Cadaveri gettati in fosse comuni per rivendere i loculi. Arresti a Rionero in Vulture foto

Il procuratore Curcio: "Da indagini, emersi fatti di eccezionale gravità"

Sono cominciate oggi le ricerche dei resti umani estumulati al cimitero di Rionero in Vulture, Potenza, e gettati in vere e proprie fosse comuni al fine di rivendere illecitamente i loculi in cui erano stati tumulati.

Ad annunciarlo, il procuratore Capo Francesco Curcio nel corso di una conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell’inchiesta che ha portato a sei arresti (in carcere e ai domiciliari) e a una misura interdittiva per i reati di corruzione, concussione peculato, turbata libertà degli incanti, induzione indebita a dare o promettere utilità, falso in atto pubblico, abuso in atti d’ufficio, soppressione di cadavere. Le misure disposte dal Gip, Lucio Setola, sono state eseguite oggi dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Potenza.

Le salme, dodici circa, presumibilmente sono state sotterrate in una fossa comune nell’area circostante il cimitero di Rionero. Una volta recuperati, i resti saranno sottoposti all’esame del Dna e poi restituiti alle famiglie alcune probabilmente ignare di quanto accaduto.

La soppressione e l’occultamento di cadavere, rientrano in una più ampia situazione che il procuratore Curcio ha definito di “eccezionale gravità, frutto di un appalto illegale andato avanti per circa vent’anni attraverso proroghe anch’esse illegali”. Il primo appalto aggiudicato alla famiglia Aiuola,  risale infatti al 2002. Il capofamiglia Emilio, arrestato, “aveva creato più ditte, non direttamente riconducibili a lui”, che di fatto gestivano i servizi cimiteriali nella cittadina lucana. Offrivano un “servizio completo” grazie anche al fatto che erano titolari di un’agenzia di pompe funebri. 

L’imprenditore che ha denunciato. Le indagini -hanno spiegato gli inquirenti- sono partite dalla denuncia di un imprenditore locale che si è assunto la responsabilità di documentare dettagliatamente tutto quanto avveniva intorno alla gestione del cimitero. A questa si è aggiunta anche la collaborazione di altre due persone. Il procuratore Curcio ha definito importante la collaborazione fornita dall’imprenditore che non nascondendosi dietro l’anonimato ha permesso così agli investigatori di ricostruire un sistema che grazie al coinvolgimento di alcuni funizonari comunali si fondava sul ferreo e stretto controllo delle attività amministrative che facevano capo al Comune stesso laddove le stesse riguardano l’affidamento di lavori e servizi.

Connivenze con i funzionari del Comune. Attraverso una rete di connivenze e complicità all’interno del Comune, pare che gli stessi funzionari indagati indirizzassero i cittadini a rivolgersi alla famiglia Aiuola, si era così stabilito un vero e proprio monopolio sui servizi cimiteriali. L’indagine lucana ha coinvolto anche un consigliere comunale di Ortanova, comune pugliese, dove l’imprenditore Aiuola era riuscito ad ottenere la gestione del locale cimitero.