Così è stato ucciso il tifoso della Vultur Rionero. La ricostruzione degli inquirenti

I dettagli dell'operazione che in poche ore ha portato all'indentificazione di 26 persone indagate dalla Procura di Potenza per gli scontri tra tifoserie che hanno causato la morte di un 39enne

Sono bastate poche ore per indentificare e arrestare le persone ritenute responsabili, a vario titolo, di omicidio volontario, violenza privata e lesioni aggravate e possesso di oggetti atti a offendere nell’ambito degli scontri tra tifoserie della Vultur Rionero e del Melfi che nel pomeriggio di domenica hanno portato alla morte di un 39enne sostenitore del Rionero. Ventisei i tifosi finiti in carcere, molti dei quali accompagnati in istituti penitenziari di altre regioni per carenza di posti in quelli lucani. 

Questo pomeriggio, nel corso di una conferenza stampa in Questura a Potenza, il questore Fusiello nell’illustrare i dettagli della prima fase di indagine sulla morte del 39enne di Rionero in Vulture, Fabio Tucciariello, investito da un’auto guidata da un 30enne sostenitore del Melfi, ha parlato di una vicenda di particolare gravità. 

Agguato pianificato. Il questore ha spiegato che si sarebbe trattato di un agguato pianificato dai tifosi della Vultur Rionero che, nei pressi della stazione di Vaglio Basilicata, hanno atteso le auto dei supporter del Melfi diretti a Tolve per un incontro di calcio con la squadra locale. Le ragioni sarebbero da ricercare nell’antica rivalità tra le due squadre. 

Auto accerchiate, a bordo anche un bambino. Cinque le auto dei sostenitori del Melfi, giunte nel luogo dove le attendevano i tifosi del Rionero: tre, una con a bordo un bambino, sono riuscite a passare, le altre due sarebbero state accerchiate. Una di queste, guidata dal 30enne Salvatore Laspagnoletta, probabilmente vedendosi circondata, ha accelerato investendo i tifosi avversari. L’impatto sul parabrezza ha ucciso Tucciariello e ferito in modo grave un altro uomo. Per il 30enne alla guida l’accusa è di omicidio volontario. 

Sequestrati bastoni, mazze, tirapugni e petardi. Di vicenda particolarmente grave ha parlato anche il procuratore capo Francesco Curcio, presente alla conferenza stampa con il sostituto Cardea, titolare delle indagini. Curcio, confermando l’ipotesi dall’agguato, ha sottolineato altresì che la reazione degli occupanti l’auto che ha investito il 39enne è stata del tutto spropositata. Probabilmente- ha spiegato inoltre il procuratore capo di Potenza- c’è chi ha fatto da staffetta per segnalare l’arrivo delle auto dei supporter melfitani. Non è chiaro al momento se vi fossero stati altri contatti tra le due tifoserie. Diverso il materiale sequestrato dalla polizia agli arrestati: tirapugni, mazze e bastoni, oltre a petardi. “Una tribù che voleva sfidarne un’altra”- ha commentato Curcio. 

Proseguono intanto le indagini per fare piena luce sull’accaduto e identificare eventuali altri responsabili degli scontri. Si attende invece il risutato dell’autopsia per accertare le cause esatte della morte di Fabio Tucciariello, la cui salma si trova nell’Unità di Medicina legale dell’ospedale San Carlo di Potenza.

La risposta immediata degli inquirenti. Come rimarcato dal questore Fusiello è la prima volta, in Italia, che a seguito di eventi di tale gravità scaturiti da scontri tra tifoserie, sono stati emessi provvedimenti di arresto in carcere. Ha poi aggiunto che le criticità tra le due tifoserie erano già emerse un mese fa in occasione di un incontro di calcio tra Melfi e Vultur Rionero. Fusiello ha infatti raccontato che in quell’occasione furono convocati i presidenti delle due squadre al fine di sollecitare la massima attenzione. Ed è proprio ai presidenti delle due squadre che il questore ha rivolto l’appello ad allontanare i facinorosi affichè non si ripeta quello che è accaduto domenica.