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Autonomia differenziata. La Basilicata e il Sud stiano attenti al lupo Salvini

Con ostinata pervicacia nella difesa degli interessi del Nord la Lega è tornata all’attacco rispolverando i vecchi progetti di devolution

Con ostinata pervicacia nella difesa degli interessi del Nord la Lega è tornata all’attacco rispolverando i vecchi progetti di devolution.

Prima di entrare nel merito verifichiamo il presupposto del piagnisteo dei lombardi, veneti, emiliani e romagnoli per essere, a loro dire, costantemente depredati dal Sud fannullone e incolto.

Per farlo utilizziamo l’audizione del Presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio in merito alla distribuzione territoriale delle risorse pubbliche per aree regionali fatta alla Commissione V della Camera dei deputati (Bilancio, Tesoro e Programmazione) del 22 novembre 2017.

Come prima cosa richiamiamo quanto detto del Presidente: “Lo Stato attribuisce su base universale servizi e trasferimenti monetari agli individui meritevoli finanziandoli con imposte prelevate secondo la capacità contributiva di ciascun cittadino, in entrambi i casi indipendentemente dal territorio di riferimento dei soggetti interessati.”

In altri termini la dimensione territoriale nella distribuzione dei servizi e delle imposte non è contemplata e non è coerente con il dettato costituzionale che, come ovvio, oltre a non fare distinzioni di sesso, razza, fede religiosa non fa nessuna distinzione, al momento, tra un veneto e un lucano.

Tralasciando questo aspetto, per misurare la relazione tra le tasse pagate da un territorio e i servizi ricevuti si assemblano tutte le entrate fiscali e i servizi resi ai singoli cittadini di un territorio più i trasferimenti resi a un territorio tramite i presidi della Pubblica Amministrazione.  La risultante genera il c.d. residuo fiscale. “È un risultato ovvio per i programmi di natura esplicitamente redistributiva che trasferiscono dai redditi più elevati a quelli più bassi.” Ossia ove ci fossero sbilanci territoriali questa è una conseguenza della diversa distribuzione dei cittadini per censo, condizione sociale, età e salute e non una causa.

Occorre rilevare che il censo di un qualsiasi cittadino è significativamente influenzato dalla vicinanza ai mercati rilevanti, ai centri decisionali e dalle infrastrutture a disposizione.

Anche qui il presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio avverte che sono presenti molte approssimazioni ed effetti distorsivi nella produzione dei Conti Pubblici Territoriali e del relativo residuo fiscale. Tra questi ci sono i servizi comuni per la difesa e per il funzionamento dello Stato (ad esempio le rappresentanze estere).

Quello che non è chiaro è l’attribuzione dei redditi di impresa ai territori. Faccio due esempi. Le banche pagano le imposte nella loro sede fiscale. La gran parte delle banche hanno sede fiscale al Nord ma il proprio utile viene prodotto da servizi resi e pagati in tutto il territorio nazionale.

Così come l’Agip e la Total hanno residenza fiscale a San Donato e in Francia ma i danni ambientali li producono in Lucania. Se tutta la fiscalità delle estrazioni lucane fossa attribuita alla Basilicata il segno del residuo fiscale lucano cambierebbe.

Prima di guardare i numeri devo sottolineare la diversità di uno dei principali criteri utilizzati nei conti territoriali tra l’UPB (Ufficio Parlamentare di Bilancio) e la Banca d’Italia. Quest’ultima nei conti territoriali non inserisce la restituzione degli interessi del debito pubblico ai territori. Questo non perché lo considera metodologicamente corretto ma perché “i dati utilizzati nelle analisi della Banca d’Italia non include la spesa per interessi, applicando i coefficienti regionali alla sola spesa primaria. Questa scelta discende dalla difficoltà di imputare territorialmente la spesa per interessi per la parte dei titoli del debito pubblico non detenuti dalle famiglie.”

Peccato, perché la distribuzione degli interessi tra i territori cambia significativamente il quadro dei conti territoriali. I conti territoriali della Banca d’Italia sono monchi di una quota significativa che riduce sostanzialmente il residuo fiscale del Nord ma sono stati utilizzati dalla propaganda leghista nei referendum. Oltre a non saper vigilare la Banca d’Italia introduce nel dibattito pubblico dati distorti a danno del Sud!

Fatta questa disamina occorre, come ampiamente dimostrato dal professor Luciano Greco dell’Università di Padova nel saggio La questione settentrionale di ritorno: residui fiscali e autonomie regionali, le differenziazioni del residuo fiscale non dipendono dal residuo previdenziale. Questa sottolineatura è importante per comprendere la inconsistenza di uno dei motivi dei piagnistei dei cittadini del nord-leghista.

Detto questo il quadro del residuo fiscale risultante è riportato in tabella 1 e 2.

Insomma appare chiaro che, citando ancora lo studio del prof. Greco, “La compressione o l’eliminazione delle differenze nei residui fiscali territoriali è possibile soltanto attenuando o eliminando i principi di solidarietà tra cittadini italiani che caratterizzano l’unione fiscale tra le regioni italiane. Questi principi sono, ovviamente, contenuti nella Costituzione della Repubblica e nelle norme di coordinamento della finanza pubblica. Facendo un’ipotesi estrema, sarebbe possibile azzerare i residui fiscali soltanto ricorrendo a qualche forma di secessione. La secessione di un territorio dalla Repubblica fa, infatti, venire meno il vincolo dell’eguaglianza orizzontale tra i cittadini.”

 

Tutto chiaro quindi? Neanche per idea!

Come dicevo il reddito dei cittadini è commisurato alle opportunità che i cittadini hanno. E le opportunità dipendono dalle infrastrutture. Se si vuole la devolution occorre introdurre una correzione nei CPT che valorizzi il gap infrastrutturale, altrimenti la violazione della parità dei cittadini nel territorio italiano prevista in costituzione sarebbe evidente.

Quanto vale questo gap?

In tabella 3 abbiamo riportato il gap di sole tre infrastrutture: l’Alta Velocità, la rete autostradale e la rete ferroviaria e le abbiamo valorizzate con la stima del valore di costruzione al nuovo. Oltre a questo abbiamo valutato che il gap infrastrutturale persiste e si divarica almeno dal dopoguerra ad oggi e abbiamo, solo a fini speculativi, valutato la perdita di chance pari al 5% del valore del gap infrastrutturale sempre dal dopo guerra ad oggi.

Ecco il quadro complessivo: tab. 3

 

Mi verrebbe da dire agli amici del Nord: “aridatece i sordi!”

Solo per la Basilicata il gap infrastrutturale vale più di 22 miliardi e la perdita di chance cumulata più di 83. Senza contare nel saldo anno del residuo fiscale l’attribuzione corretta della fiscalità delle estrazioni di Agip e Total.

Certo qualcuno potrebbe storcere in naso di fronte a questo ragionamento e dire che c’è stato l’intervento della Cassa per il Mezzogiorno ma per contro c’è stata anche la cassa integrazione e il salvataggio delle banche che hanno drenato risorse soprattutto al Nord. Tuttavia, è indubbio che la capacità di produrre reddito dei cittadini del Sud sia pesantemente influenzata dall’assenza di infrastrutture (Tab. 4)

Se andiamo a vedere le proposte in termini di devolution del Veneto si introducono ulteriori effetti distorsivi nella distribuzione di chance ai cittadini. Occorre infine considerare che la torta dei conti pubblici quella è, e se si dà di più a una regione automaticamente si dà di meno ad altre.

Per tutto ciò credo che il tema della devolution non possa essere affrontato regione per regione ma, se si ritiene opportuno farla, occorre che alla trattativa partecipino tutte le regioni. E per farlo è necessario prima mettere in ordine i conti per valutare i trasferimenti effettivi (vedi esempio Agip) e poi bisogna colmare almeno il gap infrastrutturale, o addirittura compensare le perdite di chance pregresse.

Si avvicinano le elezioni regionali. Agli amici lucani che si vestono allegramente da Cappuccetto Rosso per andare dalla nonna Lega dico di stare attenti perché non troveranno la nonna ma il furbo lupo Salvini che li mangerà in un sol boccone.

Per tutto quanto detto sappiate quindi che da un punto di vista razionale la discussione sulla devolution deve essere valutata anche nel senso di una proditoria argomentazione sull’autonomia che nasconde propositi mai sopiti di secessione. Se così è poco male. Purché prima venga restituito almeno al Sud l’importo dovuto sulle mancate infrastrutture, tra valore intrinseco e perdita di chance, pari a circa 800 miliardi di euro solo per quanto accaduto dal secondo dopo guerra a oggi.

Gli interessi territoriali attraversano tutti i partiti nazionali ma la Lega nasce al Nord e privilegia gli interessi del Nord. Questo deve essere chiaro a tutti. In aggiunta occorre che le rappresentanze meridionali in parlamento di tutti i partiti vigilino attentamente su quello che si prefigura come un ulteriore scippo del Sud. Prima si facciano le infrastrutture al Sud e poi si parli di devolution.

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