Basilicata. Il MoVimento Cinque Stelle si disorganizza con i facilitatori

Strane candidature, solite patacche e autoflagellazione. A chi giova la confusione?

C’è voluto del tempo affinché partisse la famosa riorganizzazione del MoVimento, con un modello che personalmente ritengo approssimativo e inefficace. C’era bisogno di ben altro per rilanciare la sfida politica di un’organizzazione incartata nelle sue stesse regole, spesso inapplicate e inapplicabili. Anche perché i problemi dei penta stellati risiedono all’interno di variabili molto più complesse del campo organizzativo. Tuttavia, il tentativo è apprezzabile, perché rimette al centro il protagonismo dei militanti (attivisti) e prova a rimodulare l’impegno politico sui territori armonizzandolo con il ruolo dei portavoce nelle istituzioni. Staremo a vedere se funzionerà.

In Basilicata – ma pare anche altrove in alcuni casi – la zappa sui piedi se la sono già data. Un portavoce – consigliere regionale – si è candidato in qualità di facilitatore nell’area “Relazioni esterne”. Si tratta di Gianni Leggieri il quale con un post su Facebook, così annuncia la sua candidatura, testualmente: Ho deciso di propormi come Facilitatore per le relazioni esterne (rapporti con gli stakeholder, le associazioni, i comitati, ecc) per mettere a disposizione di tutti i cittadini e attivisti l’esperienza acquisita e l’approfondita conoscenza del territorio, delle sue realtà positive e delle sue criticità. Esperienza maturata in quasi sei anni di intensa e appassionata attività in Consiglio Regionale e in tutti i paesi della Basilicata. Attività supportata quotidianamente dal confronto con cittadini, attivisti, imprese, associazioni, comitati, rappresentanze sindacali, scuole, università. Il Movimento può essere ancora più forte, soprattutto in Basilicata, io dedicherò tutto me stesso per il suo bene e per il bene di tutti i cittadini lucani. Io con voi. Voi con me!

Per quanto ci è dato da capire, i facilitatori hanno il compito – tra l’altro – di supportare e “facilitare” appunto il lavoro dei portavoce nella loro funzione istituzionale. Evidentemente Gianni Leggieri ha deciso di fare il facilitatore di se stesso, non cogliendo in alcun modo il senso del nuovo modello organizzativo. Candidandosi non fa altro che togliere spazio di impegno e di opportunità di esperienza e formazione ad altri attivisti. Occupa uno spazio che non è suo pur di evitare – probabilmente – “rotture di scatole”, sul suo operato. È davvero strana questa riorganizzazione che consente ai portavoce di candidarsi in qualità di facilitatori. E questa è un’altra delle patacche caratteristiche del MoVimento. Questa è un’altra delle superficialità – figlia di assurdi compromessi interni – che rende il modello organizzativo fragile e destinato a mal funzionare.

Leggieri mette a disposizione l’esperienza acquisita e la conoscenza del territorio per fare il facilitatore nelle relazioni esterne. Non si capisce il motivo per cui le relazioni esterne non le  abbia curate da portavoce in consiglio regionale, né si capisce la ragione per cui non possa sviluppare – da consigliere regionale – rapporti con stakeholder, associazioni, comitati, imprese, categorie professionali. Se lo fa già diventa inutile la sua candidatura, anzi dannosa poiché restringe gli spazi della partecipazione ad altri attivisti. Se non lo fa, a maggior ragione dovrebbe farsi aiutare. Qualcuno può spiegare?