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Festival di Potenza: un osservatorio sulla musica popolare-etnica foto

Giunto alla 19esima edizione, serata di Gala 16 il novembre

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Il Festival di Potenza, giunto alla 19esima edizione (serata di Gala 16 novembre), già da alcuni anni rappresenta l’osservatorio privilegiato per monitorare le tendenze dello spettacolo riferito alla musica popolare ed etnica.

Il direttore artistico Mario Bellitti, in proposito, ha individuato nel maestro Graziano Accinni il “referente” della sezione del Festival dedicata a questo tipo di musica. Reduce dal successo di quest’estate (insieme a Giuseppe Forastiero, voce) di “ Canto Minimo”, che è il progetto più recente dell’artista e ricercatore lucano, portato in giro in numerosi comuni, Accinni è direttore artistico della Notte della Tarantella Lucana (la nona edizione si è svolta a Guardia Perticara). Un osservatore attento del nostro patrimonio culturale.

Alla Basilicata – sostiene Accinni – non è certo mancata una storia musicale; è mancata un’identità musicale. Si deve innanzitutto colmare una lacuna nella tutela e valorizzazione della musica popolare lucana. Anche per questa ragione è nato “Canto Minimo”, un momento di edificante viaggio dentro se stessi, occasione imperdibile per chiunque voglia apprendere qualcosa sulla Lucania.
“Canto minimo”, inoltre, è il solo esempio di concerto in cui sono eseguiti brani esclusivamente di matrice devozionale lucana, mai realizzato, a memoria d’uomo nel territorio regionale e non solo. Con “Matera Capitale” la nostra Regione e la sua Cultura Popolare – sostiene Accinni – si ritrova al centro dell’attenzione Europea e Mondiale aprendo a tutti le porte del suo passato con lo sguardo rivolto al futuro in modo da traghettare ai giovani tutti i saperi dei Nostri Avi.

Per l’edizione 2019 del Festival la novità è la contaminazione fra vari generi folk-popolari-etnici. Per la prima volta sul palco dell’Auditorium del Conservatorio di Musica si esibirà Ancient Wave che sta realizzando un progetto discografico prodotto da Tullio Pizzorno e ispirato alla musica e ai riti tradizionali del mondo celtico. Ancient Wave è formato da Silvia Bilotti ha frequentato la Scuola di Teatro di Bologna, attrice, musicista, cantante e traduttrice e da Stefano Jatosti, insegnante, musicista e critico d’arte, laureato in filosofia con indirizzo antropologico-culturale. Ancient Wave – spiegano i due musicisti – nasce dalla nostra visione della musica come esperienza di condivisione, come fusione di tradizioni differenti. Siamo partiti dalla villanella napoletana del Cinquecento per estendere poi la nostra ricerca alla tradizione iberica e a quella anglosassone, fino ad incontrare i magici territori celtici, scoprendo motivi ricorrenti e sorprendenti affinità espressive.

La novità per il Festival consiste nell’accostamento dell’etnico lucano-meridionale al celtico. La cultura europea deve la propria ricchezza alle influenze reciproche, all’incontro e alla contaminazione che perciò merita di essere riscoperta. Saranno affianchati agli strumenti della tradizione colta, come la chitarra e i flauti dolci, strumenti etnici, provenienti da aree geografiche e da tradizioni diversissime: l’arpa celtica, il bouzuki, il pandeiro, il dan moi, i cimbali, il triangolo, le campanelle, le campane tibetane, il thunder tube, le nacchere, le conchiglie sonore, la raganella, il guiro, le campane tubolari, il flauto di Pan, le wind chimes, il berimbau, l’ocean drum e il glockenspiel.

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