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È morto di vergogna. Il moralismo di Stato ha provocato un’altra vittima

L’ennesimo omicidio politico consumato in nome del Potere e delle Istituzioni

Un uomo di 67 anni, alcuni giorni fa, è morto a causa di un infarto dopo essere stato sorpreso a rubare un dentifricio e uno shampoo in un supermercato di Bolzano. La direzione del centro commerciale ha chiamato la polizia. I dipendenti del supermercato lo hanno sorpreso mentre si infilava in tasca il “maltolto” per un valore di una decina di euro. L’uomo è stato colto da un malore quando sono arrivati gli agenti. “L’ennesimo dramma della povertà”, si dice così in questi casi? E come si dice quando qualche banchiere lascia sul lastrico migliaia di risparmiatori? E come si dice delle holding proprietarie di supermercato che fanno profitti sui consumatori ignari di quello che comprano e del prezzo che pagano? E come si dice dei grandi evasori, dei corruttori e dei corrotti, dei ladri di Stato, delle cricche affaristiche, dei manager disonesti, dei politici furfanti e dei furti perpetrati dalle multinazionali ai danni dei cittadini? Ve lo dico io come si dice: assassini. In questi casi nessuno chiama la polizia, perché in questi casi le faccende diventano politica, economia, garantismo, presunzione di innocenza, prescrizione, reciproci ricatti, mazzette. In questi casi tutto è “affari di potere”.

C’era bisogno di chiamare la polizia? Sì, perché nelle società puritane ipocrite, ricche di denaro e povere di pudore, in questi casi si chiama la polizia. Nessun richiamo alla coscienza, nessun appello alla pietà umana. No, si chiama la polizia, perché un furfante ha osato sottrarre dieci euro alla miliardaria holding proprietaria del supermercato.

Rubare è un reato finché c’è la proprietà privata, ma se rubi il futuro, se rubi tutto ciò che appartiene alla collettività, tutto ciò che è o potrebbe essere bene comune, allora il reato si dilegua nei meccanismi giudiziari, burocratici, normativi fatti a posta per evitare sanzioni agli assassini.

Questa è l’epoca del moralismo individualistico, quello senza valori, che accoglie in se il moralismo di Stato. Una morale senza radici, estrema ma non radicale, senza alcuna profondità e senza principi. Figlia del propagandismo di quella politica serva del neo liberismo. Il moralismo è violento, vendicativo, si nutre di egoismo e genera cattiveria. È ambigua compassione per gli altri. Moralismo è fare del bene per paura dell’inferno o per voglia di paradiso. Moralismo è accettare la legge anche se ingiusta e violarla quando ingiustamente colpisce se stessi. Moralismo è dire agli altri che cosa devono fare. La morale, invece, parla a te stesso, è cosa devi fare tu. Moralismo è criticare i vizi degli altri e giustificare i propri. Moralismo è imporre agli altri comportamenti che salvaguardino le tue sicurezze, che ti tutelino dalle conseguenze delle tue paure, che preservino il tuo status economico e sociale. Moralismo è reagire con sentimenti di cattiveria a tutto ciò che disturba la nostra ordinaria quiete quotidiana.

Sul piano politico la vicenda di Bolzano e le tante altre vicende simili di persone povere costrette a “rubare” il cibo, rappresentano l’affermazione di un moralismo di Stato. Quello Stato che ti arresta e ti mette in galera per il furto di una mela perché non è capace di liberarti da quella condizione disperata. È lo Stato che giustifica se stesso per le sue gravi mancanze. Se tu sei povero e hai fame, lo Stato non ti dà il pane, non ti libera dalla condizione di povertà, ma ti mette in galera o crea le condizioni per cui tu debba vergognarti fino a morire. Il moralismo di Stato è la rappresentazione politica dell’ipocrisia delle istituzioni e dell’arroganza del Potere economico e finanziario capitalistico.