Basilicata al bivio. Che cosa accadrà dopo la pandemia?

Piove sul bagnato. Affondare insieme al petrolio non è una buona idea

In Basilicata la faccenda è molto più seria che altrove. In questa fase difficile dell’emergenza virus, dobbiamo subire la crisi complessiva dell’economia in una regione già provata dalle proprie ataviche fragilità. A questo si aggiunge la certa drastica riduzione dei ristorni petroliferi per causa del calo a picco del prezzo del greggio ormai sceso stabilmente sotto i 30 dollari al barile. E la crisi petrolifera pare sia solo all’inizio.

Questa circostanza potrebbe mandare a gambe all’aria molte delle previsioni contenute negli accordi con le multinazionali Eni e Total. E potrebbe mortificare le pretese progettuali e i programmi di “sviluppo” ipotizzati dalla Regione con quelle risorse. Insomma, piove sul bagnato. E se dopo la pandemia, le cose andranno come devono andare, assisteremo a un declino globale della domanda di petrolio.

Ho la sensazione dunque che le cose, per noi, si metteranno male, ma non per loro. E coloro che hanno puntato quasi tutto sulle risorse dell’”oro nero”, dovranno ricredersi e mettersi a studiare.

Vedremo che cosa saranno capaci di fare i predatori delle multinazionali in termini di riconversione delle loro produzioni.

La speranza è che le compagnie siano costrette dal loro stesso Mercato a sloggiare dalla Basilicata. In tal caso perderemmo qualche spicciolo e guadagneremmo le basi per una rinascita dei fattori di sviluppo endogeni.

C’è da sperare che nell’immediato futuro, causa virus, ci sia un’iniezione massiccia di risorse pubbliche di derivazione europea e statale, anche per le regioni.

E c’è da sperare che quelle risorse vengano utilizzate per fare della Basilicata un esempio mondiale di sviluppo green integrato con tutte le altre potenzialità – finora represse –  legate all’agricoltura, al patrimonio naturalistico, alle risorse idriche, all’armonizzazione delle tecnologie avanzate con i beni antropologici, storici, culturali, paesaggistici.

Sarà tuttavia necessario rovesciare completamente l’idea – sbagliata – di sviluppo che la Basilicata ha dovuto subire negli ultimi sessant’anni.

Dobbiamo immaginare la nostra regione come un giardino che rifiuta ogni forma di devastazione, come un orto gigantesco che produce cibo di qualità, come una terrazza che si staglia su paesaggi emozionanti, come un luogo di estrema bellezza.

Il bivio è davanti a noi. Il dibattito è aperto.