Nuovo stadio a Potenza. Salvatore Caiata pensa in grande con chi e per chi?

Le ombre della speculazione edilizia e immobiliare dietro l’operazione Lions Arena?

“Pensare in piccolo non fa per me: voglio pensare in grande.” Così Salvatore Caiata ha chiuso la sua esternazione sul progetto per la costruzione di un nuovo stadio a Potenza. Non avevamo dubbi sin dall’inizio. Caiata è uno che pensa in grande, insieme con chi – o magari per conto di chi –  dobbiamo ancora capirlo. Per il Lions Arena – così si chiama il progetto – certamente il deputato di Fratelli d’Italia pensa in grande per conto di chi sarebbe disposto ad investire 50milioni di euro. Un bel project financing che farebbe gola a molti per un’operazione immobiliare vantaggiosissima. Un’area – quella dell’ex cip zoo – strategica da tutti i punti di vista: urbanistico, commerciale, della viabilità interna ed esterna.

E già, perché è lì, in quell’area dove i cittadini vogliono un parco pubblico, che si vorrebbe cementificare. E non siamo certi che l’obiettivo sia esclusivamente sportivo, perché in tal caso, ci sarebbero altre zone idonee ad ospitare una struttura da 10-12mila posti. Ma la polpa è nell’area ex cip zoo, o quella o niente investimenti. Perché oltre lo stadio, – giustamente, legittimamente – ci sarebbero attività commerciali, studi professionali, magari appartamenti e strutture ricettive e di divertimento.

Dietro lo stadio si potrebbe scorgere il fantasma di una delle più grandi speculazioni edilizie e immobiliari degli ultimi decenni. E chissà quali altri fantasmi potrebbero immaginare i mal pensanti.

Salvatore Caiata parla del nuovo stadio del Potenza Calcio, quindi immaginato di proprietà di una società privata, da realizzarsi con i soldi di altri privati. Tra le righe è chiaro il messaggio: “lasciateci lavorare, lasciateci fare, non ci ostacolate, abbiamo i soldi per farlo. Se ci ostacolate, vi assumerete la responsabilità della possibile futura decadenza della squadra.” Questo messaggio non ci piace, è la sintesi di un disegno che respingiamo. Siamo ansiosi di conoscere i nomi degli altri pensatori in grande che sventolano entusiasti gli euro fumanti.

E’ oltremodo anomalo, inoltre, che un deputato della Repubblica, nonché coordinatore regionale di un partito che conta esponenti nella maggioranza comunale e regionale, vestito da presidente di una squadra di calcio, e chissà, magari anche da imprenditore della stessa cordata che “pensa in grande”, lanci una specie di sfida alle istituzioni – Comune e Regione – affinché si esprimano favorevolmente alla realizzazione dell’opera e si sbrighino ad avviare e chiudere tutte le procedure amministrative necessarie.

Qualcuno ha parlato di conflitto di interesse, forse ha ragione. Tuttavia, una questione di opportunità si apre come una voragine. Anzi, si è già aperta. Sarà difficile da domani immaginare che tutte le eventuali procedure autorizzative, le eventuali varianti urbanistiche siano il frutto di razionali scelte amministrative e politiche inquadrate nell’alveo dell’interesse pubblico, dell’interesse generale della città. Sul piano più politico, sarà difficile non tenere conto delle 12mila firme di cittadini potentini che chiedono che in quell’area venga realizzato un parco.

Siamo d’accordo con chi sostiene che Salvatore Caiata dovrebbe dimettersi da deputato e da coordinatore del suo partito, prima di avviare la battaglia per il Lions Arena. Tuttavia anche in questo caso il dubbio che, in seguito, tutto procederà senza alcuna ombra, rimane.

C’è un solo modo per fare le cose per bene. La città ha bisogno di un nuovo stadio, d’accordo. Allora sia il Comune a realizzarlo, sia il Comune a individuare un’area idonea che non sia l’ex cip zoo, sia l’amministrazione comunale a trovare le risorse, sia il Comune protagonista e proprietario dell’opera. L’operazione “nuovo stadio” deve essere trasparente e assumere un forte carattere di interesse pubblico, da tutti i punti di vista.

Cittadini e tifosi, saranno così tutti contenti. Il parco e lo stadio.  E in futuro potremo evitare cattive sorprese. Quelli che pensano in grande siano più umili, più cauti e meno prepotenti.