Eolico selvaggio, Pedicini scrive alla Commissione Europea

L'eurodeputato dopo l'atto intimidatorio a un medico anti eolico torna sullo scempio delle pale

L’utilizzo di energie rinnovabili è sacrosanto ma a patto che non ci sia speculazione. Purtroppo in moltissime aree del Sud Italia, si sta assistendo a una proliferazione incontrollata di impianti eolici che deturpano il territorio, rendendo la vita impossibile alle popolazioni locali, e rispondendo solo alla logica dell’interesse economico delle multinazionali interessate dai progetti” questo il commento dell’eurodeputato e portavoce M5S, Piernicola Pedicini, sulle condizioni di molti parchi eolici del Sud Italia. 

“In questi giorni – prosegue l’eurodeputato – abbiamo saputo di atti presumibilmente intimidatori ai danni di un medico del potentino, in Basilicata, che da tempo segnala le sue perplessità sulla regolarità degli impianti eolici in costruzione nell’area archeologica e a ridosso della Fontana del Barone, a San Chirico Nuovo. Tutto ciò è inaccettabile”. Sui parchi eolici in Basilicata, Pedicini aveva già scritto alla Commissione europea, cui erano stati segnalati i rischi della contaminazione della falda acquifera, della presenza di elettrodotti – dannosi per la salute umana – e l’estrema vicinanza alle abitazioni proprio degli impianti sorti a Potenza.

Oggi l’eurodeputato segnala all’organismo europeo un’altra vicenda, quella delle pale installate nei comuni di Morcone, Pontelandolfo e San Lupo. Impianti autorizzati dalla Regione Campania in un’area appartenente al Parco regionale del Matese (in procinto di diventare parco nazionale) e al Sic (sito di interesse comunitario) “Pendici Meridionali del Monte Mutria”. La Regione ha potuto approvare quei progetti grazie ai ritardi che opera nel licenziare le misure di conservazione delle aree Sic. “Se queste misure fossero state approvate per tempo – commenta Pedicini – avrebbero potuto arginare la speculazione sugli impianti eolici.

Oggi invece, a causa dei ritardi di un governo regionale irresponsabile, gli amministratori e le comunità locali non possono opporsi giuridicamente al progressivo deturpamento dei territori a causa di progetti che – quando presentati – erano legittimati da un vuoto normativo”. L’eurodeputato ha chiesto alla Commissione europea quali sono gli strumenti di controllo in suo possesso per valutare la corretta applicazione delle linee guida sui “Wind Plants” nelle aree SIC, da parte degli enti nazionali preposti che esaminano le “valutazioni di incidenza” dei diversi progetti.