Trattative Eni, Vito Bardi e la Giunta regionale si dimettano

Lo chiedono le associazioni ambientaliste Ehpa Basilicata - Liberiamo la Basilicata - Comitato Aria Pulita Basilicata Onlus in seguito all'esito del negoziato con il cane a sei zampe

Ieri pomeriggio, 26 ottobre 2019, i quadri politico-governativi, tramite una nota dell’assessore all’Ambiente della Regione Basilicata Gianni Rosa (FdI) diramata alla stampa, hanno rivolto un appello «a tutti i lucani e alle coscienze civiche di tutti, ognuno per il proprio ruolo, dagli attori istituzionali agli esponenti dei corpi sociali e ai cittadini», per intraprendere «ogni azione possibile» contro l’Eni e i suoi dirigenti.

Nel raccogliere l’appello le associazioni Ehpa Basilicata, Liberiamo la Basilicata e il Comitato Aria Pulita Basilicata chiedono in primo luogo le dimissioni del Presidente Vito Bardi e degli assessori della Giunta della Regione Basilicata, Francesco Fanelli, Francesco Cupparo, Donatella Merra, Rocco Leone e Gianni Rosa, in quanto i loro comportamenti hanno favorito il rinnovo della concessione petrolifera alle società Eni-Shell e hanno pure contrastato il varo della moratoria di tutte le attività petrolifere fino al 30 giugno 2022, che gruppi ambientalisti e società civile avevano richiesto e sollecitato anche nelle manifestazioni tenute il 21 e 23 ottobre 2019 a Potenza e Roma presso i palazzi della Regione Basilicata e del Governo e del Parlamento Italiano.

Il Presidente Bardi e i suoi assessori inoltre non sono stati capaci di obbligare le società concessionarie petrolifere a fornire garanzie cauzionali assicurativo-bancarie a copertura dei danni procurati allo Stato e al territorio (almeno 10 miliardi di euro sia per l’impianto del COVA di Viggiano di Eni-Shell che per quello di Tempa Rossa di Total-Mitsui-Shell).

E non sono riusciti neppure a far assegnare alla Regione Basilicata una quota di compartecipazione nel capitale delle società concessionarie petrolifere con finalità di “co-gestione” e tutela del valore pubblico della concessione, come avviene ad esempio in Eni spa, nel cui capitale sociale è presente il Governo Italiano tramite il Ministero dell’Economia e la Cassa depositi e prestiti spa con le rispettive quote del 4,34% e 25,76%.

Bardi e i suoi assessori non hanno fatto nulla:

– per rendere “obiettivo ed effettivo” il controllo dei quantitativi di petrolio e gas estratti in Val D’Agri, i cui dati forniti da Eni-Shell tuttora incontrollati;

– per attuare studi di Valutazione di Impatto Sanitario in tutti i Comuni della Val D’Agri e della Basilicata;

– per avviare progetti di risanamento dei territori lucani colpiti dai disastri e inquinamenti petroliferi causati dai gruppi industriali Eni-Shell;

– per riaffermare la piena corresponsabilità di tutti gli esponenti di vertice e dell’alta dirigenza, congiuntamente alle società concessionarie e alle Amministrazioni pubbliche di appartenenza (Regione Basilicata e altri enti pubblici e statali, con cui di norma si concertano le decisioni gestionali);

– per dar vita ad una Autorità di garanzia, in forma collegiale e con carattere di assoluta terzietà e natura autocratica, a tutela del rapporto tra i cittadini e il sistema sulle concessioni estrattivo-petrolifere.

L’appello (tardivo) di ieri pomeriggio costituisce l’ennesima presa in giro per la società civile della Basilicata e del Sud Italia da parte dei quadri politico-istituzionali.

La società civile è ormai cosciente dello scempio dei disastri e inquinamenti ambientali dovuti alle attività estrattive di petrolio-gas e dei danni nefasti recati alla salute pubblica, come comprovati anche dallo studio di Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) pubblicato a settembre 2017 e co-finanziato dal Centro Nazionale delle Ricerche (CNR) di Pisa, partecipato dall’Università di Bari e dal Servizio di Epidemiologia della Regione Lazio in concorso con l’Istituto Superiore di Sanità (tutti enti pubblici non lucani), il cui studio ha dimostrato l’aumento esponenziale dei casi di morte e di malattie respiratorie croniche nell’area dei Comuni di Viggiano e Grumento Nova.

L’avere disatteso l’articolo 10 dello Statuto della Regione Basilicata, non adottando «provvedimenti legislativi ed amministrativi» ispirati al “principio di precauzione” dopo il disastro ambientale causato dalle società petrolifere Eni-Shell e accertato nel gennaio 2017 dalla magistratura penale (giudizio n.2891/’17 r.g. GIP Tribunale di Potenza), conclama il fallimento politico-gestionale e impone, quale primo atto di responsabilità e chiarezza pubblica, le dimissioni del Presidente Bardi e dell’intera Giunta Regionale.

Nel contempo le associazioni Ehpa Basilicata, Liberiamo la Basilicata e il Comitato Aria Pulita Basilicata chiedono il varo di appositi decreti d’urgenza da parte del Governo e dei Ministri dell’Ambiente Sergio Costa (M5S), della Salute Roberto Speranza (Leu) e dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli (M5S), per impedire il prosieguo delle attività estrattivo-petrolifere in Basilicata, quale fonte di disastri e inquinamenti ambientali che non solo continuano a ledere la salute pubblica di coloro che vivono in Basilicata, ma costituiscono anche un elevato rischio per la salute pubblica di milioni di abitanti delle regioni meridionali limitrofe di Puglia, Campania e Calabria, serviti dai bacini lucani di acqua potabile del Pertusillo e di Monte Cotugno.

Ehpa Basilicata – Liberiamo la Basilicata – Comitato Aria Pulita Basilicata Onlus