Venosa, La Piazza pubblica: “Ripartire dalla questione morale”

"Non intendiamo usare e strumentalizzare la via giudiziaria per affrontare i problemi amministrativi e politici"

Il gruppo politico ‘Venosa merita di più’, a seguito dell’ormai nota vicenda giudiziaria che si è abbattuta su Venosa dal 13 novembre scorso, ha proposto, prima col manifesto del 21.11.2019 poi con inviti del 27.11, di discutere in incontri pubblici le singole questioni amministrative oggetto delle indagini giudiziarie. Quindi ha convocato per il 2.12.2019 il primo incontro con all’ordine del giorno l’esame e la discussione della vicenda denominata “Boschetto San Felice ed il parco degli animali imbalsamati”.

Nel suo manifesto del 21.11.2019, ‘Venosa merita di più’ ha onestamente riferito di non aver rilevato nell’operato della passata amministrazione comunale a trazione Pd gli estremi per la denuncia penale né il sentore dell’esistenza di un’associazione. Ebbene, sia come rappresentante de ‘La Piazza Pubblica’ sia come operatore del diritto e garantista, affermo di condividere questa opinione.

Ciononostante ‘La Piazza Pubblica’ trova inopportuno, per due motivi che ora dirò, che un indagato, a prescindere dalle nostre personali opinioni, sia invitato a discutere proprio della vicenda in relazione alla quale il Pubblico Ministero ha ritenuto di indagarlo e che è l’unico tema all’ordine del giorno di questo incontro. E’ probabile che il Pubblico Ministero abbia avuto notizia di questo incontro pubblico e del programmato intervento della persona indagata che potrebbe essere valutato come un “pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova”, anche in considerazione del fatto che, per quanto è dato sapere, sono ancora in corso delle indagini. La conseguenza sarebbe il pericolo quanto meno della richiesta di misura cautelare nei confronti di questa persona.

Il secondo motivo è il medesimo che mi fa evitare di seguire i programmi televisivi in cui, seppur con approcci differenti, si celebrano sommari processi mediatici. Il medesimo rischio corriamo ora qui, con l’effetto di contraddire la volontà di non “ricorrere alla strumentalizzazione dell’iniziativa giudiziaria” dichiarata da ‘Venosa merita di più’ sempre nel manifesto del 21 novembre. E questo a prescindere dall’intento se colpevolista o il contrario: in ogni caso sarebbe strumentalizzazione.

Il relatore che ha introdotto questo incontro ha fornito una ragione ulteriore alla fondatezza di siffatto rischio facendo balenare l’ipotesi, allo stato estranea alla ricostruzione giudiziaria, di un errore commesso da qualche funzionario del Comune di Venosa nella predisposizione degli atti.

Proseguire su questa strada significherebbe metterci qui, noi, alla ricerca delle responsabilità. Non credo sia difficile rendersi conto che ciò non è possibile, perché concretizzerebbe un’indebita ingerenza nell’azione giudiziaria in corso e nel contempo quella strumentalizzazione di quest’ultima a fini politici che si dice di voler rifuggire.

‘La Piazza Pubblica’ ritiene che l’approccio debba essere completamente diverso. A prescindere dall’eventuale rilevanza giudiziaria e penale delle vicende che il Pubblico Ministero ha ritenuto d’indagare e che riterrà di sottoporre al vaglio del giudizio del Tribunale penale, negli atti e nei documenti avuti a disposizione risulta chiaramente dipinto un quadro politico deludente, sconfortante, disarmante. Da quegli atti emerge un diffuso ed elevato grado d’inconsapevolezza e non conoscenza dell’azione amministrativa e delle sue regole. Talmente elevato da aver determinato inutili rallentamenti dell’azione e l’insorgere di paure immotivate, agevolmente evitabili o superabili solo che ci si fosse presi la briga di studiare le questioni; di acquisire cioè la necessaria consapevolezza di ciò che si può o non si può e si deve o non si deve fare ma soprattutto di come.

Nel quadro che emerge dagli atti giudiziari si vede chiaramente che ognuno, taluno anche millantando, ha cercato di portare l’acqua al suo mulino in un perverso gioco di strumentali ricatti incrociati, faziosi e personalistici, intrisi di ipocrisia a tutto spiano, prescindendo da qualsivoglia visione complessiva e perciò politica.

Qual gioco, perverso e consolidato, ha prodotto la frantumazione della proposta politica alle elezioni amministrative dell’aprile scorso in ben cinque liste. Insomma, i ricatti e le ripicche faziose e personali, oggi resi noti dall’indagine giudiziaria, sono stati cristallizzati nelle liste elettorali, perché almeno in quattro delle cinque liste erano separatamente presenti a diverso titolo persone che fino al giorno prima avevano sostenuto (si fa per dire!) l’amministrazione uscente. Il risultato è stata la vittoria di una lista con voti favorevoli pari solo al 27% circa dei votanti e solo al 17% circa degli elettori. Perciò l’amministrazione attuale, se ha la legittimazione giuridica, certamente non si può dire che abbia legittimazione politica e sociale, perché il 73% circa dei votanti ha preferito una delle altre quattro liste. Insomma, l’attuale amministrazione comunale è solo la conseguenza logica di quel gioco perverso, fazioso e ricattatorio che si legge oggi negli atti giudiziari.

‘La Piazza Pubblica’ ritiene l’inopportunità di prendere in esame questioni e vicende amministrative oggetto ancora attuale delle indagini della magistratura e comunque, a prescindere, ritiene che non si possano affrontare singole questioni amministrative senza prima riflettere con onestà sulla questione morale dandole concretamente seguito e valore a cominciare dalla riscrittura delle regole dell’azione amministrativa. Riteniamo che questa sia l’unica strada per eliminare alla radice il rischio di visioni e comportamenti faziosi e per aprire lo spazio ad una visione di comunità che ricollochi al suo centro tutti noi come cittadini ai quali bisogna portare rispetto.

Non a caso ‘La Piazza Pubblica’, nel suo volantino di presentazione del giugno scorso, ha subito suggerito alcuni temi che ritiene fondamentali in questa ottica.

Per esempio la riforma dello Statuto del Comune di Venosa per aprire alla partecipazione concreta dei cittadini alla formazione dei bilanci, alle decisioni circa la gestione dei servizi e la tassazione in genere; così da promuovere la consapevolezza nei cittadini e nella comunità delle azioni amministrative e delle loro ragioni.

In coerenza, nei mesi scorsi ‘La Piazza Pubblica’ ha proposto all’Amministrazione Comunale di convocare un tavolo di confronto sul cogente tema della Tari che tocca tutti e ciascuno di noi. Il tavolo non avrebbe dovuto, ovviamente, essere riservato a ‘La Piazza Pubblica’, ma aperto alle rappresentanze di tutte le organizzazioni presenti sul territorio che avessero voluto parteciparvi. La proposta ha ricevuto la dichiarata disponibilità della Sindaca e dell’Amministrazione Comunale, ma solo dichiarata. Perché, successivamente sollecitata, la Sindaca ha rinviato sine die l’avvio dell’iniziativa che invece sarebbe stato utile, se non necessario, attivare subito in vista dell’approvazione del bilancio comunale 2020 e dell’approvazione del prossimo Piano Economico Finanziario specifico per la Tari. Di conseguenza ‘La Piazza Pubblica’ ha promosso e convocato un’assemblea pubblica sul tema Tari che si terrà il 4 dicembre prossimo e alla quale tutti i cittadini sono invitati a partecipare.

L’attuale Amministrazione Comunale, eletta sventolando la bandiera del “cambiamento”, non solo ha mancato di dare seguito agli impegni assunti con ‘La Piazza Pubblica’, ma soprattutto ha mancato di dare risposte ad istanze formalmente rivoltele da cittadini ormai da ben oltre trenta giorni, così probabilmente incorrendo nel reato d’omissione d’atti d’ufficio.

Se ‘La Piazza Pubblica’ non intende usare e strumentalizzare la via giudiziaria per affrontare i problemi amministrativi e politici, non sappiamo cosa intenderanno fare i cittadini che ancora una volta, esattamente come in passato e perciò senza alcun concreto ‘cambiamento’, attendono inutilmente risposte alle loro istanze.

Questi sono i temi che ‘La Piazza Pubblica’ propone alla discussione ribadendo in conclusione che non è interessata a sostituirsi al giudice, tanto meno al giudice penale, e perciò ringrazia ancora per l’invito ma lascia questo consesso perché, per le ragioni dette, non intende discutere l’ordine del giorno proposto”.

Francesco Topi, “La piazza pubblica”