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Franconi, la lettera a Conte e i conti che non tornano

La presidente facente funzioni della Basilicata prova a dare lezioni al primo ministro ma è lei a non aver studiato

Mi è capitato di leggere la lettera al premier Giuseppe Conte della facente funzione di presidente della regione Basilicata Flavia Franconi. Politiche di sviluppo, Franconi scrive lettera al presidente Conte

Cito: “In breve, ricordo che le risorse programmate dalla Regione Basilicata per il periodo 2014-2020 ammontano a circa 3,954 miliardi di euro (provenienti da FESR, FSE, FEASR, da risorse nazionali FSC e da risorse regionali dei programmi finanziati con le royalties petrolifere e dell’acqua)”.

Accipicchia! Finalmente una buona notizia! Quasi 4 miliardi di euro di fondi vari per la sola Basilicata negli ultimi 5 anni!

Si tratta di una cifra enorme, soprattutto se paragonata al PIL regionale pari a circa 12 miliardi di euro nel 2016 (Eurostat). Una cifra che se ben spesa in infrastrutture con gli usuali moltiplicatori, che per questo genere di spesa varia tra 1 e 2, il PIL regionale nell’era Pittella avrebbe dovuto crescere di un importo minimo di 4 miliardi e fino a 8 miliardi. Insomma una crescita tale da far passare gli attuali occupati pari al 51% della popolazione attiva ai livelli tedeschi: almeno il 75%.

Invece nell’esperienza comune tutto questo non c’è, il PIL è immobile o quasi e la regione continua a perdere circa 3.000 abitanti l’anno e il sottosviluppo economico regna sovrano e indisturbato.

Allora voglio capire. Soprattutto le cifre. L’Europa almeno una cosa buona l’ha fatta. Ci ha insegnato la trasparenza amministrativa.

Mi scarico quindi il file da open coesione e vedo cosa è successo.

La prima cosa che non mi torna sono i numeri. In tabella ecco quanto risulta dai dati pubblici.

Il totale dei finanziamenti relativi a FESR, FSE, FEASR e FSC ammontano per il ciclo 2014 – 2020 a circa 2,2 miliardi di euro. Per arrivare ai 4 miliardi citati dalla Franconi mancano i soldi delle royalties del petrolio e dell’acqua. Non mi risulta che valgano quasi 1,8 miliardi nei 5 anni di gestione Pittella (450 milioni anno).

Probabile che la Franconi si riferisca all’impegnato complessivo dei due cicli dei fondi europei (la cifra è simile 3,954 vs 3,951 dai dati di open coesione) ma in tal caso le royalties sarebbero state pari a zero nel periodo.

Sarebbe buona norma quando si danno i numeri citare anche la fonte pubblica da cui si prendono.

In ogni caso dalla tabella riportata risulta che solo il 12,5% dei finanziamenti pubblici si è trasformato in pagamenti rendicontabili alla UE. Questo dato diventa del 28,7 % nella gestione del primo ciclo.

In termini assoluti i pagamenti del ciclo pittelliano, consuntivazione pubblica da open coesione di febbraio 2019, ammonta a circa 275 milioni in cinque anni, ossia circa 55 milioni anno: ininfluenti a muovere di una virgola il PIL regionale. Sarebbe buona cosa che i pubblici amministratori, Franconi in testa, capiscano che a muovere l’economia sono i soldi effettivamente spesi e non quelli stanziati.

Così come nel bilancio di una famiglia conta la retribuzione realmente percepita per il proprio lavoro e non quella promessa per un lavoro di là da venire.

Passando alla qualità dei progetti finanziati con il ciclo 2014 – 2020 rilevo che il primo decile assorbe il 97% delle risorse. Il rimanente solo il tre. Questo implica una dispersione di iniziative.  In altri termini il rimanente 3 % delle risorse impegnate viene suddiviso su 1960 progetti con un costo medio di circa 13.000 euro.

 

I file di open coesione riportano anche i beneficiari/descrizione del progetto. Per i beneficiari sarebbe interessante incrociare i nominativi dei file di open data con i nominativi dei candidati delle venti liste di Pittella. Per la descrizione si va dai corsi di estetista ai parcheggi.

Sarebbe interessante capire al servizio di quale visione di sviluppo vengono finanziati i progetti, appunto, di sviluppo della regione.

Sul seguito della lettera rilevo che secondo l’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) le grandi opere dello Stato vengono realizzate con una media di 15,7 anni. Tempi biblici, con mazzata finale del Codice Appalti di Delrio, governo Renzi.

Sempre secondo l’ANCE in termini di durata degli interventi infrastrutturali tra le regioni del Mezzogiorno, isole comprese, la Regione Basilicata è la peggiore con 5,7 anni. Mi sembra che Conte e il suo governo con questa situazione c’entrino poco o, meglio, nulla.

Non so chi consiglia la Franconi. Ma dopo le oniriche visioni sulla legge elettorale e sulla data delle elezioni lei, Pittella e i suoi continuano a produrre altrettante oniriche visioni sul buon governo degli ultimi 5 anni. Un sogno per il PD, un incubo per i lucani.

A breve ci saranno le elezioni. Occorre che tutti i partiti prendano coscienza che con le visioni di rendita a breve dei micro progetti finalizzati a soddisfare micro bisogni elettorali non si va da nessuna parte.

O si cambia paradigma e si allarga l‘orizzonte o a furia di guardarci i piedi e l’ombelico finiamo nel baratro senza neanche sapere perché.