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Basilicata sottomessa. Eni, Total e la seduzione del capitalismo etico

La fascinazione del denaro e l’alleanza con i carnefici

Karl Marx, e non solo lui, sapeva benissimo che il capitalismo non può riformarsi nella direzione di un mondo socialmente giusto, pacifico, umano. Ed è vero. Se osserviamo la storia abbiamo prova di come e quanto il capitalismo cambi pelle ogni volta che la realtà subisce trasformazioni culturali e sociali. Soprattutto quando quelle trasformazioni modificano il comportamento dei consumatori. Adesso siamo alla solita “svolta etica”, una contraddizione in termini, per cambiare come sempre il cavallo in corsa. Hanno mutato strategia: ti seducono con le tue stesse convinzioni, prendono per mano i tuoi ideali e li accompagnano nel carrello della spesa. Cinismo e nichilismo infiltrati nelle coscienze del consumatore.

È vero ciò che scrive Paolo Cacciari: “Basta dare un’occhiata alle ultime pubblicità di Eni e Nestlé o ricordare le nuove strategie commerciali di Coop Italia, Amazon e di molte banche. È partita la grande rincorsa agli adolescenti di Fridays For Future.” E aggiunge: “Come è sempre accaduto, il sistema dominante prima nega, poi reprime, infine tenta di sussumere le contraddizioni che genera”.  I ragazzi e le ragazze della Generazione Z, nella svolta etica del capitalismo, sono solo un target, una massa di consumatori che chiede green, e green gli viene offerto. Ed ecco che arriva Nestlé con il caffè equo e solidale, la Coop con la “spesa che cambia il mondo”, l’Eni con la Bio-economia, le banche con i fondi etici, e via dicendo. Intanto il bio è già diventato industriale e tutto ciò che oggi appare “etico e green” a breve si rivelerà il solito inganno del neo capitalismo “eticamente più cinico”.

Basta dare un’occhiata alla Basilicata. Il green conviene a pochi. Grandi investimenti nell’eolico, nel fotovoltaico. La crescita verde di verde ha i dollari, il resto è distruzione del verde. L’Eni e la Total saliti da qualche tempo sul cavallo green, lo fanno per una ragione economica propria: provare a superare l’effetto “decoupling” che colpisce la correlazione tra crescita dei profitti e comportamenti sociali del mercato. E lo fanno con un marketing e una comunicazione sociale dalla facciata “etica” che, però, ha finalità tutt’altro che etiche. È evidente, qui in Basilicata. Il senso e la struttura psichica della vita sociale e della coscienza collettiva, sono prodotti secondo gli schemi del capitalismo, come sempre. I fondamenti “spirituali” delle società locali sono costruiti sulla seduzione dell’ideologia capitalistica e della “religione” neo liberista, capaci di resistere e di riprodursi nel tempo. Il capitalismo etico è una “sovrastruttura” del neo liberismo cinico e nichilista che manipola le coscienze, oramai sterili, delle persone.

I lavoratori occupati nelle estrazioni e nell’indotto, così come nelle miniere e nelle acciaierie, in questo sistema di dominio seducente, sono costretti ad essere sfruttati (soprattutto in termini di salute), perché la cosa peggiore che gli possa capitare è non essere sfruttati, cioè non avere un lavoro. I cittadini che abitano quelle zone, hanno bisogno di rischiare la salute, perché la cosa peggiore che gli possa capitare, oggi, qui e ora, è non rischiare, cioè privarsi degli unici fittizi vantaggi del rischio. Ecco, il capitalismo cinico ti mette nelle condizioni di scegliere tra il vero male e il presunto male minore.  È il carnefice che ti costringe ad allearti con lui mentre ti seduce con le parole e con il denaro. Eni e Total come tutti gli altri, usano il pensiero marxista e lo applicano alla lettera: “leggere i processi sociali per intervenire su di loro e forzarne il mutamento nella direzione utile al loro profitto” L’assalto al target della generazione green è proprio questo. La svolta etica del capitalismo non è altro che l’ennesimo tentativo, sempre riuscito, di intervenire sui processi sociali e di forzarne il mutamento. Le promesse delle compagnie petrolifere sugli investimenti green in Basilicata sono parte di questa commedia.

In questa commedia, la politica è costretta ad allearsi con il carnefice nel momento in cui tratta e negozia accordi. È talmente sedotta dal ricatto occupazionale ed economico che non riuscirebbe ad aprire alcun conflitto con le multinazionali, seppure lo volesse. Sappiamo tuttavia che le istituzioni e i cosiddetti rappresentanti del popolo non hanno alcuna intenzione di aprire conflitti, perché le istituzioni sono sovrastruttura – per dirla sempre con Marx – dell’economia capitalista.

E dunque, che fare? Dobbiamo ricorrere nuovamente al filosofo tedesco, aiutandoci con il suo concetto di “sussunzione”. Le forze e i movimenti politici, le organizzazioni civiche che intendano davvero dare una svolta all’economia e alla società lucana, nei limiti, purtroppo, consentiti dal contesto normativo – capitalistico – nazionale e internazionale, devono fare una scelta. Stare col fiato sul collo alle compagnie petrolifere e ai signori dell’inquinamento con continui controlli sul loro operato è utile e necessario. Tuttavia, non basta. Occorre lavorare sulla presa di coscienza collettiva dei cittadini. Di quelli che sanno bene di essere sfruttati in un rapporto di costrizione: è la “sussunzione formale” di cui parla Marx a proposito dello sfruttamento dei lavoratori. Questi cittadini si sottomettono solo formalmente alle compagnie petroliere, consapevoli dell’esistenza di un rapporto dominio-sfruttamento, però non hanno la forza di ribellarsi. Ma anche, e soprattutto, di quei cittadini, che vedendosi migliorate le condizioni economiche nell’immediato, si sottomettono realmente alle multinazionali, inconsapevoli di essere sfruttati (“sussunzione reale”). Oggi la contestazione, non ancora ribellione, è inquadrata in una cornice dialettica asimmetrica, “tecnicistica”, che esclude la maggioranza dei cittadini dalla partecipazione, specie di quelli inconsapevolmente sfruttati. La stessa politica e le istituzioni concentrano i loro giudizi e le loro scelte sulle istanze prodotte dalle condizioni di “sussunzione reale”, assecondandole ed elevandole a interesse pubblico e generale. “Oro nero ricchezza”. “Tutelare l’ambiente e sfruttare il petrolio”.

Occorre, al contrario, che movimenti più radicali e “rivoluzionari” agiscano nello spazio politico possibile che si apre tra i cittadini consapevoli di essere sfruttati in modo da aprire anche spazi tra coloro che, inconsapevoli, si identificano con il sistema di sfruttamento ritenendo necessario, e addirittura normale, inquinamento e depauperamento delle risorse naturali. Eni, Total e altri, producono costantemente condizioni di sussunzione reale. E sono queste condizioni che vanno rimosse e combattute. Ecco perché, accanto all’ambientalismo delle analisi chimiche occorre una movimentazione sociale per l’azione politica a centralità giovanile.