Mafia, in Basilicata torna a uccidere. Clan in lotta per droga e armi foto

Proseguono le indagini della Dda dopo l'omicidio di Antonio Grieco e il fermo di un indiziato

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Agguato in perfetto stile mafioso” e “vertice tra clan finito male che poteva trasformarsi in un vero e proprio bagno di sangue”. Sono queste le piste seguite dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza per far luce sull’omicidio di Antonio Grieco, 52enne di Pomarico, trovato morto in località “Bosco Difesa San Biagio” a Montescaglioso nella tarda serata del 27 maggio scorso. 

Dal luogo dove è stato ritrovato il cadavere di Grieco, e dove presumibilmente è avvenuta l’esecuzione, un’altra persona sarebbe fuggita per scampare all’agguato. Su questa circostanza, però, gli inquirenti mantegono il più stretto riserbo essendo ancora in corso le indagini. 

Per l’omicidio di Grieco è stato disposto il fermo di Giuseppe D’Elia, 56enne di Montescaglioso a carico del quale vi sarebbero gravi indizi di colpevolezza. 

Il reato contestato all’uomo è omicidio aggravato dall’art. 416.1 bis c.p. (reato aggravato dalla modalità mafiosa), è stato eseguito anche per il delitto di porto illegale d’arma da fuoco.

Sulla base degli accertamenti svolti è risultato che la vittima, attirata all’interno di un bosco nei pressi di Montescaglioso veniva prima raggiunta da colpi di arma da fuoco esplosi a distanza ravvicinata (con colpo di grazia alla nuca) e, successivamente, veniva trascinata e poi fatta rotolare per oltre 40 metri in un dirupo.

Il delitto-hanno spiegato gli inquirenti nel corso di una conferenza stampa- eseguito con modalità tipicamente mafiosa, sulla base degli elementi raccolti, deve inquadrarsi in un ampio e articolato contesto di criminalità organizzata e di contrasto fra gruppi contrapposti impegnati nel traffico di armi e droga. Dal luogo dove è stato ritrovato il cadavere di Grieco, e dove presumibilmente è avvenuta l’esecuzione, un’altra persona sarebbe fuggita per scampare all’agguato. Su questa circostanza, però, gli inquirenti hanno mantenuto il più stretto riserbo

D’Elia, già esponente dello storico clan Zito-D’Elia di Montescaglioso (contrapposto al gruppo facente capo a Alessandro Bozza, espressione lucana del clan “Modeo” di Taranto)  aveva aderito  sul  finire  degli  anni  ’90 al  nascente  progetto criminale dei Basilischi, diventando riferimento territoriale della cellula autoctona operante nella zona di Bernalda e Montescaglioso.

Ed è proprio sulla pista mafiosa e i rapporti tra clan in Basilicata che in queste ore si stanno concentrando gli ulteriori accertamenti condotti dalle squadre Mobili di Potenza e Matera e coordinati dalla procura antimafia.

D’Elia dopo l’accaduto si era reso irreperibile. Le forze dell’ordine lo hanno rintracciato nelle campagne di Rionero in Vulture dove, insieme alla moglie, aveva trovato ospitalità nell’abitazione di Raffaella Asquino, arrestata per favoreggiamento, moglie di Donato Prota. Prota, affiliato al clan Delli Gatti, è attualmente detenuto, condannato anche in appello per l’omicidio di Bruno Cassotta avvenuto nell’ottobre 2008 a Rionero in Vulture nell’ambito di una faida tra clan mafiosi operanti nel Vulture-Melfese. 

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