Eni, Total, Eoliche Spa e compagnia bella. Perché siete qui?

Danni collaterali e profitti. I nuovi ideologi dell’élite tecno-intellettuale al servizio del capitalismo predatorio in Basilicata

Ormai le multinazionali del petrolio hanno messo radici in Basilicata, e hanno deciso di rimanervi altri 30 anni. Sono diventate autorità, dominio, gerarchia nell’economia e nella politica.

Lo hanno fatto anche utilizzando i loro soliti sistemi. Negando – per esempio – che ci sia una crisi climatica e ambientale e quando lo ammettono, la causa non è antropogenica, non è colpa dell’uomo, ma di qualche altra cosa.

Lo fanno “infiltrandosi” nelle scuole per portare il verbo dell’ambientalismo critico cosicché i ragazzi possano giudicare e valutare l’allarme climatico del 99% degli scienziati con le posizioni tranquillizzanti di quattro servitori delle multinazionali.

Lo fanno col pretesto dell’occupazione sostituendo la parola “profitto” con l’espressione “posti di lavoro”. E nessuno mai si rende conto che loro quando parlano di posti di lavoro si riferiscono segretamente a quella impronunciabile parola: profitto. Non a caso quando vengono meno i profitti i posti di lavoro vanno a farsi benedire. E gli allocchi o complici politici sono sempre lì con la bocca aperta a bersi tutte le menate che gli raccontano.

Difesa dell’ambiente? Tutela del territorio? Sviluppo dell’economia locale? Ma per favore.

Se sei l’amministratore delegato di un’azienda il tuo unico scopo è fare utili, è quello che si aspettano da te gli azionisti. Non è tuo compito preoccuparti dei costi che gli altri sarebbero costretti a pagare per causa delle tue transazioni o dei tuoi processi produttivi.

Nell’attuale sistema nessuno nella sostanza – solo a parole – tiene conto delle esternalità negative della propria attività di impresa. Nessuno si preoccupa delle ripercussioni sugli altri delle proprie transazioni perché tanto se la gente rimane disoccupata, se il territorio viene distrutto, se le persone si ammalano, ci sarà sempre qualcuno – lo Stato, la collettività – costretto ad intervenire. E non sempre questo accade nella misura necessaria.

Per loro esistono solo “danni collaterali”, dettagli trascurabili in relazione alla regola d’oro del profitto.

Questo vale per quanto accaduto con la crisi finanziaria del 2008, con le politiche di austerità imposte in tempi di recessione, con la fiscalità di vantaggio alle multinazionali dell’energia e ai colossi della Silicon Valley. È il Potere che decide sulla pelle della collettività.

Questo vale per le società che fanno affari sull’eolico. Lo scempio del territorio, l’invasione nella vita delle persone, sono danni trascurabili in relazione ai profitti garantiti.

Le multinazionali petrolifere che estraggono in Basilicata e le società che operano intorno all’affare dell’energia eolica, per contrastare gli oppositori e qualche intellettuale o scienziato dissenzienti, si sono circondati di esperti e specialisti, anche inseriti nel governo regionale e nazionale, diventati di fatto “ideologi” al servizio del potere.

Si tratta di una specie di élite tecno-intellettuale che utilizza le università, mette in campo le migliori tecniche di comunicazione con strumenti tecnologici e persuasivi all’avanguardia. Sono loro i suonatori di piffero che incantano la gente, la politica, e creano le strutture cognitive della complicità. Ma l’imbroglio è stato svelato. E loro lo sanno. Diremmo, parafrasando Tacito, che l’inganno, una volta scoperto, non ha altro rifugio che la sfrontatezza. E noi con la stessa sfrontatezza gli chiediamo di rispondere a una domanda apparentemente semplice: perché siete qui?