Coronavirus. Che cosa sta accadendo all’ospedale di Venosa? Trasferiti i pazienti, dializzati penalizzati

"Dopo due settimane tutto è rimasto tra parentesi e nessuna risposta alle domande"

I pazienti del centro di emodialisi dell’Ospedale di Venosa levano il loro grido e richiesta d’aiuto direttamente al Presidente della loro associazione A.N.E.D., giacché finora le loro istanza sono rimaste senza risposta e la loro voce soffocata dal livello regionale dell’associazione.

Cerchiamo, per quanto possibile di questi tempi, di riassumere i fatti.

Il 9 marzo scorso il Consigliere Regionale Massimo Zullino nel corso di un’intervista, pubblicata anche sulla sua pagina FB, plaudiva alla proposta del Sindaco di Pescopagano di attivare, in prospettiva COVID-19, il reparto di rianimazione già attrezzato ma inattivo, che avrebbe completato l’offerta sanitaria già presente e consolidata con i reparti di fisiopatologia respiratoria e terapia intensiva polmonare. Inoltre, affermando che l’Ospedale di Venosa ha diversi reparti e diverse aree ormai chiusi da anni, li proponeva per installarvi posti letto pronti ad accogliere pazienti da COVID-19. E fin qui il ragionamento potrebbe essere anche condiviso, non foss’altro che per ragioni umanitarie e d’urgenza. Rimaneva da chiarire il progetto complessivo e, per Venosa, quali fossero i reparti ed aree chiusi a cui Zullino si riferiva, perché pare l’unica disponibile fosse  un’area destinata a R.S.A. ma mai attivata, con forse una ventina di posti letto.

Nei giorni successivi il Dott. Leone, Assessore alla Sanità della Regione Basilicata, non smentiva Zullino ma, insieme a maggioranza e opposizione, gli contestava una ‘fuga in avanti’ e voglia di protagonismo insieme all’Assessore Antonella Merra (cfr. quotidiano ‘Roma’ del 16 marzo u.s.). Sembrava tutto placato, si era in attesa di chiarimenti, richiesti anche dalla Sindaca di Venosa e dai consiglieri dell’opposizione del Consiglio Comunale di Venosa; si era in attesa quindi di conoscere il piano operativo, le linee di comportamento che la Regione intendeva adottare in questa fase. E nell’attesa, nella generale quarantena, nei giorni dal 16 al 18 sono stati dimessi dall’Ospedale di Venosa tutti i pazienti fino a quel momento ricoverati. Ma come, non erano locali e reparti vuoti!?

Il 18 marzo l’Assessore Leone in un video messaggio annunciava il trasferimento degli ammalati di Venosa, in realtà già dimessi, e la destinazione delle piccole rianimazioni sul territorio ad accogliere i pazienti non affetti da COVID-19. In pratica così ratificando quella che fino a soli due giorni prima era una fuga in avanti di Zullino. Insomma la vicenda è alimentata anche da lotte di protagonismo. Ma è andata poi così??

Di fronte allo svuotamento dei reparti senza avviso né alcuna informazione ufficiale, i pazienti del centro di emodialisi dell’Ospedale di Venosa si sono giustamente allarmati perché nulla era stato comunicato circa la loro sorte. Tutti quotidianamente venivano messi di fronte a fatti compiuti, forse organizzati e disposti nel corso dei sopralluoghi, pressoché quotidiani, eseguiti da alcuni dei personaggi sin qui citati, anche concittadini venosini con responsabilità amministrative. Con due note, una del 18 marzo al Direttore Sanitario dell’ASP Potenza e Presidente della Regione Basilicata, un’altra del 19 marzo a quest’ultimo e al Ministro della Salute, i dializzati di Venosa domandavano lumi circa la loro sorte spiegando le fondate ragioni che avrebbero dovuto far escludere un loro trasferimento, anche solo temporaneo, all’omologo centro emodialisi di Rionero. Struttura sanitaria quest’ultima in cui, peraltro, contemporaneamente venivano accertati due contagi, sia pure tra il personale amministrativo. Il 20 marzo il Segretario Regionale Basilicata dell’ANED da un lato sollecitava risposte ai responsabili politici e sanitari della regione e delle strutture, ma nel medesimo contesto minimizzava la posizione dei dializzati in genere e di quelli di Venosa in particolare. Col risultato che ad oggi nessuna risposta è giunta a costoro.

Prima di procedere, bisogna rispondere alla domanda sopra rimasta appesa: è andata poi così? Ebbene NO. Tra domenica 22 e lunedì 23, cinque degli otto posti di rianimazione dell’Ospedale di Pescopagano sono stati smontati e trasferiti non si sa dove né perché. Martedì 24 marzo ci sono stati ulteriori sopralluoghi all’Ospedale di Venosa, questa volta con la presenza del Direttore Generale dell’ASP Potenza, Dott. Lorenzo Bochicchio, del Dott. Giovanni Gonnella, della Sindaca e Vice-Sindaco di Venosa, Dott.ssa Marianna Iovanni e Nicola Zifarone. Nell’occasione qualcuno ha ipotizzato lapossibile utilità di una liberatoria da parte dei dializzati da ogni responsabilità per un’eventuale contagio nel caso in cui il centro emodialisi di Venosa dovesse essere lasciato lì. Se vera, la cosa sarebbe moralmente inqualificabile e penalmente rilevante. Infine nel pomeriggio dello stesso giorno 24 è stata segnalata la silenziosa presenza in Ospedale a Venosa anche del Consigliere Regionale Dott. Zullino.

Di fronte al formale silenzio della Regione, a richieste improbabili e perciò formulate informalmente, al rischio di vedersi sballottolati e di rimanere senza alcuna garanzia, con conseguente indebolimento ulteriore del loro status fisico e psichico già sufficientemente provati dalla patologia e dalla schiavitù ad una macchina, i dializzati di Venosa hanno deciso di rivolgersi direttamente al Presidente nazionale dell’A.N.E.D. Onlus, Giuseppe Vanacore, a cui hanno inviato ieri una nota in cui rappresentano tutto questo. Quegli conosce la condizione di sudditanza psicologica in cui vivono i dializzati che non solo devono dipendere da altri ma anche e soprattutto da  una macchina a cui devono attaccarsi almeno tre volte la settimana e che perciò sottrae loro il tempo di prendersi cura dei loro diritti. Sarà per lui sicuramente più agevole comprendere l’aggravarsi di quella condizione nell’attuale situazione di rischio di contagio potenzialmente esiziale per i dializzati. Perciò saprà concludere che il modo in cui i dializzati di Venosa sono stati e vengono trattati non fa che accentuare in loro quella condizione di sudditanza psicologica fino alla prostrazione. E non è giusto! Quanto sta avvenendo intorno e sulla pelle dei dializzati dell’Ospedale di Venosa vìola Costituzione, C.E.D.U., Carta europea dei diritti dell’uomo, Carta dei diritti fondamentali dell’U.E., Carta Sociale Europea e forse anche il codice penale. Speriamo perciò che Regione, A.S.P. Potenza e quanti altri di competenza, raccolgano la richiesta dei dializzati di Venosa d’essere lasciati in pace a Venosa!

Allo stato, alla luce anche del silenzio riservato alle richieste d’informazioni della Sindaca Iovanni circa l’ospedale di Venosa (che ben avrebbe potuto coinvolgere il Consiglio Comunale, le associazioni politiche, sociali e culturali della città), possiamo concludere che in Regione Basilicata governano Generali Confusione, Presunzione, Approssimazione. Di fatto dall’idea del 9 marzo sono trascorse oltre due settimane e le uniche cose certe che abbiamo sono: lo svuotamento da Venosa dei suoi pazienti e da Pescopagano di parte importante delle sue attrezzature. Altrove nella metà del tempo hanno allestito ospedali che hanno accolto dall’estero sanitari altamente qualificati che, anch’essi nella metà del tempo, hanno deciso di venire e sono arrivati a dare una mano.

La Piazza Pubblica

 Francesco Topi