Coronavirus, crisi economica e fallimento delle politiche europee

Che cosa non ha funzionato il Europa. Analisi e soluzioni

Le omissioni del libro

La prima omissione del libro è quella relativa alla influenza delle banche centrali.

Tutto il capitolo ‘Episodi di austerità espansiva fino al 2007’, è inutile. Come è inutile il caso della Gran Bretagna. Perché in tutto il capitolo, che riguarda casi precedenti alla introduzione della moneta unica, non si fa riferimento al ruolo avuto nelle crisi e nei piani di austerità dalle Banche Centrali. Così come il caso del governo Osborne in Gran Bretagna che ha potuto portare i risultati eccezionali del risanamento pubblico grazie all’aiuto della sua Banca Centrale che ha acquistato titoli di Stato senza scadenza. Le politiche di Osborne, come ci ricorda il libro, furono aspramente contestate del FMI, salvo poi a chiedere scusa al governo inglese quando i risultati smentirono le previsioni del FMI. A tale proposito quando il FMI e il MES e Regling chiederanno scusa alla Grecia? Atteggiamento da vigliacchi quello del FMI: forti con i deboli e deboli con i forti!

Il punto in realtà è che nella visione calvinista dei popoli del Nord la povertà è una colpa e quindi va punita. È talmente vero che lo stesso Draghi giustifica il ricorso al debito per uscire dalla crisi sanitaria affermando che chi soffre della perdita di reddito in questa circostanza non ha colpa. Quindi se non ha colpa, al contrario dei greci, va salvato.

La cosa potrebbe avere anche un certo fascino se ci fosse una certa equità nel considerare le colpe. Nella realtà delle cose le colpe dei potenti sono sempre perdonate, come i debiti di guerra della Germania. La crisi greca la pagano i poveri mentre gli oligarchi salvano ricchezze e capitali in Lussemburgo e Olanda. In realtà c’è anche una certa coerenza di pensiero. Se la povertà è una colpa cosa c’entrano gli oligarchi e il ceto dirigente greco con la crisi? Quindi i poveri greci, poiché il loro governo, come tutti in Europa, qualche trucchetto contabile l’ha fatto vanno puniti.

Sarebbe stato utile interrogarsi sul ruolo della BCE, che non è il garante ultimo del debito degli Stati sovrani introducendo così un ulteriore fattore di divergenza tra le economie con lo spread. Sarebbe stato utile evidenziare la ‘manovrabilità’ dello spread, più che dimostrata, a fini di pressione politica. Questo va assolutamente impedito se si vuole che l’Europa sopravviva.

Come fanno gli autori a dimenticare che la Grecia, in piena crisi, ha avuto la ‘propria’ banca centrale (la BCE) ostile e ostaggio e strumento della politica che voleva colpire la Grecia?

La seconda omissione è nel non trarre le conseguenze logiche e metodologiche dalle affermazioni fatte.

A pagina 202 si legge: “La crisi dell’euro … omissis … è stata innescata … omissis … dall’annuncio della cancelliera tedesca Angela Merkell e del presidente francese Nicolas Sarkozy che … omissis … i creditori privati avrebbero subito delle perdite. Si tratta del cosiddetto bail-in, una decisione che ha creato turbolenza dei mercati, l’aumento dello spread e l’innesco della crisi dei debiti sovrani”.

E quindi se la crisi dei debiti sovrani è stata innescata da Germania e Francia, che hanno deciso di non completare il percorso di rafforzamento della moneta unica condividendo il debito pubblico come la dottrina impone, allora non si tratta di una crisi economica legata alla reale insostenibilità del debito ma di una crisi politica. Si può risolvere una crisi politica con l’economia? Oggi la situazione dei paesi del Sud Europa, Francia compresa, è molto più grave di quella che portò alla firma del Fiscal Compact.

Il nodo politico europeo è tutto qui e continuare a non risolverlo porterà alla dissoluzione dell’Euro e dell’Europa. Non condividere il rischio del debito significa fermare il processo di unificazione europea. Mi pare semplice da capire.

La controprova è che gli USA, con il supporto della FED, sono rapidamente usciti dalla crisi dei sub prime mentre noi stiamo distruggendo l’Europa. Certamente l’estensione del Q.E. al piccolo, in relazione alla dimensione europea, debito della Grecia, insieme a misure ragionevoli di austerità, nel senso inteso da Berlinguer, avrebbe già da tempo risolto il tema greco e eliminato alle origini questo psicodramma europeo. La domanda sulla natura della crisi non è eludibile.

La terza omissione grave è sul caso Italia.

Nel paragrafo dedicato all’Italia nel periodo 2011 – 2012 si cerca di dimostrare che sarebbe stato meglio invertire la composizione della manovra tra tagli alle spese e tasse. La manovra era fatta per 55% di aumento delle tasse. È pur vero che alcune di queste (tasse sullo stazionamento di barche da diporto) oltre ad aver prodotto entrate peri a un decimo delle attese ha anche distrutto un intero settore economico ma la cifra della drammaticità percepita dalle persone è stato proprio sul taglio della spesa pensionistica fatta anche con errori madornali (esodati) e che hanno gettato il Paese nella paura del futuro. Di là dal merito della riforma è stata la percezione diffusa di un prossimo default che costringeva, al grido di ‘lo chiede l’Europa’, a tagli così repentini di un delicato settore, quello pensionistico, il cui presupposto è il patto fiduciario di almeno 65 anni (45 di accumulo e 20 di fruizione) tra il cittadino e lo Stato. La violazione subitanea di questo patto, senza aver dato il tempo ai cittadini di adeguarsi, ha gettato nel panico l’intera economia italiana.

Il mondo del lavoro soffre di tre cambiamenti strutturali: la globalizzazione, la informatizzazione e, nel prossimo futuro, la robotica. L’età pensionabile non incide sulla quantità di ore di lavoro necessarie ma sulla distribuzione di queste ore all’interno delle classi di età della popolazione. È vero che le persone vivono di più, ma i cambiamenti epocali che sta subendo la nostra società non possono essere affrontati agendo su una sola variabile ma richiedono una visione più complessiva di come sarà la società del futuro. Una società che ha intere generazioni che hanno lavorato, e lavorano, per 47 anni e per 40 ore settimanali, e quindi potranno beneficiare di pensione, e che ha intere generazioni che hanno, e avranno, sempre lavori precari, non fanno figli e lavorano saltuariamente, e quindi non avranno pensioni, potrà prosperare? O abbiamo creato il presupposto di una bomba sociale la cui miccia è già innescata?

Quello che si disse all’epoca era che non potevamo permetterci di spendere più della Germania in pensioni. Si disse che gli operai tedeschi non potevano tollerare di prendere pensioni più basse degli operai italiani. Ma era vero? Nel 2011 l’Italia aveva un costo delle pensioni pagate per abitante più elevato della Germania di circa il 6% e una incidenza del costo delle pensioni rispetto al PIL superiore di ben tre punti. Differenze più che annullate nel corso di soli 6 anni … anzi.

Però ci si è dimenticati di dire che mentre un operaio italiano che prendeva una pensione lorda di circa 1.600 euro al mese ci pagava sopra circa 600 euro di tasse il suo collega tedesco, a parità di pensione lorda, ne pagava circa 60. Rettificando quindi il dato, con le imposte pagate dai pensionati, la situazione cambia significativamente eliminando così una delle motivazioni forti che avevano generato quella riforma. Il costo complessivo per lo Stato delle pensioni era, ed è ancora di più oggi, in realtà molto più basso di quello della Germania sia rispetto al costo medio per abitante (4.273 in Germania contro 3.165 in Italia) sia rispetto al PIL (16% in Germania 12% in Italia).

Ora di tutto ciò e della riforma Fornero, nelle scarne pagine dedicate all’Italia, non c’è traccia! Sono basito! Omissione che getta una ombra malevola su tutte le questioni poste nel libro, le cui argomentazioni appaiono sempre più proditorie e fatte, cercando solo i dati utili a supportare le proprie teorie, per amor di tesi.

Se le politiche applicate alla Grecia, e che i tedeschi vogliono applicare a Spagna, Francia e Italia, fossero state applicate in Germania altro che rapporto Debito / PIL al 60%! Ci sarebbe stata una recessione talmente forte, almeno come quella avuta in Grecia, che avrebbe fatto resuscitare Hitler e tutti i gerarchi nazisti.