Potenza. Gli odiatori di Francesco Giuzio e il silenzio del sindaco

Mentre il consigliere comunale di opposizione è destinatario di insulti e minacce, Mario Guarente sta zitto. E così insulta la città

Premessa necessaria: essere di destra, o leghisti, non vuol per forza dire essere leoni da tastiera, o peggio, violenti.

Premessa necessaria numero due: essere un ultras del calcio non significa che una volta fuori dallo stadio te ne vai in giro a minacciare il tuo avversario.

Tanto si deve, perché in questa vicenda, che abbiamo voluto approfondire, calcio e politica si fondono, e nel peggiore dei modi.

L’ambiente è quello di destra, che strizza l’occhio alla Lega. O meglio ai leghisti dell’ultim’ora nati come funghi in quel di Potenza. Sullo sfondo apparenti brave persone, capaci di esprimere tutto il loro sdegno per i bulli di Torino o New York, pronti invece ad applaudire odiatori social e violenti della propria città se la persona da attaccare magari ha una fede calcistica o un orientamento politico diversi. Sostenitori del nuovo vento “Destro leghista” che soffia in Lucania, ancora ebbri dell’ampolla di Pontida.

E così “meriti un paliatone”, “meriti gli schiaffi”, “devi fare più sesso”, o “ha le ore e i giorni contati”, diventano momento social-goliardici, a cui partecipare, applaudire, mettere il like.

E poco importa se normalmente appari come una mite casalinga tutta parmigiana, baccalà e peperoni cruschi che però, sui social, è anche capace di scrivere post di condanna per bulli e odiatori. Sempre che non siano “Destro leghisti” della tua città, ché li hai votati e per questo meritano fedeltà. A prescindere.

Poco importa se sei una madre attenta e premurosa al punto che se tuo figlio venisse bullizzato sui social saresti capace di fare al gratin anche il birmano che, non capendo un cippa di quello che hanno scritto gli odiatori, per sbaglio ha messo like. Se lo fanno agli altri, quelli che magari non hai votato, tu gioisci, esulti e ti spingi pure ad invocare il mazziatone.

Il 32enne Francesco Giuzio a giugno scorso è stato eletto consigliere comunale di Potenza nella lista “La Basilicata Possibile”, capeggiata da Valerio Tramutoli. Siede tra i banchi dell’opposizione alla maggioranza del sindaco leghista. È lui quello che “meriterebbe gli schiaffi”, che “non si deve far vedere in giro (cosa difficile in una piccola città come Potenza); è quello che dovrebbe fare più sesso anche perché “ha le ore e i giorni contati” e quindi meglio godersela prima di fare “una brutta fine”. È pure quello che deve stare attento, quando cammina per strada, che non si deve più far vedere allo stadio Viviani (il tempio del Potenza calcio) e magari pure nell’aula consiliare o negli uffici del Comune dove va a “ficcare il naso” per svolgere al meglio il suo mandato di consigliere di minoranza.

Prima dell’esperienza politica, Giuzio, ha fatto, e continua a fare, l’allenatore di calcio. Questa sua passione, in questo caso è un aggravante, per lui, che anziché tifare Potenza, da potentino, negli anni addietro, ha avuto l’ardire di tifare per il Picerno, per cui lavorava, e che oggi milita in Serie C proprio come i leoni rossoblù del capoluogo di regione.

Gli attacchi, la denigrazione, l’odio social, denunciati pubblicamente da Giuzio vanno avanti da due anni. E si sono inaspriti ora che è all’opposizione nel Consiglio comunale.

“Questa storia-  ci racconta il consigliere comunale- va avanti da due anni, non è però cambiato il tenore degli attacchi, anzi. Ora non mi si critica più per le mie riflessioni calcistiche ma anche per la mia attività politica. Se si confutasse quello che dico, per me sarebbe normale, ma si scende a livelli molto bassi utilizzando il turpiloquio, le offese e, appunto le minacce. E questo, ovviamente non lo accetto”.

E non accettarlo, nel suo caso, non significa lagnarsi, ma denunciare. Ed è quello che ha fatto, sul suo profilo facebook pubblicando gli screen shot di offese e minacce, dopo aver portato tutto all’attenzione delle autorità competenti. E qui la faccenda si fa più seria. Ammesso che non lo sia già abbastanza essere bersaglio d’odio e violenza in una piazza virtuale.

“È chiaro- spiega il consigliere comunale- che adesso alcuni posti li evito per non correre inutili rischi”. Traspare preoccupazione dal tono di voce, ma non certo l’intenzione di fare un passo indietro. Del resto Francesco Giuzio, un’aggressione, in strada, nella sua Potenza, l’ha già subita a poche ore dallo spoglio elettorale per le elezioni comunali. “Ho denunciato, anche quel caso, alle autorità competenti”.

Determinato a non cedere non nasconde però l’amarezza di non aver ricevuto “almeno a parole” la solidarietà del sindaco, Mario Guarente, e degli altri consiglieri di maggioranza. “Potevano farlo, almeno in privato, e invece…”

E invece insulti e minacce, sono stati avvolti dal silenzio.

Il silenzio, dopo che Giuzio ha reso pubblico quanto gli stava accadendo, eccezion fatta per la solidarietà del suo gruppo politico e del consigliere del M5S, è stato assordante. In una città che proprio in questi giorni gioisce per la “rinascita” di un centro storico “finalmente” illuminato dagli addobbi natalizi c’è un sindaco che non ha ritenuto opportuno esprimere pubblico sdegno per gli attacchi violenti e vili ad un consigliere comunale.

Quegli insulti e quelle minacce avrebbero meritato una parola di sdegno da parte del sindaco leghista. E invece niente. Dobbiamo dare ragione a chi ritiene che certa destra, la Lega e i leghisti abbiano dimestichezza con la violenza verbale e con la cultura dell’odio.