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In Basilicata la sanità ha bisogno di una trasfusione di coscienze

Quando la quotidiana normalità diventa notizia qualcosa non quadra

Giungono a volte in redazione comunicati con i quali settori della sanità lucana si auto esaltano per aver curato una persona, per averla “salvata” da esiti tragici. Un’operazione ben riuscita, un percorso di cura apprezzato dai pazienti e dai loro familiari. Lettere di ringraziamento per “l’impegno professionale, il rigore e la serietà di tutto il personale del reparto X”. Un ringraziamento particolare la dottor Tizio o Caio. I meriti, il più delle volte, se li attesta anche chi quasi sempre c’entra nulla: il direttore generale Sempronio, per esempio, che prende la palla al balzo per fare marketing e per dire “vedete come sono bravo”. Va tutto bene. Ci fa piacere ricevere “notizie” di buona sanità.

Tuttavia, quella buona sanità non dovrebbe assumere il valore di “notizia” quando si tratta di episodi che appartengono alla quotidiana normalità. È normale che in un ospedale la gente venga curata con professionalità, rigore e serietà. È normale che un paziente vada in ospedale per guarire e venga trattato con dignità, rispetto, umanità, amore. Non è normale il contrario, ed è proprio il contrario che fa la notizia. Non sappiamo se questo sia chiaro a taluni primari o ai dirigenti delle aziende sanitarie e dei nosocomi. E se la normalità assume il carattere di notizia e si infila nel circo mediatico, qualcosa non funziona. Se diventa notizia il ringraziamento del familiare di un paziente in ortopedia per “merito” del fatto che in quel reparto all’amato congiunto gli hanno messo a posto il ginocchio, qualcosa non funziona. E segna il livello di confusione che circola nel mondo dei servizi sanitari. E nasconde, lasciatecelo dire, un fondo di mediocrità oltre la superficie di quella professionalità e serietà che dovrebbe essere quotidiana normalità.

Questa modalità, utilizzata dai dirigenti, fa il paio con l’esultanza di qualche giorno fa dell’assessore Rocco Leone a proposito dei nuovi primari di Neonatologia a Potenza e di Ostetricia a Melfi. I due dirigenti di reparto sono stati presentati in pompa magna alla stampa. Per l’assessore Leone: “Una giornata importante che sancisce due innesti per il rilancio dei due reparti.” Poi ha aggiunto: Sono convinto che le due strutture ospedaliere, grazie anche al reclutamento in corso di altri specialisti, riusciranno a essere maggiormente attrattive per le pazienti delle regioni limitrofe”. Addirittura. Beato lui. Così felice e così convinto che sia sufficiente assumere un primario per risolvere i problemi di taluni complicati reparti ospedalieri. Lo sanno i medici in trincea che ci vuol ben altro. Attrezzature, risorse, clima lavorativo disteso, approccio di squadra, competenze, professionalità e i partiti fuori dalla porta. Soprattutto, c’è bisogno di una seria trasfusione di coscienze.

Tuttavia, anche la normale assunzione di un primario diventa motivo di “clamore”. Certo, informare i cittadini in questo caso è doveroso, non è doveroso organizzare conferenze stampa per fare proclami e coinvolgere l’opinione pubblica nel personalissimo e intimo ottimismo ingiustificato dell’assessore.

Rocco Leone al momento non ha ancora informato i cittadini su che cosa intende fare per risolvere i mille problemi della sanità lucana. A parte la solita giaculatoria per cui quei problemi sono stati creati dagli amministratori precedenti, nulla. Si potrebbe chiudere la faccenda ricordando all’assessore che “quelli di prima” sono stati mandati a casa anche per causa dei problemi creati e che lui è stato eletto per risolverli e non per raccontarceli in ogni occasione.