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Progetto Italia: con Salini-Astaldi nasce un campione europeo

Nasce il campione europeo delle costruzioni Salini Impregilo e Astaldi. 12 miliardi di giro d'affari, lavoro e crescita

«Avremo successo solo quando le aziende europee saranno capaci di competere su una scala globale». A dirlo sono Parigi e Berlino nel Manifesto franco-tedesco sulla politica industriale della Comunità europea.

Ma la politica Ue della concorrenza può davvero supportare la creazione di campioni europei? È quanto si è chiesto di recente l’Istituto indipendente per gli studi di politica internazionale – Ispi nell’analisi dal titolo Quale politica industriale per l’Unione europea? Ed è quanto il nostro mercato nazionale sta sondando con Progetto Italia: un’operazione che basandosi sull’aggregazione di soggetti che operano nelle costruzioni, a cominciare da Salini Impregilo e Astaldi, porterà alla nascita di un campione europeo con oltre 12 miliardi di giro d’affari. Un progetto di cui il Paese ha bisogno per tornare a competere ai massimi livelli, garantendo occupazione e crescita, e su cui non manca il consenso delle principali istituzioni nazionali, banche comprese.

Il mercato Ue, infatti, non è più il solo punto di riferimento e le aziende del Vecchio continente si confrontano sempre più sui mercati mondiali con colossi americani o cinesi. Nel dibattito europeo è all’ordine del giorno l’introduzione di una politica industriale (sia comunitaria sia nazionale) che guardi alle grandi dimensioni delle imprese per rendere più competitiva l’Europa.

Per Ispi, del resto, la concorrenza è necessaria per far crescere la competitività del sistema. Se le economie di scala sono essenziali per gareggiare con i giganti internazionali, soprattutto in mercati importanti come le infrastrutture, i trasporti, l’energia, servono dimensioni di rilievo, come rivela la success story di Airbus. I campioni, dice ancora l’Ispi, sono fondamentali nei mercati globalizzati in quanto la componente principale della competitività è la dimensione.

Nell’Italia delle costruzioni c’è però ancora molta strada da percorrere: le realtà che contano più di 50 lavoratori ricoprono appena il 20% del fatturato del settore, la metà della media Ue.