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Autonomia differenziata: “Bardi assuma una posizione a difesa della Basilicata”

Cgil, Cisl e Uil: "Occorre fermare il disegno scellerato dei governatori del nord”

Il presidente Bardi assuma una posizione a difesa della Basilicata e si opponga allo scellerato disegno di autonomia differenziata messo in atto dai governatori del nord”. È quanto affermano i segretari generali Cgil, Cisl e Uil Basilicata, Angelo Summa, Enrico Gambardella e Carmine Vaccaro.

L’autonomia delle regioni, così come immaginata – affermano i sindacati – romperà il vincolo di solidarietà del Paese e aumenterà i divari esistenti. Non siamo contrari al decentramento ma non ci può essere un Paese con cittadini di serie A e di serie B. Il Governo vuole riconoscere maggiore autonomia ad alcune regioni, noi vogliamo che siano ridotte le disuguaglianze e garantiti a tutti i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. Se il provvedimento andrà in porto, 23 materie, tra cui diritti fondamentali quali istruzione e sanità, saranno commisurati al territorio in cui un cittadino vive. Viene meno così lo Stato nazionale. I diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e dal diritto di cittadinanza saranno legati alla territorialità.

Ciò significa – continuano Summa, Gambardella e Vaccaro – che il gettito fiscale legato al trasferimento dello Stato alle regioni non dipenderà più da un criterio proporzionale e che i fabbisogni standard verranno definiti da meccanismi legati al gettito dei tributi erariali, non dalla povertà. Il rischio è di arrivare a uno squilibrio del Paese che è nettamente spaccato in due, in cui la parte più forte diventa cannibale a spese della parte più debole.

Non è vero che la spesa pubblica al sud è maggiore che al nord, la spesa pubblica pro capite al sud per servizi, sanità, istruzione e trasporti è nettamente più bassa. Un cittadino lucano dovrebbe avere la spesa pro capite uguale a quella del nord.

La Basilicata, nel Mezzogiorno, rischia di più – spiegano i sindacati – Una piccola regione di 573mila abitanti, rischia di perdere la sua connotazione. Pensiamo alla sanità. Se la Basilicata per la sanità ha avuto fino a questo momento un trasferimento pari a 1 miliardo e 40 milioni di euro, per il principio della fiscalità e del Pil, della capacità differenziale della regione, la Basilicata avrà molti milioni in meno e non potrà assicurare la già complessa rete ospedaliera.

La scuola diventa regionale, il personale viene assunto e pagato dalle regioni, i concorsi si bandiscono su base regionale, perfino la valutazione del sistema farà capo alle regioni. È la fine del diritto all’istruzione come diritto sociale individuale da esercitare in maniera uguale indipendentemente dal luogo in cui si risiede ed è la fine della coesione sociale e dell’unità culturale del Paese, di cui la scuola è il primo presidio.

Con la riforma del Titolo V – aggiungono Summa, Gambardella e Vaccaro – sono stati introdotti i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale. In relazione all’istruzione essi non sono mai stati declinati, mentre nel settore della sanità, dove sono stati definiti come LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), non vengono rispettati in ragione di una politica irresponsabile e miope, indifferente alle reali condizioni di uguaglianza dei cittadini italiani. Occorre determinare i LEP e farli rispettare, configurandosi ogni condotta politica ed economica contraria come incostituzionale e da respingere nettamente. Altrimenti questa sarà l’autonomia delle diseguaglianze.

L’efficienza, il benessere, l’uguaglianza dei diritti fondamentali – concludono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil – non possono essere beni limitati, e la risposta a problematiche comuni a tutto il Paese non può essere l’attribuzione di maggiore autonomia e maggiori risorse ad alcuni territori, lasciandone indietro altri. Non si può rompere il vincolo di solidarietà statuale né cancellare il principio perequativo, non può essere messa in discussione l’unitarietà della contrattazione nazionale. Sanità, prestazioni sociali, istruzione e formazione, lavoro e tutela dell’ambiente devono essere garantiti in tutte le regioni, attraverso una legislazione nazionale e con un’adeguata copertura finanziaria.

Chiediamo pertanto al presidente Bardi, che ha annunciato la volontà di fare fronte comune con i governatori del sud, di prendere una chiara e netta posizione a riguardo e fermare il nefasto disegno dell’autonomia differenziata in difesa dei lucani calendarizzando gli impegni assunti”.