Coronavirus, crisi economica e fallimento delle politiche europee

Che cosa non ha funzionato il Europa. Analisi e soluzioni

Quali sono quindi le cause di divergenza?

Certamente occorre prendere atto che l’Unione Europea, intesa come unica entità politica, non esiste e che invece esiste una sommatoria di interessi nazionali ove prevalgono quelli che hanno maggiore potenza e prepotenza. E quindi ogni stato ha il welfare che può permettersi e le pensioni che può pagare. Per carità va benissimo, basta dirlo con chiarezza e una volta detto prenderne atto e chiudere la tarantella dell’Europa Unita.

Bisogna però chiedersi se questa strada porti alla dissoluzione o al rafforzamento dell’Europa e della fratellanza, o almeno della tolleranza reciproca, tra i diversi popoli. La verità dietro gli andamenti europei è che le politiche portate innanzi sino ad ora aumentano le divergenze economiche e sociali tra i vari paesi europei e la storia ci insegna che questo, se non si pongono rimedi, genera disgregazione.

Nel libro si pone a confronto l’effetto sul risanamento dei conti pubblici dei piani basati sull’aumento di imposte rispetto a quelli basati sulla riduzione delle spese. I dati ci dicono che entrambi gli approcci in qualche caso hanno funzionato ma, aggiungo io, solo con un pesante intervento collaterale delle Banche Centrali.

Ma i disavanzi e i debiti pubblici sono un effetto o una causa delle divergenze? Da quello che sembra di capire dal modo di vedere degli autori del libro, e dei liberisti, pare che sia una causa e che messi in ordine i conti vada tutto a posto. Io credi invece che questo inseguimento del risanamento con la riduzione della spesa porti ad un circolo vizioso che non risana nulla ma che peggiora le cose.

Quindi come prima cosa occorre riconoscere le cause vere delle divergenze strutturali tra le economie del Nord e quelle dei paesi del Mediterraneo o del Sud Europa e che, numeri alla mano, non può essere nel fatto che i paesi del Sud Europa siano spendaccioni per pensioni e spesa sociale.

Queste sono tre.

La prima: la centralità geopolitica

Una delle cose che volle Kohl al momento della unificazione delle due Germanie fu l’allargamento ad Est dell’Europa. Questo fece divenire la Germania, già centro fisico del Nord Europa, anche centro politico di influenze e quindi dei commerci. Per capire meglio il concetto immaginiamo una linea metropolitana in una qualsiasi città. Le fermate più affollate sono quelle centrali. Se si aggiungiamo fermate a uno dei capolinea si sviluppano nuove aree cittadine e si sposta e allarga anche il centro della città. Nel capolinea opposto, dove non si investe, la periferia diviene sempre più povera e marginale. Essere il centro vuol dire avere vantaggi enormi in termini di opportunità. Più aumentano le periferie e maggiore diventano i traffici anche al centro. In centro ci sono negozi più ricchi e più clienti. Lo stesso vale per le nazioni. L’Europa ante unificazione poneva la Germania ovest ai confini europei l’allargamento ad Est l’ha portata al centro dell’Europa del Nord. Per contro l’allargamento ad Est ha reso l’Europa del Mediterraneo sempre più periferica.  Come per una linea metropolitana. Aggiungere fermate solo a un capolinea fa espandere la città solo in una direzione rendendo quella opposta meno appetibile. Tra l’altro l’allargamento ad Est fu voluto dalla Germania che di fatto è diventato il padrino politico di quell’area che domina e quindi la sua posizione in Europa aumenta.

La seconda: la concentrazione infrastrutturale

Nell’area che va da Anversa fino ad Amburgo c’è il più grande concentrato logistico (strade, ferrovie, aeroporti e, soprattutto, porti) del mondo. L’80% delle merci che arriva in Europa transita da lì. Spesso i liberisti dicono che occorre che ci sia prima lo sviluppo e che poi si possono fare le infrastrutture altrimenti si genera una spesa improduttiva. Il che sarebbe come dire che Isabella di Castiglia avrebbe dovuto dire a Colombo: “prima mi scopri l’America e poi ti dò le caravelle.” Oppure come se gli antichi romani avessero preteso che prima di costruire le consolari nascessero i vari paesi che hanno nel nome un ordinale (i.e. Settimo Torinese, Quinto Stampi o Quarto Miglio) e che segnavano, appunto, la distanza del centro città della stazione di posta intorno a cui si svilupparono i paesi. Per fortuna, dei tedeschi, Kohl non li ascoltò e per unificare le due Germanie come prima cosa varò, a debito, un colossale piano di infrastrutture per dare le stesse dotazioni sia all’est sia all’ovest del Paese e quindi le stesse opportunità.  Questo rafforzò la centralità fisica e l’influenza politica della Germania nell’Europa allargata verso Est.

La terza: la concentrazione delle istituzioni politiche.

Nello stesso luogo ove c’è la maggiore concentrazione di infrastrutture logistiche e dove c’è la maggiore centralità politica c’è la totalità di istituzioni europee. Queste oltre ad essere influenzate dalla cultura e dalla necessità delle aree che le ospita generano una enormità di PIL. Basti pensare che la sola agenzia del farmaco, che da Londra invece che a Milano fu trasferita ad Amsterdam, vale circa un miliardo di euro di PIL anno.

Ognuno di noi può fare mentalmente i confronti sui tre temi posti e chiedersi se a botte di austerità il Sud può riemergere o sprofondare sempre più. Ognuno di noi può chiedersi se ragionevolmente le ricette di Giavazzi, Alesina e Favero possono salvare l’Europa e rendere i paesi del Mediterraneo ricchi come la Germania o, per lo meno, ridurre le distanze.

Conclusioni

Se l’analisi sulle reali cause della crisi dei paesi del Sud è corretta le soluzioni sono conseguenti.

Occorre riscoprire la centralità del Mediterraneo, e dotarlo delle infrastrutture utili per lo sviluppo dei commerci, dirottare una parte consistente dei flussi commerciali che arrivano nel Nord Europa verso Suez e i porti del Mediterraneo. Mentre ci siamo forse è il caso di trasferire anche qualche istituzione europea o per lo mendo rendere le sedi itineranti. A risanare i conti Greci non farebbe comodo avere ad Atene la sede del Parlamento Europeo o della Commissione o della Banca Centrale? Non si può pretendere che la ricchezza prodotta dalle istituzioni europee, pagate da tutti ricada solo sui paesi del Nord che le ospitano e a non avere nessun trasferimento della ricchezza prodotta.

Come direbbe Henry Pirenne, lo storico belga, a proposito delle cause dell’inizio del medioevo ‘Il Mediterraneo si ridusse ad un lago stagnante’ e in un lago stagnante non cresce nulla e nulla può svilupparsi.

Dotare l’Europa del Sud di un secondo centro logistico per il commercio e decentrare una parte della politica trasferendo alcune agenzie e istituzioni europee, dovrebbero essere i presupposti di una nuova visione dell’Europa. Fattibile? Certo bisognerebbe avere polso con la Germana in primis, visto che Angela Merkel ha bloccato ogni tentativo del governo Tsipras di fare un accorto con la Cina per lo sviluppo del Porto del Pireo e di investimento diretto dei cinesi nelle infrastrutture greche.

Insomma bisognerebbe produrre qualcosa di visione maggiore del Piano per il Sud prodotto da Provenzano.

Ho invece il serio timore che prevarrà la visione del libro, dominante tra le cancellerie europee del Nord, anche post coronavirus, distruggendo quel che resta del concetto di Europa e mandandoci in miseria.

Ma anche i corona-bond e le risorse del MES per finanziare i disastri economici del coronavirus, se saranno spesi senza alcuna visione complessiva e non per riequilibrare le tre condizioni strutturali elencante prima, ci riporteranno rapidamente alla situazione di partenza.

Quello che sempre manca è l’idea che per pagare i debiti occorre lavorare di più e che per lavorare di più occorre un piano che parta da una nuova centralità del Mediterranei nei commerci internazionali.

Detto tutto ciò il libro e le tesi di Giavazzi, Alesina e Favero sono pericolose perché non frutto di ragione e di ricerca della verità o di un contributo a risolvere i problemi ma perché frutto di una impostazione ideologica vissuta con la rigidità di una fede che sostengono con il piglio di un clero medioevale.

 

Nota

Fonti: Eurostat, ‘Adulti nella stanza’ oltre a ‘Austerità, quando funziona e quando no’.

Per chi volesse vedere i dati che sono citati nell’articolo al link http://pietrodesarlo.altervista.org/fonte-dei-dati-eurostat/ ci sono le relative tabelle

Pietro de Sarlo

Chi è al link http://pietrodesarlo.altervista.org/chi-sono/