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Il virus che smaschera l’egoismo e la stupidità degli uomini

Altri fantasmi ci aspettano nel futuro e sono opera nostra. Prepariamoci a vivere da essere umani

Nel mondo, ogni giorno, 7mila bambini sotto i cinque anni muoiono per cause legate alla malnutrizione. Cinque ogni minuto. Bambine e bambini che, a casa loro, in paesi colpiti da carestie e siccità, afflitti dalla povertà estrema o dilaniati da guerre e conflitti, continuano a essere privati di cibo adeguato, acqua pulita e cure mediche e perdono irrimediabilmente l’infanzia alla quale hanno diritto. È quanto scrive Save the Children in una delle sue campagne di sensibilizzazione.

“Pensavo. Le bombe contro scuole e ospedali in Siria hanno ucciso più persone del coronavirus. Ma non riusciamo a fermarle da 9 anni. Attendo spiegazioni da severi esperti di geopolitica e da virologi sereni”. Questa è la riflessione che ha fatto, sui suoi social, Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia.

Zygmunt Bauman ci offre possibili risposte. Siamo nel secolo degli spettatori. Spettatori del male di cui ci discolpiamo, pretendendo la nostra innocenza. Possiamo negare la colpa con la scusa di non sapere. Ma in questo caso sappiamo. L’ignoranza dei fatti non è credibile. Possiamo negare la colpa giustificandoci con un “non possiamo fare nulla”, non possiamo agire. “E poi, anche se volessimo fare qualcosa, nulla cambierebbe.” E dunque siamo spettatori,” testimoni dell’afflizione, del dolore, della sofferenza”. E abbiamo bisogno di discolparci. E allora la domanda di Luc Boltanski – nel suo libro La souffrance à distance – è molto pertinente: “Che forma può assumere l’impegno quando quanti sono chiamati ad agire si trovano mille miglia di distanza da chi soffre, comodamente seduti davanti al televisore, al sicuro nel proprio soggiorno?”

E dunque siamo moralmente colpevoli, perché non solo sappiamo del dolore degli altri, ma lo vediamo con i nostri occhi. E di questi tempi gli occhi sono più sensibili delle orecchie.

E allora capita che un virus, un male fantasma, fa crollare le nostre certezze, la nostra arroganza consumistica di omini occidentali. Un virus mette in pericolo il nostro sedere, svela le nostre cicatrici etiche e scoppia la paura. Diventiamo spettatori di noi stessi della nostra presunta “tragedia” perché sappiamo, vediamo, tocchiamo. Eppure, la sofferenza dei bambini nel mondo è una tragedia vera di fronte a quella che immaginiamo stia colpendo le nostre case di ignavi consumatori delle risorse altrui.

Che ne sarà di me? Che ne sarà dei miei soldi, della mia vita a spese degli altri? Che ne sarà della mia azienda, del mio lavoro? Domande legittime, a cui potrà rispondere soltanto un virus. Un male invisibile è un dramma per chi ormai sa solo quello che vede, che sia finzione o realtà poco importa. Avvertiamo l’impotenza dinanzi all’invisibile che ci mostra i suoi effetti sulla salute e sull’economia. La stessa impotenza che ci discolpa dalle tragedie delle guerre e della fame a mille miglia dal nostro divano. Però “sui fatti nostri”, sul virus, reagiamo, ci dimeniamo, sgomitiamo, urliamo, mettiamo in campo tutte le risorse di cui siamo capaci, perché alla fine il fantasma sarà sconfitto, come sempre.

E cerchiamo il colpevole, Il cattivo, laddove possiamo vederlo. Che sia un cinese o un lodigiano o un italiano. Che sia un ministro o un medico. Un fantasma ci spaventa più di ogni altra cosa, ci angoscia e ci trasforma in bestie. Ma bestie lo siamo sempre stati davanti ai bambini del mondo. Bestie lo siamo sempre stati fin da quando abbiamo lasciato che le vittime del nostro egoismo e della nostra stupidità pagassero il prezzo della loro condizione. Come gli ebrei che durante il nazismo erano costretti a pagare il biglietto per Auschwitz.

Dopo che avremo sconfitto il fantasma, dovremmo tutti aver capito che il dolore e la sofferenza degli esseri umani ovunque si trovino, ci riguardano. Altri fantasmi ci aspettano nel futuro e sono opera nostra. Prepariamoci a vivere da esseri umani.