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Navigator, Vaccaro (Uil): “Senza riforma servizi lavoro, serviranno a poco”

"C'è bisogno di certezze e non del continuo susseguirsi di riforme del lavoro ed interventi legislativi correttivi"

Senza un processo virtuoso di “razionalizzazione” che investa i servizi per l’impiego, il collocamento mirato e le politiche del lavoro e in esso aggiorni la “mission” dell’Agenzia Regionale Lavoro Apprendimento Basilicata, non saranno certamente i 31 navigator in arrivo negli otto Cpi lucani a risolvere i complessi problemi di orientamento ed avviamento al lavoro di giovani in cerca di prima occupazione, disoccupati e lavoratori che hanno perso l’occupazione. E’ quanto sostiene il segretario generale della Uil Basilicata Carmine Vaccaro. La madre di tutte le riforme da anni invocate e mai attuate è quella che riguarda il mercato del lavoro innanzitutto per superare quei sistemi farraginosi che ancora oggi lo caratterizzano.

Siamo alle prese con un nuovo (l’ennesimo) ddl il cui testo è ancora troppo incerto. Vorremmo che sia chiaro che laddove la finalità dell’estensore del ddl è la stessa che ne abbiamo data noi come UIL e, più precisamente, come ennesima rivisitazione del sistema regolatorio del mercato del lavoro, partiamo da due posizioni assolutamente distanti. Il sistema produttivo ed occupazionale hanno bisogno di certezze e non del continuo susseguirsi di riforme del lavoro ed interventi legislativi correttivi come è accaduto nel corso degli ultimi anni e, non da ultimo, con il Decreto Dignità, convertito in legge 96/2018.

Nello specifico – spiega Vaccaro – apprezziamo l’intento del legislatore volto a far ripartire l’istituto dell’apprendistato professionalizzante che si pone, soprattutto per le fasce più giovani della popolazione, come il miglior strumento di ingresso nel mondo del lavoro per la commistione di lavoro e formazione che lo caratterizza. I dati statistici ed amministrativi sugli occupati con tale tipologia contrattuale, purtroppo, non hanno mai brillato seppur è ancora alta la percentuale di giovani in cerca di lavoro nella fascia di età interessata dall’apprendistato.

Rispetto a come si interverrà su questo istituto, il disegno di legge non lascia, però, trasparire alcuna traccia, né su come si intenda semplificare l’onere formativo a carico del datore di lavoro, né se il correttivo normativo troverà applicazione al solo apprendistato professionalizzante o a tutte e tre le tipologie. Nel caso specifico dell’apprendistato professionalizzante, è bene ricordarsi, che la formazione è un adempimento obbligatorio, venendo altrimenti meno anche lo sgravio contributivo a favore del datore di lavoro grazie al quale molti giovani sono stati inseriti al lavoro con questo contratto stabile.

Ma – è la domanda del segretario della Uil – siamo in presenza di una ulteriore riforma delle politiche attive? Dal processo di razionalizzazione messo in atto con il Jobs Act, ricordiamo che sono stati istituiti l’Anpal e successivamente venne avviata la trasformazione di Italia Lavoro S.p.A. in Anpal Servizi S.p.A., con l’obiettivo, non solo semantico, di rafforzarne la complementarietà. Veniva inoltre istituito l’Inapp che prese il posto dell’Isfol. Dalla riforma delle politiche attive doveva uscirne valorizzato anche il sistema dei Servizi per l’Impiego, che purtroppo fa ancora fatica ad imporsi in termini di efficacia. Il disegno di legge, si pone all’interno di questo complesso sistema che non è ancora andato completamente a regime e, dove, le questioni da affrontare sono ben altre che una ulteriore razionalizzazione e accorpamento degli enti.

C’è, infatti, il tema del personale che lavora in Anpal con diversi contratti collettivi; c’è poi la persistente situazione di insicurezza lavorativa e di vita in cui si trovano le centinaia di lavoratori con contratti a termine e collaborazione presenti in Anpal Servizi s.p.a. a cui non è stata data ancora risposta in termini di stabilizzazione. Sono molti, quindi, i motivi che ci spingono a essere contrari ad una riforma delle politiche attive in costanza di una recente riforma che ha sicuramente bisogno di essere rivista in alcuni aspetti applicativi, ma non certamente nei termini rischiosi in cui viene proposta.

Ci preoccupa, in particolare – continua Vaccaro – la esplicita volontà del legislatore che prefigura, nell’attuazione delle deleghe, “una diversa allocazione delle ordinarie risorse umane, finanziarie e strumentali, allo stato in dotazione alle medesime amministrazioni”. Sotto questo punto di vista, non sembra casuale il riferimento agli eventuali risparmi di spesa, riportati dalla relazione tecnica, in riferimento alla eventualità di un accorpamento di “agenzie, enti o organismi facenti capo all’amministrazione statale che svolgono compiti in materia di servizi per l’impiego e politiche del lavoro”.