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Autonomia differenziata, tra caos e senza un disegno complessivo

Ne abbiamo parlato con Emanuele Felice, docente di Economia e autore di diversi saggi

Abbiamo intervistato Emanuele Felice, professore di Economia Applicata, autore di saggi celebri editi da Il Mulino, come “Perchè il Sud è rimasto indietro”, “Ascesa e declino” e “Storia economica della felicità”; ha pubblicato rilevanti studi sui divari regionali, apparsi su riviste scientifiche internazionali. Gli abbiamo posto alcune domande su temi di stretta attualità, come l’autonomia differenziata, il ruolo dello Stato e del Sud in Italia e in Europa. 
Secondo lei, l’autonomia differenziata, così come richiesta da alcune regioni del Nord, senza prima definire i livelli essenziali delle prestazioni previsti dalla Costituzione, potrebbe essere una minaccia per l’equilibrio economico e istituzionale del Paese?

Direi piuttosto per l’equilibrio socio-politico, oltre che istituzionale. Chiaramente si sta andando verso l’autonomia differenziata in maniera caotica, senza un disegno complessivo: la cosa peggiore che ci si potesse augurare. In termini politici, se la cosa passerà, penso che la compensazione per il Sud (e per i Cinquestelle) sarà solo il reddito di cittadinanza: una misura sicuramente utile a contrastare la povertà, nell’immediato, ma che in sé non aiuta né la crescita, né il miglioramento delle istituzioni nel Mezzogiorno (pre-condizione per la crescita del Sud).
Lei scrisse tempo fa che ci vorrebbe più Stato in economia. Invece, pare che tutti si affrettino a frammentare gli interessi del paese in mille piccoli orizzonti di salvezza. Potremmo parlare di una “sindrome della scialuppa di salvataggio”? 

Io scrissi, per la precisione, che ci vorrebbe più intervento pubblico: e pensavo soprattutto a un intervento pubblico su scala europea. Non sono un sostenitore dello Stato nazionale, in questa fase, nemmeno in economia (di nuovo, soprattutto in questa fase). Ma certo non mi piacciono nemmeno i localismi regionali, che anzi mi sembrano ancora più deleteri: in fondo seguono la stessa logica, identitaria, di un’identità fondata sul territorio, ma con radici culturali ancora più deboli rispetto allo stato-nazione. Sì, la “sindrome della scialuppa di salvataggio” mi sembra una bella immagine, sono d’accordo.

Prospettive nuove per il Sud in Italia, ma soprattutto in Europa. Come?

Francamente non vedo grandi prospettive. Questo Governo è concentrato sulla spesa assistenziale e sembra poco interessato a cogliere i vantaggi dell’Europa: per coglierli, sono necessarie politiche lungimiranti e di compromesso, da negoziare con Bruxelles, oltre a interventi di ingegneria istituzionale per ridisegnare i compiti delle regioni del Sud (accorpandone le funzioni, ad esempio, per programmare e gestire i fondi europei); oltre a infrastrutture e investimenti nella ricerca e sviluppo. Non mi pare che siano temi all’ordine del giorno.