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Trivelle: Muroni e Speranza (Leu): “In Basilicata la propaganda del governo non va in vacanza”

I due deputati intervengono sul caso del progetto petrolifero Masseria la Rocca

Il governo giallo-verde lo scorso 12 dicembre aveva annunciato con soddisfazione di aver bloccato il progetto petrolifero ‘Masseria la Rocca’ della Rockhopper, che interessa la Basilicata, intestandosi un merito che casomai è della regione. Dopo pochi giorni il governo del cambiamento deve avere cambiato idea. Il Consiglio dei Ministri successivo, quello del 21 dicembre dedicato principalmente alla legge di Bilancio, decide infatti di costituirsi in giudizio davanti alla Corte Costituzionale nel ricorso per conflitto di attribuzione tra Stato e Regione che la Basilicata ha sollevato proprio contro quel progetto di ricerca di idrocarburi. Una decisione con cui il CdM difende in sostanza le ragioni della compagnia petrolifera e del Consiglio di Stato, anziché quelle della Basilicata.

Un bell’esempio di coerenza del cosiddetto governo del cambiamento. Che cambia idea in nove giorni e che cambia idea anche rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale. Quando il Movimento 5 Stelle ha dichiarato più volte che se avesse vinto le elezioni avrebbe fermato le trivellazioni. Promesse evidentemente buone per prendere voti, ma non per governare. Così il Movimento 5 Stelle prende in giro gli italiani e l’Italia continua a investire sui fossili, mentre i mutamenti climatici in atto di imporrebbero di mandare le fonti fossili fuori dalla storia e di imboccare con decisione la via delle rinnovabili e della transizione energetica.

Così i deputati di LeU Roberto Speranza e Rossella Muroni sul caso del progetto petrolifero Masseria la Rocca.

Il procedimento di cui parliamo – concludono Muroni e Speranza – è iniziato nel 2016, quando la Rockhopper si vede negare dalla Regione Basilicata l’intesa per il permesso alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in un’area di 13,5 chilometri quadrati a Masseria La Rocca, vicino Potenza. La compagnia petrolifera ricorre al Tar e si passa poi al Consiglio di Stato, entrambi i pronunciamenti sono a favore della Rockhopper. Poiché la Regione non ha dato via libera all’intesa gli atti devono passare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, competente ad esercitare il potere sostitutivo e a superare lo stallo. Ma la Regione, come anticipato, ricorre alla Consulta per conflitto di attribuzione. Il 12 dicembre il Consiglio dei Ministri conferma in sostanza il no della Regione all’intesa, anche se la legge gli attribuisce solo il potere di superare lo stallo e non quello di bloccare il procedimento. Poi, con l’attenzione dei media concentrata sulla manovra, il Consiglio dei Ministri del 21/12 decide la costituzione in giudizio nel ricorso promosso dalla Basilicata, sostenendo quindi le ragioni della compagnia petrolifera e del Consiglio di Stato.