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Crob, Cgil: “Scarsa attenzione e carenza progettuale dalla Regione Basilicata”

"Occorrono scelte chiare per riconferma come Irccs"

Molta attenzione è stata prestata in questi mesi al Crob di Rionero e soprattutto al suo futuro, un futuro inscindibilmente legato alla conferma del riconoscimento come Irccs. Nel 2020, infatti, l’istituto sarà nuovamente sottoposto alla procedura ministeriale di verifica dei requisiti necessari per mantenere il carattere scientifico. Un elemento fondamentale per la specificità del Crob e forse per la sua stessa sussistenza.

Senza scivolare in allarmismi che potrebbero rivelarsi solo deleteri, come Cgil Basilicata e Fp Cgil abbiamo più volte espresso la nostra posizione rispetto al ruolo che il Crob dovrebbe svolgere nell’ambito del sistema sanitario regionale e ai punti di debolezza che ne hanno segnato l’attività nell’ultimo periodo, figli dell’assenza di un piano socio-sanitario regionale rimasto in embrione nel corso del precedente governo e di una riorganizzazione del sistema sanitario regionale solo finalizzata a incasellare e ridefinire i contenitori della sanità, senza alcuna idea progettuale che guardasse oltre le contingenze o il soddisfacimento di singoli e specifici interessi.

E questa assenza, che si materializza con quanto quotidianamente accade nella nostra sanità – e ci riferiamo a chiusura di reparti e sale operatorie, a liste di attesa che sono la negazione stessa dell’esigibilità del diritto alla salute – certo non ha giovato allo stesso Crob, la cui specificità ne richiederebbe la valorizzazione quale polo di eccellenza nella costruzione di una rete oncologica regionale, in quello che viene definito un modello organizzativo “hub & spoke” . Si perché, se da un lato il Crob deve essere il centro di riferimento oncologico lucano, è pur vero che esso deve operare in rete con tutte le altre componenti e gli ambiti territoriali del sistema sanitario regionale.

La percezione di una scarsa attenzione e di una carenza progettuale da parte della Regione Basilicata ha determinato in questi anni la spinta di diversi lavoratori ad andare via, alla ricerca di nuovi sbocchi professionali, creando un via vai soprattutto di medici che non ha di certo giovato alla crescita del Centro di riferimento oncologico lucano.

Oggi non c’è più tempo, non possiamo permetterci di perdere un prestigioso traguardo per nulla scontato in una piccola regione come la Basilicata, dai numeri risicati e sempre più in balia di emigrazione, spopolamento e denatalità. Bisogna agire subito per garantire che il Crob abbia quelle caratteristiche richieste per la conferma del suo riconoscimento e che sono enumerate nel decreto 288 del 2003: elevato livello tecnologico delle attrezzature; i caratteri di eccellenza del livello dell’attività di ricovero e cura di alta specialità svolta; l’ eccellenza della attività di ricerca svolta nell’ultimo triennio relativamente alla disciplina oncologica; la capacità di inserirsi in rete con Istituti di ricerca della stessa area di riferimento e di collaborazioni con altri enti pubblici e privati.

Le potenzialità per la riconferma e per un rilancio della struttura ci sono tutte ma servono politiche di investimento che vadano nella direzione del potenziamento delle due principali mission proprie dell’Irccs : la ricerca biomedica e l’erogazione di prestazioni di ricovero e cura di alta specialità.

Bene la recentissima sottoscrizione di una convenzione con l’Asp con la quale il Crob mette a disposizione l’equipe della breast unit senologica per effettuare visite presso l’azienda sanitaria. Un progetto sperimentale, anche se di breve respiro nella sua durata, che va nella giusta direzione della integrazione territoriale.

Ma adesso occorre coraggio, soprattutto occorrono scelte da parte di questo governo regionale finalizzate alla riconferma del Crob quale Irccs, il che passa da azioni mirate a rendere l’istituto perno di una rete oncologica regionale che coinvolga territorio e strutture ospedaliere al fine di garantire percorsi di prevenzione e promozione della salute e percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi assicurando il giusto diritto alla salute dei lucani.

Angelo Summa, segretario generale Cgil Basilicata

Giuliana Pia Scarano segretaria Fp Cgil Potenza