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Elezioni regionali. Le tavolate del Pd e le dimissioni di Pittella foto

Un quadro desolante di professionisti del nulla, paraculi della politica, zecche del potere, vecchi esperti saltatori di quaglia. Gli stessi da decenni

Il tavolo convocato dal Pd oggi 13 gennaio per discutere, anche con gli alleati, dell’opportunità delle primarie per decidere il candidato presidente della coalizione, ci ha sorpresi. Non un tavolo ma una tavolata, anche se questa volta la ciccia scarseggiava. Perché? Perché intorno alle pietanze di Peter Pan, erano seduti personaggi che sarebbero già scomparsi se la politica avesse avuto un minimo di dignità. A quel tavolo hanno avuto diritto di parola indagati, rinviati a giudizio e condannati dalla Corte dei Conti.

Personaggi che, quali per esempio Luigi Scaglione, nonostante le gravi vicende giudiziarie, condannati dalla Corte dei Conti, non solo hanno continuato a blaterare di politica ma sono stati addirittura premiati nella carriera grazie ai do ut des dei circuiti interni agli apparati della maggioranza di questi tragici 25 anni di malgoverno regionale. Lui è Coordinatore della Struttura di Coordinamento Informazione, Comunicazione ed Eventi del Consiglio regionale, premiato con sembrerebbe 120mila euro l’anno di stipendio.

Rappresentanti di sigle e siglette che ancora giocano con le categorie della vecchia politica e dei vecchi schemi di alleanza. Politici che non saprebbero raccontare alcunché dell’impegno e del sacrificio dedicati all’interesse generale e al bene della Basilicata. A quella tavolata si sono seduti “macellai vegani”, mangiatori di bistecche che pretendono di imporre ad altri il verbo vegetariano.

Un quadro desolante di professionisti del nulla, paraculi della politica, zecche del potere, vecchi esperti saltatori di quaglia. Gli stessi da decenni.

È così che il Pd lucano intende proporre il rilancio del centro sinistra? Con questa gente?  È così che il Pd lucano intende promuovere il cambio di passo e riscattarsi dalla sconfitta e dal fallimento? È quella seduta al tavolo di stamattina la coalizione di marzo?

E che dire di Speranza e di Leu? Quel partito che sarebbe alla sinistra del Pd e chiama a raccolta un sindaco eletto nel centro destra nel nome di “una proposta nuova, larga e civica?” Tutti credibili questi signori, credibili nel loro cinismo. Di fatti e programmi nessuno parla. Il politichese prevale sul realismo e sulla concretezza delle proposte.

Intanto Marcello Pittella inquadra la mala parata nel suo forse ex partito e pensa seriamente e finalmente alle dimissioni da presidente. Nella speranza che questa sua decisione possa convincere i giudici a liberarlo e consentirgli di intervenire immediatamente in questo casino del centro sinistra. L’obiettivo di Pittella? Semplice: cambiare tutto, anche con l’aiuto di taluni personaggi della Lega e della destra, perché nulla cambi. In fondo è questo l’obiettivo del tavolo convocato da Mario Polese.

La verità è che ci vorrebbe un radicale rovesciamento di approcci, paradigmi e persone. È nella sinistra giovanile e nei giovani Dem che il centro sinistra dovrebbe pescare il futuro, non nel vecchio cesto dei volponi. E questi ragazzi sanno benissimo che per emergere c’è bisogno di una sconfitta. Una sconfitta che non sarà la loro ma dei loro presuntuosi e presunti leader.

Occorre una stagione del jazz. Quella in cui finalmente l’accento dal movimento forte si sposta sul movimento debole. Una musica nuova su pentagrammi rovesciati.

Bisogna prendere atto che una stagione politica è finita, nel bene e nel male. E che forze fresche, inesplorate, seppure ancora collocate nella “dimensione dell’ignoto”, rappresentano l’unica alternativa possibile.

Al momento sul campo di battaglia si vedono solo i Cinque Stelle, non a caso. Sono gli unici che hanno una squadra, un candidato presidente e che da mesi lavorano sul programma.

Non sarà facile per loro. Perché gli interessi in gioco sono tremendamente resistenti. Forze in chiaro e scuro faranno di tutto per impedire che i gattopardi perdano il potere.

La domanda da fare a questo punto è la seguente: I lucani crederanno ancora a persone come Luigi Scaglione, Francesco Mollica, Dario De Luca, Roberto Speranza, Mario Polese, Paolo Galante, Aurelio Pace, Marcello Pittella, Livio Valvano, Salvatore Margiotta, Vito Santarsiero, Vito De Filippo, Nicola Pagliuca, Pasquale Pepe, Vincenzo Taddei, Guido Viceconte, Nicola Benedetto, Michele Napoli, Maria Antezza, Luca Braia,  ai loro amici e a chi ne ha più ne metta? La domanda non è peregrina perché è questa gente che nei prossimi giorni, alla luce del sole o nell’ombra, ci proporrà per l’ennesima volta di votare il loro intelligente, competente, realistico programma per la Basilicata. Non si arrendono. Comunque le primarie le fanno il 10 febbraio.