Cpr Palazzo San Gervasio, Simonetti: “Ora bisogna chiuderlo”

"Quella struttura non doveva essere realizzata"

Alcuni adesso si stupiscono della gestione del centro di rimpatrio di Palazzo San Gervasio e degli esiti negativi  prodotti da privati in una struttura carente di tutto  che non doveva essere realizzata.

Aperta in fretta e furia, anche per responsabilitaà di un dirigente della Regione venuto meno al mandato del coordinamento migranti e dello stesso Presidente della Regione, per fronteggiare l’industria della paura, ha solo importato da altri territori persone da rimpatriare e non sempre come dimostrano i rilasci all’alba di migranti che solo per l’impegno della caritas locale trovano un letto e assaporano una minestra.

Il centro non doveva aprire: è stato possibile per la rinuncia della Amministrazione locale del tempo  alla gestione dell’area prima destinata a sito di accoglienza per gli stagionali. Opportunità colta  al volo dal Ministero dell’interno per allocarci prima un Cie e poi un Cpr, spesa oltre 5,5 milioni più l’ultima previsione di 2,5 milioni per adeguamenti. Gli esiti gestionali, affidati a privati con relative assunzioni che hanno determinato modifiche e liti nella giunta comunale, non potevano che essere quelli descritti nelle inchieste in corso.

Si tratta adesso di lavorare per chiudere il centro e risparmiare le risorse dell’ultimo bando. Tocca interessare il Ministro Lamorgese e nel contempo dare risposte alle vere necessita’ del Bradano e del Metapontino: ristrutturare l’ex Tabacchificio, sono pronte le risorse, completare il centro di Scanzano e in sede transitoria fare il bando per i 150 posti previsti nel progetto Supreme ed atri. Finalmente la Regione si e’dodata dell’assistenza tecnica pecessaria per utilizzare le risorse pari a circa 16 milioni. (creati cinque posti di lavoro)

Non ci sono piu scuse. Chiudere Il Cpr di Palazzo, che tra l’altro sottrae le forze di Polizia di stato lucane a propri compiti di istituto e includere. Integrare persone di cui il sistema produttivo e scolastico hanno bisogno.

Pietro Simonetti Ceres