Coronavirus Basilicata. Per un tampone bisogna essere raccomandati?

Antonio è positivo, per avere il test ha aspettato due settimane. Altre persone raccontano la stessa esperienza: “abbandonati in casa”

È risultato positivo al coronavirus il 67enne di Potenza, di cui avevamo scritto venerdì 20 marzo su questo giornale, che da due settimane circa aveva febbre, tosse e difficoltà a respirare. Antonio pur avendo segnalato tutto alle autorità sanitarie, così come previsto dal protocollo per l’emergenza coronavirus, era stato completamente abbandonato al suo destino. Questa mattina, l’uomo, essendo peggiorate le sue condizioni di salute, è stato portato in ospedale dal 118.

Venerdì, dopo aver letto lo sfogo del figlio sui social, lo avevamo contattato al telefono. Con molta difficoltà a causa della tosse che interrompeva ogni sua parola, e affaticato nel respiro, Antonio ci aveva confermato quanto scritto dal figlio sui social: avendo da due settimane febbre e tosse, ed essendo peggiorate le sue condizioni con la comparsa di difficoltà respiratorie, più e più volte, aveva contattato le autorità sanitarie. Era andato anche in pronto soccorso, ma dopo una breve visita era stato dimesso con una cura di antibiotici. L’unico ad essere stato costantemente presente, il suo medico. Nella disperazione anche la famiglia del 67enne, la moglie e il figlio, che si sono trovati in una situazione drammatica, oltre che paradossale.

Dopo che abbiamo raccontato la sua storia, nella stessa giornata (venerdì 20 marzo) finalmente il tampone. Nel pomeriggio di oggi l’esito: positivo. Attualmente Antonio è nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale San Carlo di Potenza. La moglie e il figlio sono invece in attesa che venga effettuato anche a loro il tampone. A lui e alla sua famiglia auguriamo il meglio.

Intanto, però, anche oggi abbiamo ascoltato persone che si trovano in isolamento a casa con sintomi di febbre e tosse che ci hanno raccontato delle difficoltà che stanno incontrando a interloquire con le autorità sanitarie e che chiedono solo che venga fatto loro un tampone. Anche in questo caso riferiscono che se non fosse per il proprio medico di base, sarebbero completamente abbandonate. Tra queste ci sono anche persone che hanno avuto contatti in zone dove sono stati registrati alcuni casi di contagio. Queste persone ovviamente si sono isolate in casa e aspettano da giorni che qualcuno si ricordi di loro.

Abbiamo poi registrato casi di persone per cui il tampone è stato effettuato senza dover attendere due settimane e in dubbia presenza di sintomi. Ovviamente speriamo di sbagliarci, perché come già scritto, in questa fase preferiamo fidarci di chi è tenuto a tutelare indistintamente la salute di tutti i cittadini.

Tuttavia, alla luce di tutto ciò potrebbe sorgere il dubbio che sui tamponi si stia verificando un odioso, quanto pericoloso, diritto di “prelazione” o peggio una volgare e sempreverde pratica molto diffusa nella sanità lucana che risponde al nome di “raccomandazione”. Il dubbio a questo punto può fugarlo solo l’assessore alla Sanità, da cui non accettiamo mezze risposte o peggio lezioni su cosa sia una fake news. A lei la parola dottor Leone, i lucani sono tutti orecchie.