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Sanità e politica. I cittadini vogliono risposte e lor signori cambiano le domande

I lucani meritano rispetto e le loro tasche non vanno bucate per giochi di potere

Abbiamo scritto qualche giorno fa un articolo che tratta la vicenda del risarcimento di 500mila euro, da parte dell’ospedale potentino, a una famiglia colpita da una grave tragedia: la morte di un neonato avvenuta nel 2013. In quell’articolo abbiamo formulato precise domande al direttore generale alle quali, ad oggi, non abbiamo ottenuto alcuna risposta. Evidentemente qualcuno ritiene che l’opinione pubblica non abbia diritto alla chiarezza su fatti che chiamano in causa le risorse pubbliche e quindi le tasse dei cittadini.

Tuttavia, abbiamo assistito a qualche esercizio “sportivo” di arrampicatura sugli specchi da parte di un esponente politico, con tanto di minaccia di querela. Questo esercizio non ci ha fornito alcuna risposta ai quesiti posti nell’articolo del 13 febbraio scorso.

Perciò rifacciamo le domande aggiungendo qualche dettaglio tanto per evitare equivoci di sorta.

Ripetiamo il fatto

Un bambino muore dopo circa 50 giorni dalla nascita, siamo intorno alla metà del 2013. I genitori decidono di agire nei confronti dell’Azienda Ospedaliera Regionale di Potenza, per vedersi accertare e dichiarare “la responsabilità del personale medico operante presso la U.O. di Ostetricia e Ginecologia in ordine al decesso del minore S.M., come conseguenza della condotta imprudente e negligente dei sanitari e, per l’effetto, condannare l’Azienda convenuta al risarcimento dei danni patrimoniali e non, iure proprio a titolo di danno da perdita di rapporto parentale e iure hereditatis a titolo di danno terminale, oltre interessi e rivalutazione come per legge”.

L’Azienda ospedaliera resiste, si costituisce in giudizio e impugna la richiesta dei genitori ritenendo che non ci sia alcun nesso di causalità tra l’operato dei sanitari e la morte del neonato.

In corso di giudizio, le risultanze della relazione di consulenza tecnica preventiva della Ctu giungono alle seguenti conclusioni: esistono profili di responsabilità professionale nella condotta dei sanitari. (Il dettaglio lo trovate nell’articolo del 13 febbraio)

Il giudice del Tribunale di Potenza a scioglimento della riserva di cui all’udienza del 13 novembre 2019, formula alle parti una proposta transattiva che prevede il risarcimento ai genitori di 560mila euro, oltre le spese legali. Lo stesso giudice fissa una nuova udienza il 6 maggio 2020 per prendere atto delle posizioni delle parti o degli avvocati, per manifestare la propria volontà in ordine all’accettazione o meno della proposta formulata.

Il 28 gennaio 2020 l’avvocato di controparte – Gerardo Bellettieri – rappresenta la volontà dei propri assistiti di accettare la proposta conciliativa formulata dal Giudice per un totale di circa 560mila euro, oltre le spese legali.

Il legale dell’ospedale e quello della controparte giungono a un accordo definitivo – anche attraverso interlocuzioni per le “vie brevi” – che prevede il risarcimento di 500mila euro oltre le spese che ammontano a 26mila euro circa per l’avvocato della controparte e a circa 22mila euro di spese processuali.

Il direttore generale delibera che le somme debbano essere versate all’avvocato e ai genitori del bambino entro il 15 febbraio 2020. Dalla lettera dell’avvocato – 28 gennaio 2019 – alla delibera di liquidazione – 10 febbraio 2020 – passano 10 giorni. Tempestività da record.  Fine della storia.

I dubbi

In tutta questa vicenda emergono dubbi legittimi circa il comportamento della direzione generale dell’Ospedale. Non discutiamo del dramma subito dalla famiglia del neonato, che ha tutta la nostra comprensione e solidarietà. Discutiamo della gestione della vicenda da parte della direzione generale dell’ospedale.

Si parla di responsabilità del personale sanitario nel quadro di una consulenza tecnica preventiva a cui la direzione generale dà credito senza – così pare – alcun contraddittorio. È stata disposta una perizia di parte? È stata disposta un’indagine interna per accertare le eventuali responsabilità di operatori ben identificati? Di chi sarebbe la responsabilità? Che cosa vuol dire responsabilità della condotta dei sanitari? Sanitari chi? È stato chiesto ai medici coinvolti se sono o meno d’accordo con la transazione? E se sì, ammettono le responsabilità? E se ammettono le responsabilità non dovrebbero essere loro a risarcire l’ospedale dell’eventuale danno commesso?

Il percorso seguito da Massimo Barresi in questa vicenda è paradossale perché: aderisce a una transazione, senza preoccuparsi minimamente di verificare con gli strumenti peritali e giudiziari a disposizione se le conclusioni della consulenza preventiva siano confutabili o meno; non dispone azioni finalizzate a individuare gli eventuali responsabili delle condotte che avrebbero causato il decesso del neonato; chiude velocemente la faccenda ponendo a carico della collettività – di noi cittadini – il costo di 500mila euro, oltre le spese.

Dunque, se esistono responsabilità mediche sanzionabili, l’azienda ospedaliera dovrebbe rivalersi sui medici. Massimo Barresi ha avviato o intende avviare le procedure di rivalsa?

Se i responsabili non sono stati individuati, Barresi dovrebbe spiegarne il motivo. Oppure ci dica se l’episodio è causa delle carenze organizzative e tecniche della struttura sanitaria. In tal caso, perché far gravare sugli operatori sanitari la responsabilità dell’accaduto? L’avvocato del San Carlo ha qualcosa da dire?

A tutte queste domande non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

Le rifacciamo con l’aggiunta di qualche dettaglio e ridondanza

L’art. 28 della Costituzione: “I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti.”…  “In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici”.

L’Ospedale è dunque responsabile per i danni creati dai suoi sottoposti e chi rappresenta l’Ospedale è responsabile della vigilanza sull’operato di tutti i sottoposti.

L’Ospedale e il responsabile, o i responsabili, sono obbligati (in solido) a pagare quando è accertata la responsabilità di un sottoposto. I medici presunti responsabili sono stati chiamati in causa dall’ospedale?

Nelle ipotesi di colpa grave dei sottoposti (e nel caso di specie è grave) la struttura sanitaria che risarcisce il danno al paziente potrà rivalersi nei confronti di chi ha causato il danno.

Gli operatori sanitari presunti responsabili del danno sono stati identificati e chiamati in causa?

Cosa accade se in un processo il presunto responsabile o i presunti responsabili non vengono chiamati in causa?

Pare che l’azione di rivalsa sia subordinata all’accertamento della colpa grave dell’operatore sanitario, o no?

Se i medici genericamente richiamati nella delibera non hanno partecipato al processo né alla trattativa che ha portato alla transazione, ammesso e non concesso che siano responsabili, potranno mai subire azione di rivalsa?

Nel processo innanzi al tribunale civile di Potenza  non risulta costituito alcun medico, né vi è menzione nella delibera che siano stati messi a parte della transazione in corso. Se così non è illuminateci.

E se l’ospedale non può rivalersi contro i responsabili, il direttore generale ha fatto un danno erariale?

E siccome pende una causa penale, cosa potrebbe accadere se gli operatori sanitari imputati venissero assolti?

A proposito, non ci risulta concluso alcun giudizio, poiché la causa penale è in corso e quella civile si è chiusa con una transazione che non è un giudizio.

Il 185 bis del codice di procedura civile non accerta nessuna responsabilità, contrariamente a quanto raccontato dall’avvocato, nonché consigliere regionale, Gerardo Bellettieri.

Chi ha stabilito che la mancata transazione avrebbe portato a una condanna pari al doppio, con una causa istruita in assenza dei presunti colpevoli?

Perché l’ospedale non ha aspettato che si formalizzasse l’accordo innanzi al Giudice all’udienza fissata a maggio?

Massimo Barresi ha commesso o no un danno erariale? Perché ci risulta che la legge Gelli-Bianco – citata nella delibera con la quale il direttore generale ordina il pagamento di oltre 500mila euro – disponga l’inammissibilità delle azioni di rivalsa nei confronti dei medici che non siano stati chiamati dall’Azienda nel processo. E il fatto che Massimo Barresi abbia frettolosamente pagato un importo così alto prima di mettere l’Azienda nelle condizioni di rivalersi nei confronti dei presunti responsabili, costituisce grave danno erariale per le casse pubbliche?

Ecco tutto. Un aiutino nel caso Massimo Barresi e i suoi amici vogliano comportarsi degnamente rispondendo ai quesiti che abbiamo posto: se la domanda è “dove vai?” evitate di rispondere “il mio gatto si chiama Jerry”.