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“Io, medico di una struttura pubblica, pagato per guardare il soffitto”

Il dottor Pietro Mondì continua a denunciare la sua "inerzia lavorativa forzata"

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“Trattato come un carcerato con la sola differenza che io posso andare a prendere il caffè alla macchinetta quando ne ho voglia e vedere i miei familiari a casa”.

A parlare è Pietro Mondì, medico psichiatra in servizo, a Policoro, nell’ambulatorio di Psichiatria del Centro di Salute Mentale dell’Azienda sanitaria di Matera. Di lui abbiamo già scritto in occasione, nel febbraio 2018, della sua denuncia all’allora governatore lucano in relazione alle nomine dei commissari straordinari delle Asl lucane e delle Aziende ospedaliere regionali. Denuncia che, insieme a quella della Cgil è poi confluita in un fasciolo di indagine. 

Ed ancora abbiamo raccontato della sua denuncia per essere tenuto in servizio ma non avere pazienti, lamentando di essere sottostimato professionalmente. Da allora nulla è accaduto come ci racconta lo stesso Mondì.  Tant’è che dopo reiterate richieste di intervento agli organi competenti torna a far sentire la sua voce per chiedere un intervento che metta fine alla sua “forzata prigionia”.

Lo psichiatra chiede solamente “un equanime carico di lavoro”. In buona sostanza denuncia di essere pagato per fare niente. E con un ennesimo esposto fa presente la sua situazione anche al procuratore capo di Matera, Pietro Argentino e al suo collega di Catanzaro, Nicola Gratteri, non avendo ricevuto alcuna risposta dalla procura lucana. 

“Fino al dicembre 2018, racconta il dottor Mondì, questo ambulatorio viaggiava sulle quattro visite al giorno. Improvvisamente, quando va bene, siamo passati a una o due alla settimana. Le motivazioni-aggiunge-potrebbero essere molteplici, o, è questo un mio sospetto, forse sono da ricercare nell’interesse di alcuni medici di base che preferiscono dirottare i pazienti presso altre strutture e altri specialisti. Di fatto viene a crearsi un’inerzia lavorativa forzata che mi costringe a guardare il soffitto con la conseguenza di stipendiare un medico per non fargli fare nulla. E questo integra quanto meno un danno erariale che ho più volte segnalato a chi di competenza ahimè senza esito alcuno, al momento. 

Così come non ho avuto risposte dai miei superiori ai quali pure ho fatto presente la situazione. Per tutti questi motivi torno a chiedere pubblicamente agli organi competenti se in questa inerzia forzata non si ravvisino comportamenti omissivi o commissivi di reato. Non chiedo nulla di straordinario-conclude-a meno che in questo Paese e in questa regione non sia una cosa eccezionalmente straordinaria chiedere di fare il lavoro per cui si è pagati”. 

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