un neoliberismo senza scrupoli e ingabbiati nella seduzione delle tecnologie? Di che cosa stiamo parlando. Della libertà di centinaia di milioni di persone schiave di dittature disseminate in ogni angolo del pianeta? Dell’uguaglianza tra un nord del mondo che spreca cibo, acqua, energia e un sud che muore di fame? Della fratellanza riservata ai migranti “negri, sporchi, criminali” che ci rubano il lavoro e ci sporcano le strade? Di che cosa parliamo. Dei poveri che diventano sempre più numerosi e sempre più poveri e dei ricchi che diventano sempre più ricchi? Parliamo della pena di morte che ancora chiamano giustizia in molti Paesi? Delle violenze subite dalle donne bambine? Stiamo forse parlando di un pianeta moribondo per via dell’inquinamento e del consumo violento del territorio? Oppure delle decine di conflitti in corso che nessuno vede?

Di che cosa parliamo. Della morte dei sentimenti e dell’elogio dell’ipocrisia? Della sconfitta dell’amore e dell’apologia dell’egoismo?

Basta guardarsi intorno anche nelle nostre città nei quartieri in cui viviamo e persino nel condominio. Parliamo delle periferie dimenticate, delle chiese vuote, dei ragazzi persi per sempre nell’isolamento sociale?

Andiamo non in Liberia o in Nigeria, andiamo in Basilicata dove le compagnie petrolifere, con la loro finta responsabilità sociale d’impresa, non fanno altro che violare ogni giorno, da decenni, i più elementari diritti umani. Dove la politica da decenni non fa altro che calpestare la dignità dei giovani, delle donne, dei bambini, dei poveri.

Eppure molti di noi credono che tutto ciò di cui ci sia bisogno è nelle vetrine di Natale. Il compleanno di Gesù trasformato in un bordello di sprechi e vacui fasti. Peggio della festa di matrimonio del figlio di un camorrista.

Celebriamo pure l’anniversario della Dudu sapendo però che, per molte persone, Dudu non è altro che il nome di un cane.