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Immigrazione clandestina. Rilanciare la battaglia per l’abolizione del reato

I “pacchetti sicurezza” che hanno provocato disastri e l’atteggiamento pilatesco di certa sinistra

Il reato di immigrazione “clandestina” (art.10 bis del testo unico sull’immigrazione del 1998) era stato introdotto con il “Pacchetto sicurezza” del governo Berlusconi nel 2009 dopo che, nel 2002, con la legge n.189 del 30 luglio, (la cosiddetta Bossi-Fini), erano state riconsiderate alcune procedure di espulsione degli stranieri irregolari introducendo misure più rigide.

Col tempo in molti hanno capito che l’introduzione di quel reato non solo si era rivelato inutile al fine di limitare i flussi migratori, ma aveva creato non pochi problemi. A nulla sono servite le obiezioni tecniche e giuridiche sollevate da diversi magistrati e dalle autorità di polizia per causa degli intasamenti degli uffici. A nulla è servito la constatazione di fatto che le sanzioni per violazione dell’articolo 10bis, non le pagava nessuno. Gli stranieri irregolari, di solito indigenti, non hanno un dollaro in tasca.

Nel gennaio del 2016 il Governo avrebbe dovuto abolire il reato di clandestinità perché ritenuto inutile e dannoso, ma la decisione fu rinviata e mai più adottata. L’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi ritenne che alcune questioni di opportunità politica rendevano in quel momento impossibile abolirlo. Il classico atteggiamento cinico di certa politica. Nel 2013 l’abrogazione del reato era anche nel programma del M5S, che fine ha fatto la proposta di referendum votata dagli iscritti nel 2014?

In questi giorni si discute dell’avvenuta approvazione del Decreto sicurezza bis imposto da Matteo Salvini. Ebbene, oltre le legittime proteste, di una parte dell’opinione pubblica con argomentazioni molto sensate e condivisibili, occorrerebbe insistere sull’abolizione del reato di immigrazione clandestina. Se si legge il Decreto approvato in questi giorni, l’impianto, dall’articolo 1 all’articolo 5, si regge su quel reato.

Ecco perché oltre ad opporsi al Decreto con argomentazioni sia giuridiche sia umanitarie, è necessario aprire un fronte che metta dinanzi alla questione fondamentale tutta la politica, in particolare l’opposizione. E la questione dirimente è l’abolizione del reato di immigrazione clandestina.